L’esercito svizzero è la nostra striscia umoristica settimanale. Fa ridere, ma anche piangere, perché alla fine ci spilla miliardi di franchi.

L’ultima è che su una caserma bernese c’è stato il sorvolo di “una formazione di droni” che non può essere addebitato “a uno scherzo di ragazzi”, ha detto il capo dell’esercito Benedikt Roos e ha aggiunto: “L’esercito sta sempre più rilevando sorpassi di droni nell’area delle truppe e delle infrastrutture militari”. Complimenti, i nostri vertici militari non sono in grado di capire che droni girano sulle loro teste gallonate, forse sono ragazzate o forse “ha stato Putin”: buonanotte!

Secondo il rapporto annuale del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) la sicurezza in Svizzera è deteriorata e la Russia è la nostra minaccia principale. Wow, che notizia, questi vertici dei service per niente intelligence hanno fatto una scoperta. A dire la verità è dai tempi della guerra fredda che l’esercito svizzero si prepara a un attacco da est. Ma perché stupirci, questi servizi sono quelli che negli anni ottanta hanno schedato 900 mila cittadini, soprattutto persone di sinistra, sindacalisti e pacifisti, considerati minacce per la sicurezza dello Stato (vedi scandalo delle schedature).

A proposito di F-35, un aggiornamento del Government Accountability Office degli Stati Uniti afferma : “Dal 2021, i costi di manutenzione dell’F-35 hanno continuato ad aumentare, eppure l’F-35 non è riuscito a raggiungere gli obiettivi di standard e le sue prestazioni hanno mostrato una tendenza al declino. Il tasso di prontezza operativa è diminuito dal 67% al 44%”. E intanto, per rimanere inginocchiati a Trump, la Confederazione ha già versato 617 milioni di dollari di anticipo per i caccia F-35.

Poi si spenderanno altri milioni per adeguare gli hangar, troppo piccoli, e per rifare le finestre degli abitanti che vivono nei pressi degli aeroporti di Payerne, Emmen e Meiringen, per ridurre il rumore lancinante degli aeroplanini.

A più di quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, i cervelli grigioverdi hanno scoperto l’importanza dei droni e quindi prevedono di dotare l’esercito di un battaglione di droni, nel 2028. “Il nemico deve sapere che attaccare la Svizzera non conviene e sarebbe un errore”, ha detto Benedikt Roos. Mosca e Pechino tremano. Certo, si farà come nella seconda guerra mondiale, con la condiscendenza nei confronti dei nazisti e con la scelta di diventare la “cassaforte del Reich”, ecc. ecc.

Il colonnello Martin Pfister, capo del Dipartimento della Difesa, è in giro per la Svizzera come una trottola a propagandare la necessità di versare miliardi nelle casse bucate grigioverdi. Il 28 giugno, a Sempach, ha lanciato un appello alla coesione nazionale. Con un parallelo tra la vittoria storica dei Confederati e il presente, il consigliere federale ha sostenuto con forza l’indispensabile e costoso sviluppo dell’esercito svizzero. Speriamo che, in caso di necessità, Martin sia disposto a sacrificarsi come un novello Winkelried, l’eroe della battaglia di Sempach (1386). Stesso discorso a Morat, in occasione delle commemorazioni per il 550.mo della battaglia. Pfister è intervenuto anche a Coira alla Festa federale di tiro, ribadendo la necessità di rinforzare e trasformare l’esercito svizzero. Insomma, il colonnello non manca un appuntamento e ama i bagni di folla: il discorso che propina al pubblico è sempre lo stesso.

Non potevano mancare le mire spaziali dell’esercito elvetico. Nei prossimi anni verranno investiti 850 milioni di franchi in questo settore e l’esercito ha elaborato il “Concetto generale spazio cosmico” per ridurre la dipendenza dall’estero in materia. Poi si dimentica che l’amministrazione federale dipende totalmente da Microsoft.

Un’altra puntata della sottomissione elvetica agli Stati Uniti riguarda i missili Patriot. Ordinati nel 2022, dovevano arrivare tra quest’anno e il 2028 ma, a causa delle guerre, le consegne sono slittate di 5 o 7 anni. Inoltre, le stime indicano che potrebbero costare il doppio rispetto ai 4 miliardi iniziali. Per mantenere la sudditanza a Washington, a fine giugno il governo ha confermato la ripresa dei pagamenti. Nel frattempo si negozia con Francia, Israele (complimenti per il sostegno al genocidio!) e Corea del sud per dotarsi di un secondo sistema missilistico.

Martin Pfister vuole investire 50 miliardi di franchi nell’esercito entro il 2039. La proposta è di aumentare l’IVA di 0,5 punti percentuali per dodici anni. Su questo il popolo dovrà votare il prossimo anno. Intanto Berna ha approvato gli indicatori per il preventivo 2027, che chiude in attivo ma grazie a pesanti tagli – che a Berna chiamano “sgravi” – alla formazione, alla ricerca, all’ambiente, al personale federale e alla sicurezza sociale, oltre che a maggiori entrate dovute all’imposta sull’utile.

Così, comunica il Consiglio federale: “si crea un margine finanziario per uscite supplementari a favore dell’esercito”. Non ci resta che piangere!

Fabio Dozio, Naufraghi, 04.07.26