Recentemente su Naufraghi è apparso un articolo di Fabio Dozio critico nei confronti della consigliera federale socialista Elisabeth Baume-Schneider in merito al finanziamento della 13.a AVS. Infatti la consigliera federale ha proposto di aumentare l’IVA, di rendere meno attrattivo il pensionamento anticipato e di tassare le mance che vengono elargite al personale degli esercizi pubblici. Perché, si chiede sempre Dozio, non c’è mai un ministro socialista che riesca a proporre qualcosa di sinistra, come per esempio la tassa sulle transazioni finanziarie, sostenuta addirittura da deputati di partiti centristi?
La critica non è piaciuta a Manuele Bertoli il quale, in un successivo articolo, elenca diverse riforme promosse da ministri socialisti. Ed è certamente vero che riforme, anche importanti, sono state promosse da ministri socialisti. Mi piace ricordare la cantonalizzazione degli ospedali e l’istituzione dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) realizzati da Benito Bernasconi (1975-1983). Oppure, sempre ad opera di Bernasconi, l’apertura del cantiere per la protezione delle acque.
Ma ci sono anche altri esempi, meno positivi. Per esempio, l’attacco neo-liberista alla funzione pubblica a partire soprattutto dagli anni Novanta, non è stato contrastato dai rappresentanti socialisti in Governo. Il governo, unanime, propose la privatizzazione di quasi tutta la pubblica amministrazione e decise moltissime misure di risparmio sul pubblico impiego cantonale e nel settore parastatale sociale e sanitario. Decise, sempre all’unanimità, pseudo riforme con mandati plurimilionari ad aziende che, invece di proporre miglioramenti, proponevano peggioramenti e smantellamenti. Se molte proposte di questo periodo non furono concretizzate è soltanto grazie a una rigorosa e tenace azione del Sindacato dei servizi pubblici.
Il bilancio della presenza della sinistra nel governo ticinese non sembra quindi privo di criticità.
Anche a livello nazionale le ombre sono numerose. Bertoli ricorda il sostegno di Moritz Leuenberger al trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia. Una decisione importante. Ma dimentica che è lo stesso Leuenberger, alla fine degli anni Novanta, ad aver proposto la privatizzazione delle ferrovie, della posta e delle telecomunicazioni, di cui ancora oggi subiamo le conseguenze negative.
Bertoli ricorda ancora Alain Berset e le sue riforme in ambito della previdenza. Dimentica, anche in questo caso, che si trattava di peggioramenti: l’aumento dell’IVA e l’aumento dell’età pensionabile per le donne da 64 a 65 anni. L’Unione sindacale svizzera dovette lanciare un referendum, purtroppo con insuccesso, anche perché il governo pubblicò dati allarmanti sulla salute dei conti dell’AVS, dati poi risultati non corrispondenti alla realtà.
Tornando a Baume-Schneider, va ricordato che, oltre a proporre misure poco sociali per finanziare la 13.a AVS, è pure responsabile dell’adozione, lo scorso anno, dell’infausto sistema Efas, ossia la cessione di competenze dai Cantoni alle casse malati sulla scelta del medico curante e dell’istituto di cura. Una riforma che avrà gravi conseguenze, poiché potrebbe favorire lo sviluppo di un sistema sanitario a due velocità, con coloro che si possono curare e chi ci deve invece rinunciare per insufficienza di risorse.
Bertoli avrebbe pure potuto citare Hans Peter Tschudi, che introdusse le prestazioni complementari AVS e il principio dell’adeguamento delle rendite al rincaro. Due riforme estremamente importanti. Però Tschudi, nel 1972, contribuì anche ad affossare il potenziamento dell’AVS e sostenne il sistema dei tre pilastri che, già allora, si sapeva che per i salariati non sarebbe stata una buona soluzione.
Si potrebbero citare altri fatti. Otto Stich (1983-1995), contro gli sgravi fiscali. Ruth Dreifuss (1993-2002), che tentò invano di correggere i difetti della LaMal confezionata dal suo predecessore Flavio Cotti. Micheline Calmy-Rey (2002-2011), al ministero degli esteri.
Questi sono solo alcuni appunti. Sarebbe interessante un’analisi approfondita della presenza socialista in Consiglio federale. Il bilancio non sembra comunque molto positivo. Nelle scelte strategiche, soprattutto di carattere sociale, la sinistra in governo è stata spesso in conflitto con il movimento sindacale. Anche sui costi della salute e i premi della cassa malati, dai dipartimenti diretti dalla sinistra non sono uscite proposte coraggiose intese a risolvere i problemi, malgrado la gravità della situazione.
Tutto ciò potrebbe porre il quesito sull’opportunità della partecipazione socialista al Consiglio federale. Una questione non nuova. Nel 1984 ci fu addirittura un congresso straordinario del Partito socialista ad esprimersi sulla questione. La maggioranza delle sezioni era contraria alla partecipazione. Ma i delegati decisero, con 773 voti contro 511, di continuare a partecipare al governo. Helmut Hubacher, presidente del partito, riteneva che il PSS doveva lasciare il governo e assumere una politica più decisamente di sinistra. Il Congresso decise altrimenti.
Quarant’anni dopo non sarebbe in caso di riparlarne?
Graziano Pestoni, sindacalista
Tratto da Naufraghi del 18.07.25


