Bisognerà, una volta tanto, valutare il bilancio politico dei socialisti che hanno responsabilità di governo, in Consiglio federale, nei Consigli di stato o nei Municipi.

La consigliera federale Elisabeth Baume–Schneider ha annunciato, a metà maggio, una riforma dell’AVS che chiede di lavorare di più alla popolazione e di aumentere contributi e IVA, dunque un cerotto conservatore che conferma l’attuale modalità di finanziamento. In particolare, si propone di “rendere più attraente il lavoro oltre l’età di riferimento” e, contemporaneamente, “rendere meno attraente il pensionamento anticipato”.

Ma il Consiglio federale ha coscienza dello stato dell’attuale mercato del lavoro? Precarietà in aumento, salari bassi, disparità salariali, licenziamenti!

Con la calura di giugno, la ministra socialista propone una nuova possibile entrata per le casse dell’AVS: tassare le mance che vengono elargite al personale degli esercizi pubblici. Le mance pagate digitalmente sono più facilmente identificabili e il governo federale stima che nel settore della ristorazione il volume complessivo si attesti da 600 milioni a 1 miliardo di franchi. È un vecchio pallino dell’Ufficio delle assicurazioni sociali e, con la scusa che fa comodo a tutti finanziare l’AVS, Baume-Schneider lancia l’idea. Non sembra, anche qui, che si conosca lo stato del mercato del lavoro elvetico. La ristorazione non figura fra le categorie professionali privilegiate. Oltre che dannosa per i lavoratori, la misura è insignificante: produrrebbe 50 milioni di franchi all’anno, che per i bilanci dell’AVS sono bruscolini.

È mai possibile che in questo Paese non ci sia una volta tanto una proposta ragionevole, che riveli perspicacia e visione politica? Come mai non c’è un ministro socialista che riesca a proporre qualcosa di sinistra? (Vecchia illusione, come diceva già Nanni Moretti 27 anni fa a proposito di Massimo D’Alema).

Premesso, come ripetiamo da anni, che sarebbe meglio rafforzare il primo pilastro e contenere il secondo, ossia le assicurazioni private, per finanziare durevolmente l’AVS si potrebbe far capo a una microtassa sui pagamenti digitali. A inizio 2020 è stata lanciata un’iniziativa popolare, “Microimposta sul traffico di pagamenti senza contanti”, che purtroppo non è andata in porto.

Un postulato del consigliere nazionale del Centro Beat Rieder nel 2021 ha proposto di studiare come applicare la microtassa. Si chiedeva al Consiglio federale di elaborare un rapporto “che illustri come dovrebbe essere strutturata una tassa sulle transazioni finanziarie in Svizzera per permettere un finanziamento a medio e lungo termine dell’AVS”. Il Consiglio federale, confermando la sua prudenza – per usare un eufemismo – ha respinto l’idea (si chiedeva uno studio!) perché “queste tasse indeboliscono l’attrattiva della borsa svizzera e la competitività degli intermediari finanziari svizzeri nelle loro attività internazionali”. Tradotto: non ostacoliamo gli speculatori privati! Qualcuno si muove. Il capo redattore del Blick, Rolf Cavalli, a metà maggio ha rilanciato la proposta di una revisione radicale del primo pilastro. “Se noi fossimo coraggiosi come nel 1948 (quando è stata lanciata l’AVS, ndr), riformeremmo finalmente l’AVS in modo fondamentale. Allora la Svizzera ha avuto il coraggio di concepire il capolavoro del secolo”. “Oggi il valore non nasce più dal classico lavoro salariato – afferma – ma dal capitale, dagli algoritmi e dalle infrastrutture digitali”.

Giorgio Grandini, un liberale “politicamente scorretto”, sul Mattino della domenica rilancia la microimposta: “Si tratterebbe ora invece di forgiare un ordinamento su misura, con un passaggio progressivo che preveda – nella fase iniziale – l’esclusione di nuovi aumenti contributivi (a carico di datori di lavoro e assicurati) e dell’IVA, grazie a un prelievo automatico – calcolato a un tasso espresso in per mille – su tutte le transazioni elettroniche di denaro”.

Insomma, la microimposta, lanciata cinque anni fa da esperti economisti e personalità della società civile, torna in auge. Assieme a Marc Chesney, uno dei padri dell’iniziativa, continua a sostenere la bontà e la praticabilità della microtassa Sergio Rossi, professore a Friburgo. Come mai la ministra socialista responsabile della socialità non dimostra un po’ di coraggio e di lungimiranza, almeno nel lanciare un dibattito sulla microimposta per le transizioni digitali, per un finanziamento più sostenibile dell’AVS? Perché i socialisti al governo agiscono da prudenti amministratori, come se il Paese fosse un condominio?

Tratto da Naufraghi del 24.06.25