Il Consiglio nazionale non rispetta l’articolo costituzionale sulle cure infermieristiche. Vedremo se il Consiglio degli Stati si allinea o se corregge il tiro. Il personale di cura sta perdendo la pazienza


Tempi duri per le iniziative popolari. In Ticino si fatica a mettere in vigore le due iniziative sulle casse malati approvate dai cittadini. A Berna, perlomeno, la tredicesima AVS verrà distribuita a fine anno, anche senza aver deciso come finanziarla. Ma c’è un’altra iniziativa che il Consiglio nazionale sta boicottando: quella sulle cure infermieristiche approvata nel 2021 dal 61% dei votanti!

L’iniziativa popolare è, assieme e più del referendum, l’istituto più importante della democrazia semi diretta svizzera. È un diritto che nasconde complicazioni perché, anche in caso di successo, se approvata al voto da parte del popolo, non è detto che venga attuata compiutamente, rispettando il dettato del nuovo articolo costituzionale.

I politologi Sciarini, Freiburghaus e Vatter spiegano che “In pratica, una applicazione incompleta (dell’iniziativa, ndr) è piuttosto la regola che l’eccezione: finora, meno della metà delle iniziative accettate è stata attuata interamente. Ci si può lamentare del mancato rispetto della volontà popolare, ma non è per niente sorprendente che una maggioranza parlamentare che si era opposta a un’iniziativa tenda in seguito a indebolirne la realizzazione”. Siamo di fonte al paradosso delle iniziative popolari: non basta il voto popolare per garantirne l’attuazione, si deve passare per le forche caudine dei parlamenti e, quindi, per le proposte più radicali diventa difficile avere successo pieno.

Il mondo della cura, nella ricca Svizzera, zoppica. Le infermiere e gli infermieri fanno un lavoro indispensabile e massacrante che finisce per far scappare molti di loro. Ogni anno 2’400 addetti alle cure lasciano il mestiere. Circa un terzo abbandona la professione. La “Coalizione del personale sanitario” denuncia il pericolo: “Se la salute del personale sanitario è a rischio, lo è anche la qualità dell’assistenza sanitaria alla popolazione!”. Un concetto elementare, capito dai cittadini che hanno approvato l’iniziativa per migliorare le condizioni di chi opera nel settore, ma che il Consiglio nazionale, lo scorso aprile, non ha voluto comprendere.

I deputati della Camera bassa hanno infatti svuotato il messaggio del Consiglio federale che, per attuare l’iniziativa, proponeva una serie di miglioramenti per il settore delle cure infermieristiche. Fra questi: piani di servizio stabiliti in anticipo, riduzione di cinque ore della durata della settimana lavorativa, ore supplementari da compensare con tempo libero o supplemento di salario, contratti che migliorino le condizioni di lavoro e lo sviluppo professionale. La maggioranza borghese, dopo aver tentato di rinviare al Consiglio federale il messaggio, ha annullato queste proposte, che già apparivano timide rispetto ai bisogni degli addetti del settore.

Il mondo della cura, nella ricca Svizzera, rischia di collassare. Gli stessi politici che invocano leggi razziste e xenofobe  (vedi iniziativa 10 milioni) fanno di tutto per rendere meno attrattive le professioni legate alla cura per gli abitanti svizzeri. Così si continuerà a importare stranieri e frontalieri. Ogni mese circa 20 infermieri residenti nella provincia di Varese si trasferiscono perlopiù in Ticino. In totale gli infermieri lombardi attivi in Svizzera sarebbero circa 4 mila.

La legge annacquata approvata dal Consiglio nazionale deve ora passare agli Stati. Se si confermerà la beffa, cosa succederà? Alla vigilia del dibattito al Nazionale è stato consegnato un appello, sottoscritto da quasi 200 mila persone, che chiedeva il rispetto della volontà popolare. “A fronte di un’ autorità politica completamente sorda rispetto alle rivendicazioni del personale e dei cittadini, – ci dice Enrico Borelli, sindacalista UNIA –  l’unica via da seguire è quella della mobilitazione sui luoghi di lavoro e nella società, a partire dalle campagne ed iniziative che verranno proposte nei prossimi mesi e che sfoceranno poi nella giornata dello sciopero delle cure del 14 giugno del 2027. Una vera e propria mobilitazione di società per contrastare  la situazione emergenziale in cui versano la sanità, il ramo delle cure, quello dell’assistenza, senza trascurare l’enorme tema del lavoro di cura non retribuito, che  deve finalmente diventare una vera e propria priorità dell’agenda politica. Perché non affrontare i problemi e fare ‘melina’ come sta attualmente facendo il nostro Parlamento è semplicemente irresponsabile”.

“L’iniziativa sulle cure – sostengono i professori Sciarini, Freiburghaus e Vatter – potrebbe diventare il simbolo della frustrazione di fronte a questa sconfessione della volontà popolare e mette alla prova il ruolo che la democrazia diretta dovrebbe avere per rafforzare la fiducia degli svizzeri nei confronti delle autorità”.

Fabio Dozio, Naufraghi, 10.06.26