Nel comune dove vivo, i discorsi anti stranieri sono sempre stati portati avanti da quelle persone che, speculando, hanno venduto i terreni dove, altri della stessa cerchia, hanno costruito i palazzi nei quali sono andati ad abitare gli stessi stranieri che danno loro tanto fastidio.
Nel cantone dove vivo, un imprenditore che voleva la sua fetta di torta negli appalti pubblici ha costruito un movimento politico xenofobo mentre la sua impresa impiegava operai stranieri, i suoi postriboli erano pieni di prostitute e clienti stranieri e le sue narici si rimpinzavano di neve straniera, venduta da stranieri.
Nello stato dove vivo, un miliardario urbano ha trasformato un piccolo partito di contadini nella più grande forza politica del paese, facendo leva sul sentimento anti stranieri. Contemporaneamente, il miliardario diventava miliardario in gran parte grazie a operazioni finanziarie transfrontaliere, come quando acquistò il capitale di un colosso industriale locale, lo ristrutturò, lo svuotò risucchiandone i dividendi, per poi rivendere il tutto ad interessi stranieri: lasciò un deserto lavorativo, ma rimpinguò per bene le sue tasche.
Oggi ci risiamo, con questo doppio binario dell’incoerenza. L’UDC, lo stesso partito del miliardario di cui sopra, ha lanciato l’ennesima iniziativa xenofoba. Il copione di base, intriso di razzismo, è sempre la stesso: attaccare lo straniero, limitarne i diritti, denunciarne la presenza massiccia, fuori controllo, che mette in pericolo la nostra sacra elvetica identità.
Oggi, quest’esca trita e ritrita è rimasta un po’ nell’ombra. I novelli Schwarzenbach insistono piuttosto sulle difficoltà che gli svizzeri hanno nel trovare alloggio, spostarsi, ottenere un posto di lavoro. Persino le questioni ecologiche, come la cementificazione e la perdita di spazi verdi, trovano inaspettatamente grazia ai loro occhi. Una conversione sorprendente, per un partito che in parlamento è in realtà in prima linea nel rappresentare gli interessi dei tanto vituperati poteri forti: i grandi azionisti, i grandi immobiliaristi, le grandi aziende.
Nonostante le alabarde e il verbo popolar-populista, l’UDC ha infatti sempre votato contro i salari minimi, i trasporti pubblici, le energie rinnovabili, la biodiversità e gli affitti calmierati. Posizioni, queste, che rispecchiano fedelmente i legami con i grandi gruppi d’interesse economici. Secondo i dati di lobbywatch, l’UDC è oggi il primo partito delle lobby padronali e dell’economia, superando il PLR in settori come banche, assicurazioni, industria, costruzioni, trasporti e immobiliare.
Proprio l’immobiliare ci mostra le acrobazie retoriche di questi grandi saltimbanchi della politica. La penuria di alloggi e gli affitti troppo cari, ci dicono, sono colpa dell’immigrazione.
A determinare gli affitti, però, sono i rendimenti immobiliari, il diritto locativo e tutta una serie di aspetti dettati dai grandi proprietari i cui interessi sono rappresentati dai deputati UDC.
Prendiamo il suo più noto rappresentante ticinese, Marco Chiesa, che parla di “affitti fuori controllo” mentre al contempo presiede la sezione ticinese dell’Associazione Proprietari Fondiari e una società il cui scopo è tutelare gli interessi dei proprietari immobiliari.
La stessa dinamica la si vede in altri Cantoni. A Zurigo, dove il presidente dei proprietari fondiari è il consigliere nazionale UDC Gregor Rutz, negli ultimi anni oltre 6000 persone hanno perso la propria abitazione a causa della demolizione di edifici, con gli affitti raddoppiati dopo la ricostruzione. Sulla Limmat, il più grande proprietario immobiliare privato è il miliardario tedesco-svizzero Henning Conle, grande finanziatore del partito tedesco di estrema destra AfD e vicino all’UDC locale.
A livello nazionale, il principale proprietario di immobili è il gruppo assicurativo Swiss Life, che controlla quasi 40.000 appartamenti e, anche in Ticino, continua a costruire e cementificare. Presidente del cda del gruppo, con uno stipendio di 1,2 milioni di franchi annui, è Rolf Dörig, un ex PLR passato all’UDC nel 2023 e oggi grande sostenitore dell’iniziativa che addita gli stranieri come responsabili del caos dell’alloggio.
In Ticino, l’editrice del giornale filo-leghista Mattino della Domenica, Antonella Bignasca, è attiva in sei società immobiliari. Suo marito, che amministra il giornale filo-udc Il Paese, è anch’egli immobiliarista: la sua società gestisce e affitta oltre 1000 oggetti propri, perlopiù in stabili plurifamiliari.
Funziona così, nel comune, nel cantone, nello stato dove vivo: chi specula sul suolo, cementifica e ti stritola sugli affitti, sono gli stessi che si ergono a difensori del popolo e ti indicano lo straniero come nemico.
Il trucco è vecchio quanto la demagogia: dividi, distrai, e incassa.
Federico Franchini, Naufraghi, 29.05.26


