Di spese e asservimento a Washington: la scandalosa conduzione del dipartimento della difesa dovrebbe essere esaminata da una commissione parlamentare d'inchiesta


CVD – come volevasi dimostrare: i caccia F-35 costeranno dagli 800 milioni a 1, 3 miliardi di franchi più del previsto, i sei miliardi votati dal popolo a strettissima maggioranza (50, 1% a favore). In seguito, nel 2022, Viola Amherd, ha sabotato l’iniziativa che chiedeva di votare sull’acquisto del jet americano. A proposito dei principi democratici elvetici.

Ultima ciliegina sulla torta indigesta dell’ex sindaca di Briga è la notizia (fonte Tamedia) che la signora ha fatto spendere alla Confederazione (ovvero ai cittadini) 2, 5 milioni di franchi in consulenze giuridiche allo studio Homburger di Zurigo. Anche per valutare il contratto farsa degli F-35! Ma i giuristi di Palazzo che garbugli azzeccano?

Ripetiamo da anni che Amherd, se fosse stata una dirigente d’azienda, sarebbe stata licenziata per manifesta incompetenza. Se n’è andata a gambe levate, ma il suo partito l’ha ancora osannata all’ultimo congresso.

Dilettanti allo sbaraglio: questo è il dipartimento della difesa svizzero (DDPS). Il successore della Amherd, Martin Pfister, annuncia che “Gli Stati Uniti sono irremovibili, ma non rinunciamo all’acquisto degli F-35”. Pfister è un colonnello dell’esercito, non garanzia di mente lucida a proposito di armamenti. Poco prima aveva dichiarato che, per ingraziarci gli USA (“Tutti mi chiamano per baciarmi il culo…” Trump dixit), dovremmo acquistare più armi negli Stati Uniti.

Se va avanti così, il nuovo ministro grigioverde rischia di fare la fine di Chaudet, Gnägi e Amherd: andarsene prima che scoppi la serie di scandali che sono sul tavolo del suo dipartimento. Gli F-35 non solo costeranno di più, ma hanno anche un mucchio di difetti e non è ancora chiaro quando potranno venir consegnati. Poi ci sono i droni israeliani (una enorme vergogna acquistare oggi da Israele!), che non volano senza essere accompagnati da un elicottero; ritardi nella consegna dei missili Patriot e altri scandaletti in sospeso.

Martin Pfister annuncia che per rimediare alla nuova batosta ricevuta da Washington ci sono tre opzioni: ridurre il numero degli aerei (non facile da far digerire, immaginiamo, a Trump), rinunciare alle compensazioni (che sarebbero l’unico aspetto positivo dell’acquisto, perché si prevede che le aziende svizzere ricevano commesse pari al 60% del prezzo) e chiedere un maggior finanziamento al Parlamento, specificando che i crediti militari non sottostanno al diritto di referendum. Dunque questo colonnello zugano promosso consigliere federale pensa di risolvere la questione inginocchiandosi a Trump, penalizzando le aziende svizzere e abrogando la democrazia elvetica. Potrebbero già essere buoni motivi per rimandarlo a casa. È ora di avviare una Commissione parlamentare d’inchiesta sul DDPS. Il deputato socialista Pierr-Alain Fridez parla di “scandalo di Stato”.

La Svizzera è in cattive mani. Il Consiglio federale è incapace, lo ripetono in molti. La sinistra ha già dichiarato che l’acquisto degli F-35 va bloccato. Hans Peter Portmann, deputato del PLR, ha inoltrato una mozione che chiede di recedere dall’acquisto. Una misura che andava presa subito dopo la decisione di imporre il 39% di dazi alla Svizzera.

Il nostro Paese, che a proposito di questioni militari era stato definito “repubblica delle banane” dalla NZZ, non reagisce e si adegua alle pressioni dei potenti. Servo degli USA, inchinato all’Unione europea del riarmo con 18 pacchetti di sanzioni contro la Russia e zero contro Israele! Forse ha ragione Nick Hayek, CEO di Swatch: per rispondere agli USA bisognerebbe tassare l’oro al 39%. “Sì, Trump si arrabbierebbe, ma non importa”.

Tratto da Naufraghi, 14.08.25