Ho fatto una cosa semplice: leggere i titoli della RSI degli ultimi giorni. Siccità record in Ticino, agricoltura sotto pressione; Reno in secca, merci spostate su strada, i prezzi aumentano a causa del caldo; record di notti tropicali; incendi; operai, cuochi e camerieri costretti a lavorare con temperature insopportabili; neve e ghiacciai scompaiono dal Bernina; centinaia di morti in più durante le ondate di calore.
Presi separatamente, sembrano problemi diversi; insieme, però, raccontano la stessa crisi. Entra nei nostri campi, abbassa il livello dei fiumi, modifica i trasporti, rende più duro il lavoro, aumenta i costi e, soffocando le nostre case, colpisce i nostri corpi.
La crisi climatica non è più soltanto una questione “ambientale”. È una condizione materiale della nostra vita, prodotta da decenni di scelte politiche ed economiche scellerate, da interessi difesi e trasformazioni rimandate.
Di fronte alle conseguenze si prova a intervenire, ma quasi sempre in ritardo: portiamo acqua agli alpeggi, discutiamo aiuti agli agricoltori, riduciamo i carichi sul Reno, cerchiamo alternative per le merci e misure per proteggere chi lavora. Sono interventi indispensabili, ma insufficienti, perché, se ci limitiamo ad amministrare ogni conseguenza separatamente, finiamo per adattarci alla crisi anziché combatterne le cause. Ogni record diventa un’emergenza da gestire e ogni emergenza sposta un po’ più in là ciò che consideriamo normale. Il conto dell’adattamento non è uguale per tutti: lo paga chi perde il raccolto, chi lavora sotto il sole, chi vede aumentare il prezzo del cibo, chi non dorme per il caldo, chi è anziano o fragile. Lo pagano anche le finanze pubbliche. Per questo la lotta climatica è anche una lotta sociale.
Con la GISO abbiamo cercato di tradurre questo principio in proposte concrete: prima con l’iniziativa 99%, che chiedeva di tassare più equamente i redditi da capitale, poi con l’iniziativa “Per il Futuro”, che avrebbe fatto contribuire le più grandi eredità alla trasformazione ecologica e sociale. Ostacolate con particolare veemenza dagli ambienti padronali, dalle destre e dai partiti borghesi, entrambe sono state respinte. Significativa è stata però l’assenza di controprogetti: si sarebbero potuti discutere soglie, aliquote e strumenti o proporre alternative, ma, volutamente, non è stato fatto.
Quando a una proposta, superficialmente bollata come troppo radicale, si contrappone soltanto lo status quo, diventa evidente che il problema non riguarda gli strumenti scelti, bensì la volontà stessa di affrontare l’emergenza. Luca Mercalli ci ricorda che alcuni cambiamenti sono ormai irreversibili, ma che possiamo ancora evitare conseguenze molto peggiori se agiamo ora. Nello stesso flusso di notizie, però, leggiamo: «Siccità, Rösti: per ora nessuna misura urgente». La realtà ha cambiato scala, la politica no.
Yannick Demaria (deputato GISO in Gran Consiglio), CdT 21.08.26


