Una Svizzera in cui si lavora di più, con ancora più pressione e a ritmi più sostenuti, più a lungo e con meno diritti e tutele, una Svizzera in cui non è più possibile assicurare alla popolazione servizi essenziali come le cure sanitarie e dove tutti stanno peggio. È questo il tipo di paese in cui ci vorrebbe condurre l’UDC con la sua ingannevole iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!” in votazione il prossimo 14 giugno: un attacco anti-sociale in piena regola, da respingere senza se e senza ma.

Non sarà un esercizio facile, come lasciano supporre i più recenti sondaggi, che raccontano di un elettorato spaccato più o meno in due e con un tasso di indecisi piuttosto basso. Se un’ampia fetta di cittadini è orientata a votare sì non lo è certamente per masochismo, ma perché questa iniziativa che promette “sostenibilità” tocca dei nervi scoperti, evocando in modo mirato problemi concreti e reali che riguardano le condizioni di lavoro e di vita delle persone e che suscitano angoscia e preoccupazione: il venir meno del potere d’acquisto, l’inarrestabile ascesa dei premi dell’assicurazione malattie, la mancanza di alloggi con pigioni accessibili, il sovraffollamento delle strade e dei mezzi pubblici eccetera. Una condizione che rende le persone più permeabili a risposte semplicistiche, come quella che l’UDC cerca di dare attraverso questa ennesima iniziativa xenofoba: è tutta colpa dell’immigrazione, ci racconta secondo uno schema ormai collaudato con cui l’estrema destra del paese da sessant’anni alimenta la fobia dello straniero, mantenendola permanentemente al centro del dibattito politico.

Di qui il dovere delle forze sociali sane e democratiche, nelle settimane che ci separano dal voto, di non perdere occasione per spiegare che il problema degli affitti non è causato dall’infermiera portoghese o dal muratore kosovaro ma dalla speculazione immobiliare, che a esercitare pressione sui salari non è il lavoratore straniero ma sono le aziende che cercano continuamente di comprimere il costo del lavoro, che l’esplosione dei premi di cassa malati non è dovuta all’immigrazione ma a un sistema di finanziamento della sanità socialmente iniquo, alla sua privatizzazione strisciante e allo strapotere delle lobby dei medici, dell’industria farmaceutica e delle assicurazioni. Tutte condizioni che peraltro l’UDC addirittura alimenta attraverso le sue politiche. Anche perché “l’UDC non è il partito dei lavoratori”, come candidamente affermato dalla consigliera nazionale Katja Riem, che forse sarebbe stata più chiara e onesta se avesse detto che “l’UDC è il partito contro i lavoratori”.

In un certo senso ci ha però pensato un suo collega di partito e parlamentare a smascherare la vera natura dell’iniziativa, indicando in modo chiaro il prezzo che dovremmo pagare in caso di una sua accettazione: allungare la vita lavorativa fino a 67 o più anni. Questa sarebbe infatti la “ricetta” dell’UDC per riparare ai danni che causerebbe l’attuazione dell’iniziativa in votazione: da un lato una drastica riduzione delle entrate per l’AVS a causa della mancanza di salariati giovani (quali sono gli immigrati) che vi contribuiscono e dunque problemi per garantire il versamento delle rendite ai pensionati; e dall’altro la grave penuria di manodopera che si creerebbe nel mercato del lavoro elvetico, in particolare in quei settori (come sanità, albergheria e ristorazione, edilizia, industria) fortemente dipendenti dall’immigrazione.

Si tratta di due conseguenze (anche se non sono le sole) particolarmente pesanti e confermate anche da uno studio recente, che nemmeno l’UDC sembra misconoscere. Del resto, si pensi all’impatto dell’arrivo all’età pensionabile dei baby boomer sul sistema pensionistico o a quello dell’invecchiamento della popolazione sul sistema delle cure sanitarie, già oggi alle prese con una grave carenza di personale anche a causa di condizioni di lavoro viepiù insopportabili. L’UDC però ha già una sua ricetta per far fronte a queste situazioni: innalzare di qualche anno l’età pensionabile sarebbe “un piano realistico”, conferma infatti un suo autorevole esponente.

Questa sarebbe insomma la “sostenibilità” che l’UDC ci promette di realizzare attraverso la sua iniziativa disumana, contro gli stranieri e contro i diritti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori.

di Claudio Carrer, Area, 21.05.26