Che quadro! I capitalisti si sgambettano a vicenda. Mentre nel mondo ci sono quasi una sessantina di guerre guerreggiate, ora assistiamo a questa guerra commerciale mai vista negli ultimi cento anni. Come ha detto Emmanuel Todd, autore de “La sconfitta dell’Occidente”, siamo di fronte a “geopsichiatria”. Tiene banco Trump, con il suo ciuffo dorato e il suo bagaglio di un centinaio di parole, di cui non poche letteralmente volgarità. Segue la lezione del suo scudiero Steve Bannon: “Flood the zone with shit”, inondare lo spazio mediatico con merda, possibilmente ogni giorno. E sempre condita di menzogne e contraddizioni.
Se non fosse che dalle crisi escono con le ossa rotte soprattutto i più vulnerabili, il crollo delle borse e l’economia a pezzi che si intravvede potrebbe farci pensare a un benvenuto sconvolgimento del capitalismo. Comunque, l’Occidente americano sta andando a rotoli: tecnoautoritarismo, sfruttamento, disuguaglianze, razzismo, ricatti, colonialismo, golpismo, guerra: la lista è lunga, con buona pace dei volenterosi che ci ricordano i valori delle democrazie liberali, ormai contaminate da oligarchia e o autarchia. Un ultimo esempio: in Florida si deportano gli immigrati e si reintroduce il lavoro minorile dai 13 anni, in barba ai diritti dell’infanzia.
E in Palestina Israele prosegue indisturbato il genocidio a Gaza, con il sostegno di tutto il mondo occidentale.
Cosa succede alla piccola Svizzera in questo scenario?
Intanto, conferma la sua ricchezza e solidità. Esporta negli Stati Uniti per 56,6 miliardi di franchi, mentre importa per 29,7 miliardi. Inoltre vi sono investimenti annuali dell’ordine dei 300 miliardi di dollari. Chi avrebbe detto che si spediscono così tante forme di Gruyères negli States? Berna si sta organizzando. Ha creato una task force e nominato un ambasciatore per occuparsi delle bizze della Casa Bianca e spera che le sue esportazioni verso gli USA, circa il 30% di medicinali, non vengano penalizzate.
Ora Trump, dopo aver deciso di imporre dazi al mondo intero, per la Svizzera al 31%, ha cambiato idea e ha sospeso le misure per novanta giorni, salvo quelle riservate alla Cina.
Per ora la finanza, dopo il crollo delle borse, ha battuto la politica.
La Cina fa bene a tener testa a Trump e potrebbe fare anche di più, vendendo i titoli di Stato americani che possiede in gran quantità (circa 761 miliardi di dollari). Una misura che sarebbe una bomba e potrebbe portare a “un incendio finanziario globale”.
Il fantasma dell’Europa gira in tondo balbettando. La Von der Leyen è ormai ossessionata dal riarmo; infatti, per contrastare e eventualmente rispondere ai dazi americani, è pronta a usare il “bazooka”, ovvero una serie di misure di ritorsione economiche e finanziarie. Però la presidente della Commissione, assieme ad altri europei, ha capito una cosa: forse può essere interessante aprire verso la Cina.
Cosa può fare la piccola Svizzera?
Il nostro Paese si è fatto irretire nella smania bellicista. Il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) si è sfaldato, ha perso i vertici. La ministra responsabile, il quasi generale, il capo dei servizi segreti e il capo dell’aviazione se ne sono andati. “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, diceva Bertolt Brecht, e non possiamo non condividere. Ma quanto accaduto al DDPS è uno scandalo: non si pretende che i vertici militari siano eroi, ma perché scappano tutti visto che dovrebbero, a loro dire, prepararsi alla guerra?
Il DDPS è allo sbando, in attesa che il nuovo consigliere federale ci metta le mani. Così è la Commissione della sicurezza del Nazionale che prende decisioni. L’ultima, sempre sulla scia bellicista, è la proposta di acquistare munizioni per un miliardo di franchi. Non bastano i 530 milioni di franchi regalati fuori bilancio per quest’anno. Naturalmente queste maggiori spese verranno finanziate sacrificando la protezione del clima, la formazione e la ricerca, l’aiuto allo sviluppo e la politica d’asilo. Ultima notizia: Berna ha ridotto di un terzo i suoi contributi al programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, 33,8 milioni di franchi invece di 47,2 come lo scorso anno.
Fin dal 2022 ripetiamo che è stata una vergogna non far votare al popolo l’iniziativa che chiedeva di rinunciare all’acquisto dei caccia americani F-35. Sei miliardi di franchi per un aggeggio che sembra avere una sfilza di difetti. Ora i problemi del caccia sono noti a tutti. La Svizzera può bloccarne l’acquisto. Basta che si faccia consigliare da Elon Musk, che ha criticato a più riprese l’aereo. “Alcuni idioti – ha detto Musk – stanno ancora costruendo un jet da combattimento con equipaggio come l’F-35. Gli aerei da caccia con equipaggio sono un modo inefficiente per estendere la gittata dei missili e sganciare bombe. Un drone riutilizzabile può farlo senza tutte le spese generali di un pilota umano”.
I due copresidenti del Partito socialista, Mattea Meyer e Cédric Wermuth, propongono di organizzare una sessione straordinaria del Parlamento, come dopo la bancarotta del Credito Svizzero, per discutere sulla rinuncia all’acquisto dei caccia. Non facile far passare questa proposta con il Governo e il Parlamento che ci ritroviamo. Ma il Paese è meglio dei suoi governanti: secondo un sondaggio di fine marzo dell’Istituto Demoscope, l’81% degli svizzeri sarebbe propenso a non acquistare i caccia americani. Due piccioni con una fava: una risposta a Trump, suggerita da Musk, e un risparmio per la Confederazione.
Tratto da Naufraghi
del 12.04.25


