L’iniziativa per il futuro, “Per una politica climatica sociale finanziata in modo fiscalmente equo” è stata bocciata dal 78.3% dei votanti e da tutti Cantoni. Una sconfitta bruciante se consideriamo che la sinistra rosso verde può raggiungere il 30%. Quindi l’iniziativa è stata bocciata anche a sinistra. In Ticino è stata respinta dal 79,43% dei votanti.


No, non è vero che anche i ricchi piangono. Anzi, i super ricchi ridono perché l’hanno scampata. L’iniziativa per il futuro dei giovani socialisti svizzeri è stata sonoramente bocciata, come previsto dai sondaggi.

La grande paura che ha contagiato gli ultra ricchi, ma anche i loro paladini, si è dissolta in quest’ultima domenica di novembre. Sarà utile e necessaria un’autocritica da parte dei proponenti. L’iniziativa era troppo drastica. Si poteva prevedere – come succede in altri Paesi europei – più elasticità, soprattutto per i famigliari stretti. Le iniziative popolari sono un importante strumento democratico, ma vanno maneggiate con estrema cura. L’obiettivo deve essere il successo, o almeno un risultato onorevole.

Bisogna fare i conti con la disparità di mezzi che vengono messi in campo durante la campagna precedente il voto. La destra di regola ha grandi disponibilità. Per questo appuntamento i contrari all’iniziativa hanno speso diversi milioni di franchi, con una campagna fatta di falsità (“migliaia di posti di lavoro persi e più tasse per le famiglie”, le ciance di Economiesuisse). E la bufala ripetuta a iosa delle aziende a rischio fallimento: Markus Brühlart, professore a Losanna, ha dichiarato alla Regione che i detrattori dell’iniziativa “esagerano l’impatto sulle piccole e medie imprese, la cui esistenza a mio parere non verrebbe assolutamente messa in pericolo”.

I Giovani socialisti avrebbero potuto conquistare consensi con una maggiore presenza sul territorio. Quante bancarelle sono state organizzate in Ticino, da Airolo a Chiasso? Ce ne sarebbero volute decine nei due mesi precedenti la votazione. Non basta essere presenti al Mercato di Bellinzona e in Piazza Dante a Lugano.

Un altro aspetto da valutare è l’obiettivo dell’iniziativa: non c’è dubbio che il tema della “politica climatica sociale” sia azzeccato e fondato, ma considerare anche la lotta alle disuguaglianze e alla povertà avrebbe potuto migliorarne l’impatto. Mercoledì scorso la Confederazione ha pubblicato il primo rapporto del monitoraggio della povertà in Svizzera. Risulta che negli ultimi anni il tasso di  povertà è aumentato e si attesta ora tra l’8 e il 9 per cento, vale a dire circa 800 mila persone povere.

Il messaggio più forte, nel proporre di tassare i super ricchi, è legato alle disuguaglianze. OCSE, Unione europea, G20, neo sindaco di New York: è su questo tema che si fondano le campagne per aumentare l’imposizione fiscale della grande ricchezza. L’economista francese Gabriel Zucman ha proposto al G20 dell’anno scorso una tassa del 2% sui patrimoni dei circa 3 mila miliardari globali. Lo stesso Zucman ha previsto, in Francia, di tassare del 2% i patrimoni superiori ai 100 milioni di euro. Misura bocciata dal Parlamento.

In Ticino, per i patrimoni più alti l’imposizione ammonta allo 0,25%. C’è un bel margine per correggere al rialzo, senza mandare in malora i miliardari! Ivo Durish, capogruppo socialista in Parlamento, propone di innalzare l’aliquota sulla sostanza superiore ai 10 milioni di franchi all’1%, che farebbe incassare 200 milioni di franchi al Cantone e ai Comuni.

La litania che hanno ripetuto, anche questa volta, i paladini della grande ricchezza (tutto l’arco politico a parte la sinistra) è che gli ultra ricchi scappano, si spostano, scelgono il Paese più conveniente fiscalmente. È possibile, ma per contrastare questo fenomeno il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz propone di introdurre una “Exit tax” che imponga a chi vuol emigrare il pagamento di un tributo. D’altra parte, la stessa iniziativa per il futuro prevedeva “la prevenzione dell’elusione fiscale, in particolare in relazione alla partenza dalla Svizzera”. La concorrenza fiscale va contrastata, anche fra i cantoni svizzeri, perché condiziona negativamente tutti i sistemi tributari.

L’iniziativa è fallita, ma il tema deve restare nell’agenda della sinistra. Bisogna perseverare e lavorare per rendere più proporzionale la fiscalità. Lo prescrive anche la Costituzione, all’articolo 127, introducendo il “principio dell’imposizione secondo la capacità economica”.

Non è solo la sinistra che si preoccupa per le crescenti disuguaglianze che caratterizzano le nostre società. L’Istituto delle ricerche economiche organizza, nei prossimi giorni, una giornata di dibattito su “La grande ricchezza: il ruolo economico e fiscale di successioni e donazioni in Svizzera”. L’IRE afferma che le successioni e donazioni sono un grande dilemma delle economie e delle democrazie moderne, che devono trovare l’equilibrio tra equità sociale e efficienza economica.

Il KOF, Istituto di ricerche economiche del Politecnico di Zurigo, in un recente documento sottolinea che il reddito dei super ricchi, siccome è diversificato, riesce a mantenere basso il carico fiscale. “Nonostante abbiano redditi moto alti – afferma il KOF – i ricchi e i super ricchi spesso pagano un’imposta sul reddito molto bassa in termini percentuali rispetto alle famiglie a reddito medio. Anche in Svizzera, l’onere dell’imposta sul reddito dei miliardari è spesso significativamente inferiore a quello del resto dei contribuenti, grazie ai privilegi di cui godono gli imprenditori”.

Il professor Brühlart sostiene che l’imposta di successione “è una delle imposte meno negative. Spero davvero che il ‘no’ all’iniziativa non ammazzi il dibattito su quest’imposta per altri vent’anni”.

Bisogna quindi puntare su questo tema: tassare i super ricchi e rendere più incisiva l’imposta progressiva. Anche perché, come si diceva all’Osteria del Becco Giallo a Lugano ottant’anni fa: “Se un ricco ti stringe la mano ti ha già rubato qualcosa!” (vedi mio articolo super ricchi alla cassa)

Aver procurato grande paura ai magnati e ai loro accoliti è stata una buona cosa, ma si rilassino lor signori. Come diceva Olof Palme, leader socialista svedese barbaramente assassinato, “noi socialisti non siamo contro la ricchezza, siamo contro la povertà”.

Tratto da Naufraghi del 30.11.25