Ecco la ricetta per garantire un futuro radioso alla Svizzera e al Ticino: tagliare i fondi alle scuole e alla ricerca e investire in armi, preferibilmente acquistate negli Stati Uniti e in Israele. È solo l’ultima vergogna della politica rossocrociata.

Il Consiglio di Stato, con la responsabile dell’educazione allineata collegialmente, ha approvato i tagli ai sussidi previsti per l’Università e per la Supsi. Per l’USI si prevede un taglio di 6,5 milioni che, su un budget di 130 milioni, rappresenta quasi il 5% delle entrate. La Supsi subirà una riduzione di 1,3 milioni di franchi.

Ora scatta l’aumento delle rette. Alla Supsi passeranno a 1’000 franchi a semestre per i residenti e a 2’000 franchi per i non residenti, mentre all’USI la già elevata tassa ordinaria per le nuove iscrizioni salirà a 5’000 franchi a semestre, con una tariffa ridotta a 2’000 franchi per gli studenti svizzeri o residenti e per altre categorie. Il sindacato VPOD aveva lanciato la petizione “No ai tagli su USI e SUPSI: per il lavoro, il diritto allo studio e la ricerca pubblica» sottoscritta da circa 1’900 persone, che rivendicava la salvaguardia del diritto allo studio e il blocco di ogni aumento delle rette universitarie.

Il programma di “sgravi 27” della Confederazione – di fatto trattasi di tagli – previsti a carico dell’educazione e della ricerca è una lunga lista: 139 milioni di franchi per la ricerca, 120 per le scuole universitarie cantonali, 78 per i politecnici, 33 per l’innovazione, altri 33 per le scuole universitarie e 10 milioni di franchi per la formazione professionale. Il Parlamento ha attenuato qualche sforbiciata, ma la sostanza rimane.

La spiegazione è semplice: i tagli operati dalla Confederazione – scrivono USI e Supsi – «sono correlati a un’esplicita volontà politica di aumentare il contributo degli studenti ai costi di studio (Nutzerfinanzierung) a cui è seguita un’altrettanto chiara sollecitazione da parte del Consiglio di Stato all’aumento delle tasse di studio per studenti esteri». Tra l’altro, a proposito di tasse universitarie, sarebbe corretto far pagare in modo proporzionale, secondo le possibilità finanziarie degli studenti.

Mentre si taglia sulla formazione, si investono miliardi nel buco nero grigioverde. L’ultima scoperta è il Fondo per gli armamenti, in grado di contrarre debiti fino a un massimo di sei miliardi di franchi che, afferma il Consiglio federale, “aumenterà la flessibilità nei pagamenti e contribuirà a velocizzare gli acquisti necessari”. Così i gallonati avranno mani libere per sperperare! Inoltre, alla luce “dell’aggravarsi della situazione di minaccia” (formula che viene usata per inficiare l’iniziativa sulla neutralità), il Consiglio federale chiederà un credito aggiuntivo di 970 milioni di franchi che recupererà dall’aumento delle entrate delle imposte sugli utili. Soldi che potrebbero essere investiti nella formazione!

Non rifaremo l’elenco dei fallimenti dell’esercito, soprattutto nella pratica degli acquisti di armamenti, ma merita di essere ricordata una perla del consigliere nazionale Alex Farinelli, già lanciato alla conquista di un seggio in Consiglio di Stato. In una intervista televisiva sul tema F-35 (Falò del 26 maggio scorso), il cui acquisto Farinelli difende a spada tratta, è riuscito a dire che negli ultimi trent’anni si sono risparmiati 100-150 miliardi di franchi con l’esercito. Una bufala pazzesca: dal momento che negli scorsi anni, per fortuna, l’Europa non era in guerra, non c’era nessuna necessità di investire miliardi supplementari nell’esercito. I nostri gallonati avrebbero bruciato cherosene, sparato obici e proiettili, acquistato armi, tutto inutilmente. Farinelli avrebbe voluto buttare nel buco nero 150 miliardi di franchi: attenzione, semmai… sarà opportuno tenere il giovane lontano dalle finanze cantonali.

Fabio Dozio, Naufraghi, 27.08.26