Venerdì 24 ottobre la Svizzera ha accolto sette bambini palestinesi feriti, provenienti da Gaza. Sette, non settanta, non settecento. Sette. Complessivamente, questa operazione umanitaria elvetica porterà nel nostro Paese 20 bambini palestinesi. Venti, non duecento, non duemila. Venti. Saranno accompagnati, ognuno, da due o tre famigliari.

La Svizzera, uno dei Paesi più ricchi al mondo, con finanze sane, debito pubblico minimo, sistema sanitario eccellente, industria farmaceutica d’avanguardia, patria della Croce Rossa, la più grande organizzazione umanitaria mondiale, accoglie solo 20 bambini vittime dei bombardamenti israeliani di questi due anni, dopo il massacro del 7 ottobre del 2023 di Hamas.

I primi sette arrivati venerdì scorso saranno curati negli ospedali di Ticino, Ginevra, Vaud, Basilea Città, Lucerna e San Gallo. L’accoglienza, l’ospitalità e l’asilo non sono una prerogativa della ricca Svizzera. Lo sappiamo fin dai tempi della seconda guerra mondiale, quando venivano respinti gli ebrei alla frontiera perché “la barca era piena”.

Anche in questa occasione, mentre alcuni Cantoni aprono le loro braccia ai piccoli palestinesi, ce ne sono altri che hanno rifiutato l’accoglienza: Argovia, Berna, Turgovia, Zugo, Glarona, Soletta, Uri e Svitto. La motivazione: “si teme un sovraccarico del sistema sanitario” e “potrebbero avere legami con il terrorismo islamico” (Tages Anzeiger).

Ma non hanno vergogna questi cantoni? Uno o due bambini creerebbero un sovvraccarico del sistema sanitario? Come è possibile essere così ipocriti?

Le autorità federali hanno garantito di aver controllato l’identità delle famiglie e di escludere che ci siano legami con il terrorismo.

Vincenzo Mascioli, Segretario di Stato per la migrazione, ha affermato che “si può sempre dire che l’aiuto deve essere di più, senz’altro” e ha spiegato che l’operazione è stato molto complicato, “anche da un punto di vista logistico, organizzare un’evacuazione”. Diamine! Portare in Svizzera da Israele e dalla Giordania venti bambini con famiglia è uno sforzo immane per la Confederazione. Tanto che all’evacuazione hanno partecipato il Dipartimento federale di giustizia e polizia, Il Dipartimento federale della Difesa, della protezione della popolazione e dello sport, il Dipartimento federale degli esteri e quello dell’Interno. Quattro dipartimenti federali per trasferire in Svizzera venti famiglie!

Le operazioni saranno state guidate dal Dipartimento della Difesa che, come noto, è allo sbando.

Ignazio Cassis, alla domanda se non si poteva fare di più, ha risposto: “Meglio di niente. Si fa il passo che si può compiere….”

Povera Svizzera! A Gaza, in due anni sono stati uccisi 20 mila bambini e 42 mila feriti (Save the Children). Nella striscia, secondo dati OMS, il 96% delle strutture sanitarie è stato distrutto. Circa 4 mila bambini attendono di essere curati. E noi ne aiutiamo 20. Vergogna!

In questi ultimi tre anni, la Svizzera ha accolto fino a 75 mila rifugiati ucraini, a fine 2024 erano 68’070: pelle bianca, cristiani, cattolici e spesso muniti di SUV, perché, come sappiamo, la guerra in trincea la fanno i poveri cristi.

Tratto da Naufraghi del 26.10.25