“Gouverner, c’est prévoir”, recita una massima. E sul clima non si può certo dire che siano mancati gli avvertimenti. Da decenni la comunità scientifica ci avverte che continuare a bruciare carbone, petrolio e gas avrebbe reso più frequenti e intensi gli eventi meteorologici estremi. La siccità e il caldo che oggi mettono sotto pressione boschi, agricoltura e riserve d’acqua non sono quindi una sorpresa, ma una conseguenza ampiamente prevista.
A livello politico, a dirsi sorpresi dall’intensità degli eventi che stiamo vivendo sono spesso gli stessi che, quando si tratta di agire, sostengono che la Svizzera sia troppo piccola per incidere davvero sul cambiamento climatico. È ora di sfatare questo mito. Non solo perché è un argomento curioso per un Paese che, in molti altri ambiti, aspira – spesso a ragione! – a essere il primo della classe. Ma soprattutto perché, se si guarda oltre i confini delle nostre emissioni territoriali, i numeri raccontano una storia molto diversa: banche, assicurazioni e fondi pensione svizzeri detengono circa 127 miliardi di dollari in partecipazioni legate a carbone, petrolio e gas. È la conclusione alla quale giunge un rapporto (“Investing in Climate Chaos”) pubblicato nel giugno 2026 da una coalizione di organizzazioni non governative, che colloca la piazza finanziaria elvetica tra i maggiori finanziatori globali di infrastrutture fossili ed emissioni climalteranti.
La Svizzera sarà anche piccola sulla carta geografica, ma la sua piazza finanziaria ha un’impronta globale. Ed è proprio qui che la politica deve intervenire. Non possiamo chiedere soltanto a famiglie e imprese di cambiare le proprie abitudini, mentre enormi capitali continuano ad alimentare l’economia fossile. Chi ancora oggi trae profitto da un sistema dal quale stiamo collettivamente cercando di emanciparci deve assumersi la propria parte di responsabilità e contribuire ai costi della mitigazione e dell’adattamento climatico. È anche una questione di giustizia sociale, tanto più in un momento in cui i tagli alla spesa federale decisi dal ministro dell’ambiente (si fa per dire) Rösti sottraggono risorse necessarie per interventi sempre più urgenti: risanare gli edifici, aumentare il verde nelle aree più densamente popolate per contrastare le isole di calore e proteggere i nostri boschi. Perché le conseguenze di ciò che finanziamo lontano da casa non restano lontane: prima o poi, tornano a bussare alla nostra porta.
Rocco Vitale, presidente comitato cantonale Verdi del Ticino


