Figura di spicco del movimento pacifista svizzero, Tobia Schnebli è un militante storico del GSsE (Gruppo per una Svizzera senza esercito). È consigliere comunale del Partito del Lavoro (PdL) a Ginevra nel Gruppo Ensemble à Gauche e Union Populaire.
Come attivista storico del GSsE (Gruppo per una Svizzera senza esercito) come spieghi il vostro NO deciso all' iniziativa UDC sulla Neutralitá?
La concezione della neutralità “permanente e armata” promossa dall’iniziativa dell’UDC è agli antipodi della política di pace e di disarmo sostenuta dal GSse. La neutralità dell’UDC vuole permettere all’economia e alla finanza di continuare a accumulare profitti in Svizzera sulle rapine e i saccheggi neocoloniali e sulle guerre che imperversano nel mondo. È la stessa neutralità che permise alla Svizzera di fare profitti enormi col Terzo Reich nazista vendendo armi e riciclando l’oro saccheggiato nell’Europa occupata dai tedeschi. L’applicazione del diritto internazionale, il rispetto dei diritti umani, la lotta contro tutte le ineguaglianze e per il disarmo sono i cardini di una politica di pace sincera e interessata a combattere le cause di tutte le guerre. La neutralità promossa dall’iniziativa vuole invece impedire alla Svizzera di operare per un mondo più equo e solidale, meno sottomesso allo strapotere dei più ricchi e potenti.
A sinistra c'è chi dice che nella situazione geopolitica attuale bisogna essere per l'esercito svizzero. Che ne dici?
Siamo circondati da paesi dotati di armi nucleari. E nella situazione geopolitica attuale non vedo da quali aggressioni o minacce militari l’esercito svizzero dovrebbe o potrebbe difendere la Svizzera con prospettive di vittoria.
Mentre taglia,tra gli altri sulla protezione alle donne, sulla ricerca , sulle misure per combattere la crisi climatica, proprio ora il Consiglio Federale regala un altro miliardo ai militari. Se vince il SI sarà ancora peggio?
Penso che il miliardo dato all’esercito svizzero in fretta e furia a qualche settimana dalla votazione vada letto proprio in questo contesto. Agendo in questo modo il Consiglio federale mostra che la Svizzera non ha bisogno di aderire alla NATO per dotarsi di tutte le armi necessarie per proteggere, da sola, tutte le ricchezze del nostro Bel Paese.
C’è chi sostiene che l’iniziativa permetterebbe di tenere la Svizzera „alla larga“ da alleanze militari belliciste come la NATO, cosa ne pensi?
È uno degli specchietti per le allodole di questa iniziativa. Lo stesso capoverso che dice “La Svizzera non aderisce ad alleanze militari o difensive” afferma anche “È fatta salva una collaborazione con tali alleanze in caso di aggressione militare diretta contro la Svizzera o in caso di atti preparatori in vista di una simile aggressione.” L’approvazione dell’iniziativa non farebbe cessare la collaborazione già in atto della Svizzera nell’ambito del “Partenariato per la Pace” della NATO a cui la Svizzera ha aderito nel 1999 con lo scopo di garantire la “interoperabilità” delle armi e attrezzature dell’esercito svizzero con quelle della NATO. E non cesserebbe certo nemmeno la partecipazione della Svizzera alla “Iniziativa europea per lo scudo aereo”, un sistema europeo di difesa aerea e missilistica fondata nell’autunno 2022 dalla Germania nel contesto del “cambiamento epocale” (la Zeitenwende coi cento milliardi di Euro di nuove spese militari) proclamata dal cancelliere Olaf Scholz in seguito all’aggressione russa in Ucraina. Comunque, anche in caso di rifiuto dell’iniziativa, l’adesione formale a un’alleanza militare come la NATO dovrebbe essere sottoposta al voto del parlamento e poi ancora al voto del popolo con un referendum obligatorio.
Fa discutere il marketing politico dell’iniziativa, da attivista per la pace e il disarmo che effetto ti fa vedere le strade tappezzate da colombe della pace e scritte no alla guerra?
Proprio su questo tema mi permetto di rinviare all’eccellente articolo di questi giorni “Una colomba nera” del mio collega antimilitarista Danilo Baratti https://naufraghi.ch/una-colomba-nera/. Le campagne politiche menzognere e ipocrite dell’UDC non sono una novità. Questa volta, l’UDC riprende per il proprio conto un’inquietudine sicuramente sincera e profonda tra la popolazione per il mondo in preda a guerre devastanti (materialmente e/o moralmente) per tutta l’umanità. Di fronte al mondo orrendo dei Trump, dei Cassis e dell’UDC, di fronte all’orrenda guerra senza fine in Ucraina e all’orrendo genocidio senza fine in Palestina, le sinistre occidentali non sono ancora state in grado di costruire vere resistenze e vere alternative pacifiste, egualitarie, solidali, antimilitariste e anticapitaliste. E l’UDC può servirsi dei nostri slogan senza rischiare che qualcuno li prenda veramente sul serio.
Intervista a cura di Franco Cavalli


