“La Svizzera è tornata a dormire” ha sentenziato Thomas Süssli nella conferenza stampa d’addio, perché a fine anno lascerà l’incarico. “Si è svegliata il 22 febbraio 2022, (invasione dell’Ucraina da parte della Russia ndr), ma poi è tornata a dormire”. Lo dice con cognizione di causa e, evidentemente, facendo riferimento a se stesso. In questi tre anni, infatti, il super gallonato ha ripetuto che, in caso di guerra, in quindici giorni il suo esercito sarebbe liquidato e bisognerebbe affidarsi alla NATO. Se c’era, Thomas dormiva dolcemente!

A metà ottobre il quasi generale è stato ricevuto in Ticino, all’assemblea della Rivista militare della Svizzera italiana, dove ha esposto il suo pensiero: il nostro esercito è vecchio, abbiamo l’artiglieria che spara a 20 km, mentre i sistemi moderni arrivano a 60. Possiamo equipaggiare solo un soldato su tre. L’esercito ha pochi soldi, certo riceviamo 30 miliardi (sic), ma non bastano. Ce ne vogliono 40, più 10 per le munizioni. La Russia è già in guerra ibrida contro l’Europa, con provocazioni, sabotaggi, spionaggio e disinformazione. La Russia tra il 2027 e il 2029 potrebbe essere pronta a una escalation contro l’Europa, cominciando ad attaccare uno stato baltico.

Süssli ha imparato a memoria il bigino passatogli dal segretario generale della NATO Rütte che ripete – come capi di stato europei, giornalisti, pseudo esperti e guerrafondai di vario livello – che “è necessaria una mentalità da tempo di guerra”. Canta De Gregori “la guerra è bella anche se fa male”…

Visto lo stato comatoso dell’esercito svizzero, c’è da chiedersi cosa abbia combinato in questi ultimi sei anni il prode Süssli. E il capo dell’aviazione? E il capo dei servizi informativi? E la capa del Dipartimento? Tutti scappati come topi che lasciano la nave che sta affondando. Inoltre, sarebbe necessario che Rütte, Von der Leyen, Macron, Merz, Starmer, Gentiloni e compagnia ci spiegassero come mai Putin non riesce a conquistare il Donbass, ma potrebbe arrivare in Svizzera (fino a qualche tempo fa si parlava di Lisbona).

Intanto, in questo clima fomentato dai bellicisti europei, il nostro Parlamento ha deciso di allentare la legge sul materiale bellico e di concedere all’industria degli armamenti di esportare verso 25 paesi occidentali, anche se sono coinvolti in guerre. La sinistra ha già annunciato un referendum. Per fortuna è stata bloccata la proposta dell’UDC di permettere ai soldati elvetici di portare a casa le munizioni. Il divieto era stato introdotto nel 2007 e in seguito a questa misura si è ridotto il numero di suicidi e di femminicidi procurati con l’arma militare.

Il Parlamento non si accontenta di investire miliardi nel buco nero dell’ armata elvetica, propone pure di indebolire il servizio civile, modificando la Legge che lo disciplina introducendo misure restrittive per l’accesso a questa istituzione preziosa per la sanità, l’assistenza agli anziani, la protezione dell’ambiente ecc. Contro l’indebolimento del servizio civile il referendum è già lanciato, firmate e fate firmare.

La telenovela dei caccia americani continua. Ora sembra che il neo ministro Pfister, un buontempone che ha confermato l’acquisto da Israele (proprio così) dei droni che non volano, intenda acquistarne solo 24 per non superare  la spesa di sei miliardi approvata dal popolo in votazione per il rotto della cuffia. Però il ministro colonnello ha già pronta la rivincita. Bisognerà acquistare altri caccia, ne vorrebbe dai 55 ai 70, velivoli da combattimento moderni. Quindi i caccia usciti dalla finestra rientreranno dalla porta!

Con che soldi si foraggerà il Dipartimento della Difesa? Per ora con tagli allo Stato sociale: il programma della Confederazione prevede risparmi alla formazione, alla ricerca, alla protezione del paesaggio, alla politica climatica, alla socialità.

Secondo Martin Pfister, per finanziare l’esercito sarebbe auspicabile un aumento dell’IVA dello 0,5%, dall’attuale 8,1 all’ 8,6%. Il pensatoio liberale Avenir Suisse propone invece di aumentare l’età pensionabile a 66 anni, in modo da risparmiare sull’AVS. Avenir Suisse non ha dimestichezza con la democrazia e ha già dimenticato che il popolo ha bocciato una simile proposta recentemente in votazione (74,7% di no il 3.3.24).

L’esercito dovrebbe aumentare il suo budget dagli attuali 6,3 miliardi a 10 miliardi di franchi entro il 2032, ma il finanziamento non è ancora deciso. È non è nemmeno chiaro che cosa pensa di fare l’esercito con questi miliardi.

Il sondaggio più recente che misura le preoccupazioni degli svizzeri (20 minuti e Tamedia) rivela che il 69% degli interrogati è preoccupato per i costi della sanità. La sicurezza e l’esercito sono al penultimo posto, con il  29%. È un buon segnale, se pensiamo alla propaganda che Pfister, Süssli e i bellicisti europei stanno inscenando quotidianamente.

Dice bene Guido Viale, sociologo, uno dei leader più lucidi di Lotta Continua in Italia negli anni settanta: “Oggi tutto l’establishment occidentale – non solo governi e partiti, ma anche media, università e associazioni professionali impegnati a convincerci che non c’è alternativa alla guerra – va contrastato in nome della diffusa volontà di pace che persino i sondaggi riconoscono maggioranza ovunque. (…) Stiamo assistendo o siamo attori, in diversa misura e con diversa intensità, di una mobilitazione mondiale che ai temi della pace e del contrasto al riarmo accomuna in misura crescente difesa dell’ambiente, dei salari, dell’occupazione, della salute, dell’istruzione: tutte vittime designate della corsa alle armi”.

Tratto da Naufraghi del 16.12.25