L’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!” è stata bocciata dal 54,79% dei votanti. Il Ticino approva l’iniziativa di misura (50.66%) ed è in linea con la Svizzera primitiva
L’”iniziativa per la sostenibilità” è stata respinta alle urne. Un risultato chiaro in termini di voti, più tirato per quanto riguarda i Cantoni. I cittadini svizzeri hanno rifiutato di piegarsi al solito ricatto dell’Unione democratica di centro, erede del nazionalista xenofobo James Schwarzenbach che aveva cominciato nel 1970 a proporre di contenere l’inforestieramento (Überfremdung) della piccola Svizzera.
Della ventina di iniziative antistranieri proposte dalla destra negli ultimi sessant’anni solo quella del 2014 “contro l’immigrazione di massa” è stata approvata, di strettissima misura, dal 50,3% dei votanti. Iniziativa attuata solo in parte, con l’introduzione della preferenza indigena light, senza prevedere il contingentamento degli stranieri, considerato incompatibile con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone sottoscritto con l’Unione europea.
La bocciatura dell’iniziativa è dovuta, in buona parte, al timore che la misura, bloccando l’immigrazione di forza lavoro, avrebbe messo a rischio il benessere elvetico. “Senza immigrazione manca personale qualificato” ammonisce il volantino dei contrari, che hanno definito la proposta dell’UDC “iniziativa del caos”. Ma non si trattava solo di aspetti economici negativi, c’erano l’onta e la vergogna rappresentate dalla squallida proposta di impedire ai famigliari di accompagnare i lavoratori nel nostro Paese. Una misura che viola i diritti umani!
È indubbio che, dopo l’introduzione della libera circolazione nel 2002, vi sia stato un aumento significativo di abitanti. Negli ultimi 25 anni la popolazione attiva è passata da 4 milioni a 5,3. “L’apertura delle frontiere ha contribuito all’aumento del PIL – spiega Michael Siegenthaler del KOF, il centro di ricerca congiunturale dell’ETH – Questa crescita non sarebbe stata possibile unicamente con i lavoratori locali. In Svizzera come in Europa, il tasso di fecondità è troppo basso per mantenere una popolazione stabile, men che meno per permettere una crescita dell’impiego”.
Accettare l’iniziativa voleva dire “creare insicurezza e mettere in pericolo la stabilità della Svizzera”, i cittadini hanno dato retta al Consiglio federale e al Parlamento. D’altra parte, l’iniziativa udicina non risolveva i problemi che denunciava. Fosse stata accolta, avremmo dovuto fare i conti con un aumento massiccio di lavoratori clandestini, come avvenne prima dell’introduzione dei bilaterali: allora nel Paese si contavano circa 150 mila stranieri in clandestinità. L’economia vince sempre e le leggi sarebbero state eluse da chi ha bisogno di manodopera. Anche il numero dei frontalieri, che l’iniziativa non prevedeva di limitare, sarebbe esploso. Infine, se fossero saltati gli accordi di Schengen e Dublino, la Svizzera avrebbe potuto trasformarsi in un rifugio privilegiato per chi cerca asilo.
La verità è che l’UDC propone sempre ricette facili per risolvere problemi difficili. Il populismo di estrema destra colpisce le emozioni della popolazione indicando nello straniero il capro espiatorio di tutti i problemi legati alla crescita della società. Troppo traffico, dagli allo straniero. Troppo inquinamento, dagli allo straniero. Mancanza di alloggi, dagli allo straniero. Cementificazione, criminalità in aumento, sistema sanitario al limite? Dagli allo straniero! La verità è che gli stranieri, negli ultimi cento anni, hanno contribuito al benessere della Svizzera. Senza di loro, saremmo qui ancora con l’orologio a cucù.
Il problema è politico. Per limitare gli stranieri bisogna migliorare le condizioni dei residenti.
Più salario e migliore condizioni di lavoro per gli addetti alle cure, ma l’UDC si oppone.
Salario minimo, ma l’UDC boicotta.
Migliorare il trasporto pubblico, ma l’UDC è contraria .
Investire nella formazione e nella ricerca, ma l’UDC sostiene i tagli.
Limitare la speculazione edilizia e promuovere abitazioni a prezzi contenuti, ma l’UDC non vuole.
Far pagare più tasse ai super ricchi e attuare politiche di redistribuzione, ma l’UDC si oppone sempre!
La Svizzera non ha bisogno di xenofobia e di razzismo, ma di politiche sociali ed economiche che migliorino la qualità della vita dei suoi cittadini e dei residenti che qui lavorano. C’è bisogno di guardare avanti con mente aperta e non di riproporre le rancide ricette degli anni settanta.
Fabio Dozio, Naufraghi, 15.06.26


