Guidare l’esercito svizzero è pericoloso. Nella classifica degli scandali milionari l’ex ministra vallesana merita il bronzo. Chaudet mantiene l’oro e Gnägi l’argento.


Ormai l’hanno capito anche i politici e i commentatori di Palazzo, sempre ligi e benevoli. Viola Amherd sale sul podio dei ministri responsabili di scandali avvenuti (e in corso) al Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS)

Al primo posto, da metà degli anni sessanta, Paul Chaudet, responsabile – assieme al capo di stato maggiore generale e al capo delle forze aeree – dello scandalo Mirage. Il caccia francese che doveva costare 871 milioni di franchi, per 100 giocattolini, e causò uno sforamento di 576 milioni. Morale: invece di 100 se ne acquistaronoi 57, non tutti utilizzati come caccia. Chaudet e capo dell’aeronatica dimissionati, l’altro licenziato.

Sul secondo gradino Rudolf Gnägi, vittima del Panzer 68, 654 milioni di franchi per 170 trabiccoli. Un carro armato svizzero che ne faceva di tutti i colori: se si accendeva la radio girava la torretta,  gli autisti dovevano indossare la maschera antigas, per inserire la retromarcia bisognava fermarsi, se si azionava il riscaldamento il cannone sparava. Insomma, i nostri gallonati si sono arresi e lo hanno definito “inadatto al combattimento”.

Viola Amherd merita la medaglia di bronzo. Anche per la faccia che ha esibito in questi anni (“persona sfrontata, che resta impassibile anche se sbugiardata”): ha firmato un contratto poco chiaro quando il Controllo federale delle finanze aveva messo in guardia sul prezzo ballerino e ha evitato la votazione popolare, prima dell’acquisto, negando un diritto democratico.  I difetti dell’ F-35 non si limitano al prezzo. Musk ha definito “idioti” chi lo costruisce, quando i droni possono fare meglio. Sul caccia sono state rilevate una montagna di carenze tecniche, fa troppo rumore per cui volerà poco, i costi d’esercizio sono esorbitanti, dipende dagli USA per gli strumenti digitali, come giustificava Amherd: “Quando si acquista un aereo è del tutto normale che si creino delle dipendenze”.

Il DDPS è allo sbando anche per una serie di inconguenze, incapacità, errori: la lista è lunga! Perciò Amherd ha dimissionato, partita senza che nessuno la rimproverasse, e con lei il quasi generale Süssli, il capo delle forze aeree e quello dei servizi. Un fuggi fuggi di tutta la compagnia grigioverde impelagata negli scandali.

Noi ripetiamo da anni che Viola Amherd era sul seggiolino eiettabile. Ora cominciano a capirlo anche a Berna. Il Corriere del Ticino, a tre anni dalle rivelazioni sul prezzo ballerino da parte del Controllo federale delle finanze, afferma: “Dalle indiscrezioni si è passati a una certezza”. Buonanotte! Poi chiarisce: “Il malcontento e lo sconcerto si possono capire, specie nell’ottica del contribuente, ma bisogna tenere  i nervi saldi e non farsi guidare da considerazioni ideologiche che non portano da nessuna parte”. Sforare di un miliardo, almeno, il costo per un caccia che ha un mucchio di difetti e aver negato al popolo la possibilità di decidere, è “ideologia”: caro contribuente, tieni i nervi saldi, taci e paga!

Il Tages Anzeiger riconosce, almeno, la “debakel” di Viola Amherd. E ricorda che in un primo momento i caccia dovevano costare 5 milioni di franchi, che Amherd non è stata trasparente e che ha avvertito il Consiglio federale in ritardo. Ora, secondo il TA, ci sono due prospettive: comperare meno aerei per restare nei 6 miliardi (vedi Mirage), oppure far decidere al popolo se concedere l’aumento di spesa. Quest’ultima proposta è contenuta in una mozione inoltrata a Berna il 19 giugno dai socialisti (“Garantire il controllo democratico in caso di eventuali costi supplementari legati all’acquisto degli aerei da combattimento”).

In verità, un Consiglio federale avveduto e intraprendente dovrebbe annullare l’acquisto dei caccia!

A proposito di votazioni. La spesa dei 6 miliardi è stata approvata dal 50,1 % dei votanti nel 2020. Poi c’è stato il successo della seconda raccolta firme che intendeva bloccare l’acquisto dell’apparecchio americano. Ma il Consiglio federale, in barba ai diritti democratici, ha firmato il contratto d’acquisto evitando di dare l’ultima parola al popolo, senza accertarsi che tale contratto garantisse il prezzo fisso. ( “È stato un malinteso” dicono a Washington, come se si trattasse di acquistare un aspirapolvere).

Possiamo sperare che gli F-35 verranno rottamati, andando al voto. Un sondaggio Tamedia di aprile (prima delle recenti ammissioni dello scandalo da parte del Dipartimento) rivela che i due terzi degli intervistati si oppone all’acquisto del caccia americano.

La storia dell’esercito svizzero dovrebbe far riflettere a mente lucida. È un catalogo di errori, lacune, corruzione, incompetenze e conferma l’inutilità dell’esercito: come diceva il quasi generale Thomas Süssli, in caso di guerra dopo quindici giorni si consegnerà alla NATO. Che ce ne facciamo di questo buco grigioverde che si mangia miliardi di franchi sottratti alla cura della popolazione, alla formazione e alla ricerca, alla protezione dell’ambiente?
Che ce ne facciamo?!

Tratto da Naufraghi del 29.06.25