Stavolta la candidata del Partito Popolare Socialista (sinistra radicale), in coalizione con i verdi, Sisse Marie Welling, ha sconfitto la candidata del Partito Socialdemocratico, che la “quasi thatcheriana” primo ministro Frederiksen aveva fatto dimissionare dal governo proprio per farla diventare sindaca della capitale. La premier danese è sicuramente l’esponente più moderata della socialdemocrazia europea: dal pugno duro contro l’immigrazione al sostegno incondizionato (attraverso armi e denaro) a Kiev, passando per il non riconoscimento dello stato di Palestina a un approccio muscolare contro i sindacati.
Pensando a quanto aveva fatto la socialdemocrazia scandinava nel secolo scorso, di socialdemocratico (pur moderato) nelle posizioni di questa primo ministro più di destra che di centro è rimasto ben poco. E ora finalmente la fattura è arrivata: oltre la capitale, i socialdemocratici hanno perso molti altri comuni ed oltre 6 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni comunali. Al di là delle particolarità locali, questo risultato segnala un certo “vento di radicalità” che sta soffiando per fortuna, come si sta dimostrando in tutte le tornate elettorali recenti, compresa quella olandese.
La prossima tappa potrebbe essere Berlino, dove si voterà tra qualche mese. Anche lì una candidata della Linke sfiderà un candidato della SPD, con buone probabilità di riuscita. Una vittoria della sinistra radicale a Berlino, tenuto conto della storia particolare di questa città, avrebbe un grosso significato politico.

