“Della legge me ne frego” ha sostanzialmente detto colui che rappresenta le Istituzioni in Ticino, continuando per anni a revocare permessi malgrado il Tram continuasse a bocciare l’operato della Sezione della popolazione cantonale. Se, giustamente, sono partite interpellanze sull’agire del governo, di Gobbi e dell’Ufficio ricorsi del CdS, c’è una persona a cui non sono stati tributati i giusti onori nel caso in questione.
L’accelerazione della politica persecutoria e di revoca dei permessi ha una data precisa, il 2016, anno in cui il Gobbi riuscì a disfarsi del vecchio capo dell’ufficio immigrazione, Attilio Cometta, per istallarvi un suo fedele esecutore, tale Thomas Ferrari. L’assoluta diligenza di Ferrari nell’applicare il credo del capo di una politica vessatoria verso gli stranieri trova facili e puntuali riscontri in tutte le statistiche cantonali relative alla relazione migranti-autorità. Da quell’anno sono raddoppiati i permessi revocati, il Tram si è infuriato per le revoche inutili e illegali ed è stato praticamente azzerato il numero dei casi di rigore umanitari chiesto dal Ticino a Berna. Insomma, se Gobbi era il mandante, Ferrari era il braccio esecutore.
Indovinate dov’è finito ora il buon Ferrari, dopo esser stato sostituito lo scorso anno a capo della Sezione della popolazione da Silvia Gada, la signora vista a Falò? Il Gobbi ha messo Ferrari a capo della Polizia Giudiziaria. Potete ora immaginarvi quali siano le nuove priorità dell’importante sezione investigativa delle forze inquirenti ticinesi.

