Commentando la bocciatura popolare dell’iniziativa “Per il rimborso delle cure dentarie”, Gianni Righinetti, propagandista indefesso di Amalia Mirante (gatta ci cova?), ha definito “folle idea di un’assicurazione obbligatoria cantonale” quanto era proposto dagli iniziativisti.

Peccato per lui che soluzioni simili siano già da tempo state adottate dalla maggioranza dei paesi civili. Ultima, in ordine di tempo, la Danimarca che proprio in quella settimana, con il nuovo governo appena uscito dalle ultime elezioni, ha introdotto la copertura delle spese dentali in quel paese. Il buon Righinetti magari non si è neanche accorto che la “folle proposta” era sostenuta da quasi un centinaio di medici e dai principali rappresentanti della Facoltà di Medicina dell’USI. A sostenere il No c’era solo la casta dei dentisti, qualche sparuto medico (soprattutto No-Vax) e naturalmente tutta la destra economica e politica del cantone.

Non fa di meglio il deputato liberale radicale Patrick Rusconi che si era occupato dell’iniziativa sia in commissione sia nel plenum. Secondo lui, che era stato relatore del rapporto di maggioranza, il punto debole dell’iniziativa era che “era troppo generica”. Quindi non si sapeva bene cosa avrebbe coperto. Rusconi dovrebbe sapere che ogni iniziativa popolare, generica per definizione, non può sicuramente specificare quali saranno i trattamenti coperti dall’assicurazione: è lapalissiano, per chi mastica anche solo un po’ la civica.

Tutto ciò avrebbe dovuto essere definito in una legge, che il Consiglio di Stato e il Parlamento avrebbero dovuto preparare. Invece la maggioranza borghese, il Governo e il Parlamento, sempre in combutta con la casta dei dentisti, han dapprima ignorato per 11 anni la trattanda, aspettando il momento più opportuno, che era ora arrivato con l’attuale crisi delle casse malati. Si sono poi inventati la scappatoia di trasformare l’iniziativa in articolo costituzionale che, come tale, poteva molto facilmente essere accusato d’essere troppo generico.

Se poi, per pura sfortuna loro, sarebbe stato accettato: niente di grave, l’attuazione l’avrebbero sicuramente rimandata alle calende greche come è avvenuto per quasi 50 anni per l’assicurazione maternità, sempre da parte delle stesse forze politiche. Che tra l’altro sono le stesse che si oppongono a una riforma radicale della LAMal, il cui disastro in questo caso è venuto molto utile come spauracchio demagogico per convincere la popolazione a votare No. E poi ci si lamenta che la gente non vuol più saperne di politica?