Francesca Verda, già giudice al Tribunale penale cantonale (TPC), destituita sull’onda del noto caos, ha deciso di darsi alla politica con l’UDC. Liberissima di farlo. In una lunga intervista con il CdT (9 maggio) fa però alcune affermazioni molto sorprendenti.

La sua scelta sarebbe “guidata dall’etica”. Ohibò. L’etica dei respingimenti dei migranti a costo spesso anche di separarne le famiglie? L’etica delle iniziative contro disabili e disoccupati? L’etica del sostegno al genocidio a Gaza? L’etica della non sempre celata xenofobia, che spesso sfocia poi nel razzismo?

Nella stessa intervista impariamo anche che l’UDC sarebbe “il partito senza slogan”. C’è da chiedersi se l’ex-giudice, rimasta troppo a lungo nelle sale ovattate dei tribunali, abbia perso il contatto con la realtà. Se si facesse la domanda ad una folta schiera di osservatori della politica svizzera “qual è il partito che vive soprattutto di slogan?”, non c’è dubbio che quasi tutti risponderebbero all’unisono “l’UDC”.

Ma l’ex-giudice ha letto il fogliaccio “immigrazione”, arrivato in tutte le case quale parte della campagna stramilionaria (finanziata da alcuni miliardari che comandano l’UDC a bacchetta) a favore dell’iniziativa del caos? Neanche l’innominabile Quadri riesce, a proposito di slogan, a far peggio sul suo fogliaccio domenicale.