È doverosa una spiegazione, dato che gran parte del pubblico manco si era accorto dell’esistenza della rivista patinata destinata ai borsoni con servizi esclusivi su dress code appropriato e posate argentate per essere alla page con “chic nic”, la versione snob del picnic. La mente creativa del flop editoriale in un cantone dove un terzo dei residenti è a rischio povertà è l’emblema del nepotismo ticinensis, di colui che porta il nome di un vecchio sindaco luganese tanto per marchiare l’eredità dinastica fin dalla nascita. Privo di alcun merito sul campo, il suddetto personaggio approda alla direzione del gruppo editoriale unicamente per spinte dinastiche. Si ricorda al gentile pubblico che l’aristocrazia fu costretta ad abdicare proprio perché si succedettero degli incapaci al loro comando.

Il problema è che questi cadono sempre in piedi su soffici materassi ripieni di soldi, mentre ai semplici sudditi toccherà iscriversi alla disoccupazione. Autorevoli voci del palazzo aristocratico mediatico infatti, sussurrano pesanti ristrutturazioni all’interno dell’intero gruppo che pagheranno i semplici sudditi lavoratori, mica gli incapaci sbroja manager. Avvertenza, si giustificheranno dando la colpa alla crisi della carta stampata, dei costi materie prime e bla bla bla. Sia mai ammettere il fallimento del nepotismo.