Il Tages Anzeiger ha rivelato a metà luglio che: “Il Consigliere federale Albert Rösti non è l’unico a temporeggiare sulla protezione del clima. La Confederazione deve diventare neutrale dal punto di vista climatico: è questo che vuole il popolo. I documenti dimostrano che l’amministrazione federale oppone un’ampia resistenza”. Non ci sono dubbi che “Ölbert” Rösti dimostri qualche fatica nell’applicazione della nuova legge sul clima e l’innovazione, accettata dal popolo nel giugno dell’anno scorso con un ampio consenso (59,1%). Si tratta pur sempre dell’amico degli idrocarburi e dell’ex presidente UDC che ha sostenuto le battaglie contro le leggi a protezione dell’ambiente. La triste novità è che anche l’Amministrazione federale, che secondo la legge deve avere “emissioni nette zero entro il 2040” e avere “una funzione di esempio” sulla protezione del clima, fa resistenza con un ampio fronte. Nell’autunno scorso è stato varato un piano che prevedeva che l’Amministrazione federale riducesse le proprie emissioni dirette e indirette di gas serra di almeno il 50% dal 2030, di almeno il 90% dal 2035 e del 100% dal 2040. Il comportamento della Confederazione dovrebbe essere un modello, un esempio per l’economia privata. Invece si temporeggia, si frena e si boicotta la volontà popolare con la scusa che non ci sono i soldi. Il Tages Anzeiger rivela che le maggiori riserve giungono dall’amministrazione finanziaria del dipartimento delle finanze di Karin Keller-Sutter. Naturalmente la motivazione è la solita: “la situazione estremamente difficile delle finanze federali” impone di rallentare e aspettare stime solide sull’impatto finanziario delle misure di riduzione dell’inquinamento. Anche il dipartimento della Difesa, retto da Viola Amherd, ha opposto resistenza. Carri armati, camion grandi e piccoli, per non parlare degli inutili jet, sono superinquinanti e quindi la Viola grigioverde chiede di poter beneficiare di obiettivi meno severi. Preoccupazioni ha sollevato anche l’Ufficio federale delle strade, che ha definito non realistico il calendario per la riduzione delle emissioni. L’USTRA lamenta che non sia stato stanziato alcun budget a “livello di ufficio federale” e che quindi l’acquisto dei certificati di compensazione delle emissioni di carbonio inciderebbe sul bilancio della gestione delle strade nazionali. Perla finale: l’Amministrazione federale delle finanze ritiene che “molte unità amministrative non sono attualmente preparate in modo adeguato per affrontare la sfida associata alla funzione esemplare”. Perciò chiedono di eliminare questo impegno dall’Ordinanza sulla protezione del clima. Dunque, la Confederazione non è un esempio e non fa i compiti. In nome del risparmio si sabota la volontà del popolo e si snatura la democrazia. Il direttore generale dell’Associazione svizzera per la protezione del clima Oliver Daepp ha dichiarato al Tages Anzeiger: “Chiedere eccezioni e ulteriori riduzioni è semplicemente un rifiuto di lavorare e una presa in giro per molte aziende che giustamente vedono questa trasformazione come una grande opportunità”. È chiaro che la decarbonizzazione è un compito impegnativo, ma le conseguenze dell’inazione sono “semplicemente devastanti”. Per protestare contro gli intralci all’applicazione della legge da parte dell’Amministrazione federale, gli attivisti per il clima consegneranno a settembre una petizione che invita Rösti a darsi da fare per far rispettare la volontà del popolo. Intanto, a Berna, qualcosa si muove, anche se in ritardo. Infatti: “Nella sua seduta del 14 agosto 2024, il Consiglio federale ha discusso su come svolgere il proprio ruolo esemplare nel settore energetico e ambientale. Il Collegio ha incaricato l’Amministrazione federale di presentare le misure necessarie alla riduzione delle sue emissioni dirette e indirette e di quantificarne i costi”. Vedremo se l’Amministrazione sarà in grado di rispettare la legge e la volontà dei cittadini.
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Meno soldi più CO2, ovvero il mito del risparmio contro la volontà popolare
La democrazia semidiretta svizzera dovrebbe funzionare così: se il popolo decide in votazione, Governo, Parlamento e Amministrazione federale mettono in atto quanto deciso. Questa è la favoletta elvetica che ci raccontano. Poi le smentite in questo ambito non si contano.
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