C’è da sperare che il nuovo presidente Petro, per la prima volta c’è un progressista al potere da centinaia d’anni, riesca a modificare la situazione.
Nel nord del continente ci si limita invece, per così dire, a rendere la vita impossibile ai sindacalisti. Questo soprattutto ora che negli Stati Uniti c’è stata una grossa ripresa delle lotte sindacali, soprattutto nel settore della logistica e del commercio a distanza, come presso il famigerato conglomerato Amazon. Siccome però in quel paese non esiste nessuna protezione dei sindacalisti, anzi in molte aziende è proibito iniziare un’attività sindacale, la politica usata correntemente è quella dei licenziamenti, che da quelle parti sono possibili per qualsiasi ragione, vera o inventata che sia. Negli ultimi 12 mesi sono stati quindi all’incirca mille i lavoratori licenziati a causa di attività sindacali. E nella maggioranza dei casi, non si trattava di sindacalisti professionisti, ma spesso erano semplici lavoratori che cercavano d’iniziare un’attività sindacale nella loro azienda.
Il mio commento di fronte a questa realtà è superfluo. Molto probabilmente il tutto peggiorerà nei prossimi mesi, dato che il capo della FED ha annunciato che le misure da lui prese, ufficialmente per combattere l’inflazione, provocheranno “sudore e sangue” alle famiglie popolari.

