Nell’esclusivo quartiere di Palm Jumeirah ha comprato casa anche R. Kadyrov, il leader delle milizie cecene alleate di Putin. La sua sorvegliatissima dimora è nelle vicinanze del Kempinski Hotel, dove vive la ex prima ministra ucraina Yulia Tymoshenko, già speranza “della rivoluzione arancione” di Kiev, e il cui mega yacht naviga tra Montecarlo e Dubai. Ci sono però soprattutto migliaia di figli di ricchi e superricchi ucraini e russi, che naturalmente sono riusciti a sfuggire a qualsiasi reclutamento. Diversi di loro hanno aperto discoteche o ristoranti, nei quali vengono offerti piatti tipici dei loro paesi d’origine. Il corrispondente del Manifesto descrive in modo molto colorito come questi giovani nababbi si ritrovino molto spesso, nella discoteca dell’uno o dell’altro, a far festa assieme. La regola principale è “non parlare della guerra”. Chi lo fa viene considerato molto poco chic.
Tutto ciò conferma la vecchia regola che le guerre vengono decise dai potenti per i loro interessi, ma a morire sono i poveri diavoli, la cui situazione di sfruttati è molto simile in entrambi i campi. Per chi anche qui da noi ha avuto la possibilità di valutare il comportamento e lo stile di vita di una parte dei “rifugiati” ucraini, questo reportage del Manifesto risulta meno sorprendente. Eh sì che la sfrontata Keller-Sutter ha ripetutamente detto che questi sono “i rifugiati di una vera guerra”, contrariamente a quelli che vengono dall’Iraq, dall’Afghanistan, dalla Siria, dalla Libia, ecc.!

