La torrida estate ha segnato un disastro probabilmente mai vissuto sin qui nella politica ticinese. Tra vari “arrocchini ed arrocchetti” (scandalini e scandaletti) si è arrivati allo “Zaligate” che ha fatto parlare tutta la Svizzera e anche i giornali della vicina repubblica. 

Tra gli sconcertati cittadini ticinesi sembra ormai prevalere l’atteggiamento, che il direttore della Regione Daniel Ritzer, con il suo passato argentino, pensando alla crisi di allora a Buenos Aires, ha sintetizzato con il famoso “Que se vayan todos!”. E sul finire, con l’ennesima ondata di calore, abbiamo avuto due “novità”, poco rinfrescanti.

D’una parte Lega e UDC, dopo aver per mesi spergiurato che mai più alle prossime cantonali avrebbero avuto una lista comune, improvvisamente, di fronte al pericolo di perdere qualche “cadrega”, si stanno riabbracciando. Niente di nuovo: quando si tratta di salvare il potere, la destra supera qualsiasi differenza o barriera (vedasi quanto capita nel fantomatico governo di “lunghissima” durata della ducetta Meloni).

Poi è arrivata, e non è stata una barzelletta, la notizia del grande rientro in politica di Sergio Savoia, che questa volta con la sua terza o quarta casacca, si presenterà con “Avanti con Ticino&Lavoro”, quindi con l’Amalia, ormai stabilmente ancorata nell’ala destra della politica cantonale (Mirante: ad ogni modo NO a proposte PS! Q61: pag. 34, 2026; Mirante: a destra dell’UDC? Q62: pag. 30, 2026).

A suo tempo, Savoia distrusse i Verdi, che stanno ancora subendone le conseguenze. C’è solo da sperare che gli riesca di fare lo stesso con la sua nuova formazione politica.