L’UDC ha sempre cercato di tagliare, con tutta una serie di scuse, l’aiuto ai paesi più poveri, anche se ad ogni discussione sui rifugiati migranti continuano a ripetere il loro ritornello “aiutiamoli a casa loro”, che alla fine risulta così essere semplicemente una menzogna.
Cassis, da quando è responsabile, ha ristrutturato tutto il settore, tagliando parte dei programmi in America Latina (che erano stati tra i più lodati dalla comunità internazionale) e ridirigendo i capitali soprattutto verso l’Africa ed in parte il Sudest asiatico. La grande novità nel messaggio per gli anni 2025-2028, che è ora in consultazione presso i cantoni e tutte le associazioni coinvolte, è che si propone di togliere ben 1.5 miliardi a questi progetti d’aiuto per investirli nella “ricostruzione dell’Ucraina”.
È questa una conseguenza della famosa conferenza di Lugano, dove si erano fatti avanti soprattutto i colossi che vorrebbero guadagnarsi un posto nel ricostruire l’Ucraina, dopo aver in parte finanziato la sua distruzione, prolungando il più possibile la guerra, per garantire grandi profitti al settore dell’energia e delle armi. Sicuramente la ricostruzione dell’Ucraina, quando sarà possibile, diventerà un affare colossale, anche perché nel frattempo il governo di Kiev ha svenduto gran parte del territorio ai grandi monopoli internazionali, a partire da BlackRock, la più grande società d’investimento che ha una cifra d’affari di dozzine di volte quello del PIL svizzero.
Unanime le critiche a questa proposta da parte delle associazioni che si occupano dell’aiuto all’estero. Questa piacerà però molto ad UDC e liberali, nonché ai grandi circoli economici svizzeri che già sognano lauti profitti.

