Scopo di questi incalzanti tampinamenti non può essere che la deliberata volontà di stufare i richiedenti, cosicché magari poi lasciano perdere e/o di creare in loro la degradante impressione che stiano chiedendo la carità e non invece esercitando un loro sacrosanto diritto. Queste ed altre persone ci hanno confermato di non poterne più di questa tattica vessatoria, imbastita su una serie di cavilli burocratici.

Facciamo un esempio concreto tra i vari che ci sono stati riferiti: cittadino svizzero, impiego precario, guadagno poco al di sotto dei 4000 Fr. mensili, nessuna sostanza, convivente senza entrata fissa, un figlio. Parrebbe un caso da manuale a cui concedere immediatamente i sussidi per i premi di cassa malati. Invece no, richieste dopo richieste, anche quando non c’è proprio più niente da chiarire. E nel frattempo i mesi passano ed i premi, sempre più salati, devono essere pagati. Intollerabile.

All’apice del movimento del 68 si ripeteva lo slogan che “la burocrazia doveva servire il popolo”. Anche se continueremo sino alla fine a sostenere con grande convinzione la lotta degli statali per impedire che vengano defraudati della pensione a cui hanno diritto, non possiamo non notare che talora oggi si ha l’impressione che sia invece “il popolo a servire i burocrati”. E questo non aiuta sicuramente nella lotta per salvare le pensioni.