Si poteva però sperare che la scelta venisse fatta in modo da favorire gli interessi nazionali più importanti. La decisione è avvenuta difatti poco dopo il fallimento dell’accordo quadro (che noi abbiamo combattuto, anche se il Consiglio Federale nell’occasione si è comportato da elefante decerebrato), per cui le relazioni con l’UE erano molto tese e per noi si trattava di limitare i danni. Questo soprattutto nel settore della ricerca, fondamentale per il nostro paese. L’UE ha subito minacciato di espellerci dai programmi di ricerca europei, cosa che poi ha fatto davvero (e parliamo di un vero disastro: non solo perché ci sono 100 miliardi in gioco, ma perché indubbiamente ciò indebolisce di molto la ricerca svizzera, settore fondamentale per il nostro benessere).
Cosa fa il Consiglio Federale in questa situazione? Invece di scegliere uno degli aerei da combattimento europei, sceglie l’americano F35… A Bruxelles molti commentatori hanno subito reagito arrivando addirittura a dire «la Svizzera ha mostrato il dito medio all’UE».
Non è che le aspirazioni militari dell’UE ci piacciano. Ma non potrebbe esserci niente di peggio che dipendere dal Pentagono e dalla CIA. Questo ci ricorda quanto capitato dopo la seconda Guerra Mondiale: allora gli Stati Uniti chiusero due occhi sulle nefandezze elvetiche a proposito degli averi ebraici, a condizione che la Svizzera li aiutasse nella Guerra Fredda che gli USA si apprestavano a scatenare contro l’Unione Sovietica. Tant’è vero che caduto il muro di Berlino, gli USA risollevarono il problema. Qual è la contropartita che Biden ha chiesto questa volta, quando ha incontrato Parmelin e Cassis a Ginevra?

