La maggioranza di centrodestra del Parlamento è ormai scatenata nell’aumentare le spese militari sfruttando l’isteria esistente per la “situazione geopolitica”, che però il nostro Consiglio Federale si guarda bene dal descrivere, ma sicuramente non pensa in primis al genocidio a Gaza.
Sotto sotto, la telenovela ripetuta a iosa, a scanso di prove e di dimostrazioni reali, che se non ci riarmiamo “Putin arriva sino a Lisbona”, viene usata come giustificazione, anche se il riarmo, in Svizzera e in Europa, corrisponde invece ad una necessità creata dalla crisi capitalistica: si cerca così di uscire dal marasma, investendo nel settore militare (lo fece già Hitler a suo tempo!). E noi, oltre ad essere legati al regalo di molti miliardi agli Stati Uniti per gli F-35, ci diamo da fare per aumentare ulteriormente le spese militari, a destra e a manca. E si tratta di miliardi.
Contemporaneamente si taglia brutalmente in diversi settori, tra cui la ricerca, che in fondo è l’unica ricchezza che ha il nostro paese, l’unica che veramente ci può garantire una vera indipendenza. È di pochi giorni fa, un ukase mandato dal Fondo nazionale a tutti i ricercatori svizzeri, con il quale si annunciano chiusure di ben 5 gruppi di progetti di ricerca, nonché ulteriori tagli, non ancora ben specificati, a partire dal 2026. È un bruttissimo segnale.
È ora che il mondo scientifico, al di là dei mugugni e delle incavolature a fondo cieco, si mobiliti. Perché non lanciare una serie di ricercatori quali candidati per le prossime votazioni federali?

