Uno degli obiettivi primari era stato individuato nell’evitare che si ripetesse quel crudele apartheid, che durante l’epidemia di Covid aveva fatto sì che gran parte del Sud del mondo fosse privo dei necessari vaccini, di cui rigurgitava il ricco Occidente, che più tardi inviò addirittura milioni di dosi al macero. Si voleva garantire anche un miglioramento della prevenzione primaria ed il trasferimento delle necessarie conoscenze scientifiche e farmaceutiche tra il Nord e il Sud del mondo.

Dopo estenuanti trattative, i paesi ricchi (gli Stati Uniti sono tuttora membri: la decisione di Trump di uscire dall’OMS sarà effettiva solo a partire dall’inizio dell’anno prossimo) hanno obbligato i 194 paesi membri dell’OMS a limitarsi ad un trattato pandemico pieno di buone intenzioni, di cui come sappiamo è lastricato l’inferno, ma con poche garanzie d’efficacia.

Così quasi non si parla di prevenzione primaria e di cosa si possa fare per evitare l’aumento delle zoonosi. Facendo muro attorno ai diritti di proprietà intellettuale, ai paesi ricchi, produttori dei vaccini, è riuscito di evitare qualsiasi obbligo di trasferimento delle conoscenze, ma anche di formulare garanzie che in futuro tutti possano avere accesso ai vaccini. Una vittoria quasi su tutta la linea dei monopoli farmaceutici e digitali, anche se nelle roboanti dichiarazioni di presentazione, alla conferenza stampa seguita all’accordo, si è cercato di farci credere il contrario.