La Svizzera si prepara a difendersi dall’attacco russo, sembra che gli uomini di Putin siano già a Vinadi e avanzino celermente. La RSI ci tiene aggiornati su questa panzana riferendo puntualmente sulla fitta propaganda del Dipartimento della Difesa.
Per esempio, nell’edizione principale del TG di martedì 14 aprile, ci hanno spiegato, con un servizio d’apertura, che l’esercito svizzero sta tornando sulla buona strada, perché può perfezionare l’acquisto di materiale bellico da Israele. Il ligio corrispondente da Berna, che sembra l’addetto stampa dell’esercito, è felice di comunicare che si acquisteranno i sistemi di comunicazione della ditta israeliana Elbit, legata al Ministero della Difesa di Tel Aviv e, quindi, complice del genocidio in corso contro i palestinesi, della guerra contro l’Iran e il Libano, eccetera, eccetera.
Questi aspetti sono irrilevanti per il redattore in grigioverde, come per i gallonati. La consegna di questi sistemi, che dovrebbero costare 1,92 miliardi di franchi, è in ritardo perché non funzionavano. Sembra che i vertici dell’esercito e del Dipartimento della Difesa facciano di tutto per acquistare armi con difetti manifesti, come il drone (sempre israeliano!) che non vola da solo o quando fa troppo freddo. Anche in questo caso le dichiarazioni degli intervistati sono comiche: “Vogliamo sistemi funzionanti che rispettino esigenze minime”, “certo il sistema potrebbe essere più lussuoso, ma l’importante è che funzioni”. Perbacco, per due miliardi, i gallonati si accontentano di poco: i sistemi funzionano!
Ormai il nostro TG ci ha abituato a interviste in ginocchio. Un arrendevole e muto redattore ha intervistato il professore italo israeliano Della Pergola senza una domanda relativa al genocidio in corso a Gaza. Idem quando è stato interrogato il ministro Cassis a Camignolo. La situazione è preoccupante. Forse rinunciare al giornalismo è una conseguenza della grande paura dell’8 marzo. Ma dopo il voto che ha dato fiducia alla SSR, ci si potrebbe attendere che i giornalisti facciano il loro mestiere, “cani di guardia del potere”, e non si comportino da addetti stampa dell’autorità politica.

