Roberto Scarcella si era già illustrato nella Regione con un suo articolo a proposito dell’iniziativa del PS per limitare i premi di cassa malati al 10% del reddito disponibile, articolo nel quale diceva tutto e il contrario di tutto, ma alla fine faceva capire, in modo neanche tanto subliminale, che sarebbe forse stato meglio votare No. Per fortuna i ticinesi sono stati di un’altra opinione.

Recentemente (18 ottobre) in un editoriale sui vari premi distribuiti ultimamente, Scarcella commenta anche il Nobel per la Pace assegnato alla venezuelana María Corina Machado, scelta che, bontà sua, Scarcella riconosce che ha indignato molti. Lui si sente però di difenderla, anche se ammette che “abbia zone d’ombra”, ma “qualche compromesso bisogna pure accettarlo se si vuole sconfiggere Maduro”.

Senza voler difendere quest’ultimo, che sicuramente in gran parte ha rovinato tutto ciò che Chávez aveva fatto, prendere la difesa della Machado è veramente inaccettabile. Non solo questa aveva già partecipato nel 2002 al tentato e fallito colpo di stato contro Chávez, ma dopo la prima e regolare elezione di Maduro era stata l’istigatrice principale delle violentissime proteste che avevano scatenato una guerra civile, dove la maggior parte dei morti non sono stati attribuiti alle forze dell’ordine, ma piuttosto alle violenze dell’opposizione.

Machado è sicuramente una fascista: uno dei suoi idoli è Pinochet e se arrivasse al potere quasi sicuramente ne applicherebbe i metodi. Più volte, anche molto recentemente, ha invocato un’invasione militare da parte degli Stati Uniti a cui ha promesso di cedere per un nonnulla tutta la ricchezza petrolifera, se lei arrivasse al potere. La ciliegina sulla torta è poi il suo sostegno incondizionato al genocidio di Netanyahu: già anni fa aveva espresso la sua grande simpatia a Bibi, ripetuta ancora ultimamente, con molte congratulazioni per quanto fatto a Gaza.