Se la bocciatura dell’iniziativa sul finanziamento di materiale bellico era forse prevedibile, la sconfitta dell’iniziativa “Multinazionali responsabili” è stata un boccone amaro per i moltissimi Svizzeri che in questi anni si sono mobilitati al suo sostegno. Un boccone reso ancor più amaro dalla maggioranza ottenuta nel voto popolare ma che non è bastata a fronte dell’opposizione della maggioranza dei cantoni.

Il solito blocco di cantoni reazionari della Svizzera centrale e orientale è stato decisivo, ma sarebbe riduttivo incolparli per questo risultato. A decretare la sconfitta dell’iniziativa “Multinazionali responsabili” sono state piuttosto la ferma opposizione del Consiglio federale e la massiccia campagna di bugie e disinformazione costruita ad arte dai circoli padronali e finanziari del nostro paese. Ancora una volta, insomma, il capitale batte la società civile.

Durante questa campagna, i nostri Consiglieri federali si sono confermati “servi del padrone” – alla faccia di chi insiste a chiamarli “sette saggi”. Se i ministri UDC non hanno portato grandi sorprese, il duo (turbo-)liberale Keller-Sutter – Cassis si è invece distinto per la sua clamorosa campagna di fake news. Evidentemente, anche il più timido accorgimento all’ortodossia neoliberale costituisce per lor signori un intollerabile affronto che giustifica il ricorso alle menzogne più spudorate. Ma a voler essere del tutto onesti, anche il “socialista” Berset non è uscito molto bene da questa campagna, con i suoi ripetuti inviti ad opporsi all’iniziativa. Si capisce perché nel 2011 l’assemblea federale a maggioranza di destra lo preferì al più profilato Pierre-Yves Maillard…

Il capitale svizzero conferma dal canto suo di non essere in grado di accettare neppure un’iniziativa modesta come questa, che avrebbe offerto maggiori diritti ai popoli del sud del mondo in cambio di una timida limitazione della ragion economica. EconomieSuisse, USAM & co. considerano qualsiasi proposta della società civile come un’inaccettabile intromissione. Anche un’iniziativa come questa, ideata e sostenuta da ambienti che difficilmente possono essere considerati “bolscevichi” (da Dick Marty a diversi imprenditori, dalla chiesa evangelica al PPD ticinese), si è così meritata una campagna di disinformazione professionista affidata agli specialisti di comunicazione della società furrerhugi (come riportato da Area lo scorso 17 novembre). 

Malgrado la delusione, però, ci sono anche buone ragioni per essere fiduciosi per il futuro. La campagna originale e coinvolgente organizzata dal comitato d’iniziativa ha fatto venire i sudori freddi agli ambienti padronali e finanziari del nostro paese, come non succedeva da molto tempo. La strada per ottenere dei successi è segnata, non resta che seguirla apportando i dovuti correttivi. In primis, investendo maggiormente nei canali di controinformazione che permettano di sbugiardare le menzogne di EconomieSuisse e i suoi lacchè in Consiglio federale. Perché come ci ha insegnato questa campagna, lo scontro con il capitale non è mai un pranzo di gala.