Nella sua rubrica su “La Domenica” del 18-05-25 Andrea Stern da un ulteriore prova di voler confondere ruoli e vittime quando scrive della guerra di sterminio che il regime di Netanyahu conduce contro il popolo palestinese. In passato l’avevamo già reso attento al suo uso poco corretto dei termini quando scrive su questo tema. Non possiamo fare a meno di pensare che lo fa con intenzione, seguendo la terminologia ideologica imposta a sua difesa dal regime sionista. 

Cominciamo con il termine usato il più frequentemente: “antisemitismo”. Questo epiteto viene affibbiato dai sionisti a chi osa criticare la loro politica, lasciando sottintendere che così si inserisce nella triste scia dei pogrom e dell’Olocausto: “per dare contro all’ebreo”, come scrisse Stern. Siamo sicuri che egli dovrebbe sapere che non solo gli ebrei sono un popolo semita, bensì anche gli arabi, gli aramaici e gli assiri, tutti “figli di Abramo”. Questo fatto smaschera il termine di “antisemitismo” per quello che è: rozza propaganda, diffusa dai sionisti per mettere alla gogna chi li critica .La guerra a Gaza e nei territori occupati da Israele rappresenta dunque una lotta fratricida.

Urlare la nostra rabbia contro il genocidio sionista nel silenzio compiacente e complice del governo svizzero e di quelli europei e statunitense è quello che siamo obbligati, ma anche ridotti, a fare.

Non ci faccia ridere (per non piangere), Signor Stern, con la sua idea che una bella canzonetta a due – israelo-palestinese (“canta che ti passa”) – a Basilea (come avvenuto a Sanremo) avrebbe stoppato le continue aggressioni dei caccia e dei carri armati degli “IDF” (Israel DEFENSE Forces), oltre che l’uso della fame e della sete come arma di guerra.

No, Signor Stern, la storia non l’abbiamo imparata su tik-tok e per noi il conflitto israelo-palestinese non è cominciato il 07-10-2023, una specie di “Pearl Harbour israeliano” – “let it happen” – ma negli anni dopo la Prima Guerra Mondiale, quando la Palestina, sotto il mandato di protezione della Gran Bretagna cominciava ad essere invasa da ebrei alla ricerca della “Terra Promessa”, terra promessa loro da Theodor Herzl, il fondatore del Sionismo. Per crearsi il loro spazio vitale gli immigranti ebrei cacciarono con metodi brutali i palestinesi dalle terre che quest’ultimi abitavano da secoli (Nakba). Il futuro primo ministro israeliano Menachem Begin, negli anni quaranta era a capo di un organizzazione terrorista (Irgun) che di stragi ne ha compiuto parecchie. Chi condanna – come noi – certi metodi di Hamas, dovrebbe condannare anche i crimini di guerra del regime di Netanyahu comprese le uccisioni mirate di centinaia di medici e giornalisti.

Voler poi costruire una simmetria delle vittime – “i bambini di Gaza” contro i bambini di Israele? – oltrepassa il limite di ogni decenza.

Se Lei, Signor Stern, volesse sincerarsi che non siamo soli a criticare il Sionismo, legga il libro “Antisionisme: une historie juive” che porta le testimonianze di personaggi ebrei: Hannah Arendt, Martin Buber, Judith Butler e molti altri. Una recensione del libro si trova nel Quaderno 53.