Quando, lo scorso 14 di aprile, è brillantemente rieletto sindaco di Bioggio, Eolo Alberti, fedele al nome che porta, ha il vento in poppa.

La sua lista “Lega/UDC-Libertà e Trasparenza” ha ottenuto quasi il 50% dei voti e possiede la maggioranza assoluta dell’esecutivo comunale. Nel comune del Malcantone l’opposizione, anche in Consiglio comunale, è sempre più marginale e Alberti, più che un sindaco, assume le sembianze di un signorotto locale capace di governare il suo feudo come meglio gli pare. Un dominio assoluto che, però, proprio in quei giorni di aprile, nei meandri nascosti dove politica e affari si incontrano discretamente, comincia ad affievolirsi.

Affabile, istrionico, Eolo Alberti era solito stringere mani e sorridere a tutti. In qualche modo era riuscito a far dimenticare i suoi guai giudiziari che, nel 2004, lo portarono ad una condanna per appropriazione indebita, ricettazione e riciclaggio quando era sindaco di Cimo, oggi frazione di Bioggio. Sicuro di sé, malgrado il chiacchiericcio sul suo operato si facesse sempre più forte, il 7 agosto scorso Eolo Alberti ha postato un tramonto con la classica didascalia: “Rosso di sera bel tempo si spera”. Due giorni dopo, il politico è stato arrestato. La procuratrice pubblica Chiara Borelli ipotizza nei suoi confronti i reati di amministrazione infedele e appropriazione indebita. La cronaca giudiziaria ticinese ha così potuto alimentare un’estate fino ad allora avara di notizie di rilievo. Sospeso da sindaco, sospeso anche dall’incarico di consigliere d’amministrazione dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC), in molti hanno cercato di capire i retroscena che hanno portato a questo “clamoroso” arresto.

L’indagine giudiziaria dovrà ora fare il suo corso. Una cosa è però certa: il caso mette in luce un’imbarazzante sovrapposizione tra attività politica e interessi privati. Il tutto in un settore altamente redditizio come quello della sanità. Al di là dei fatti penalmente rilevanti – per i quali, per Alberti e per le altre persone coinvolte, vale naturalmente la presunzione d’innocenza – il caso mette in evidenza una versione tutta nostrana dell’intendere la politica: più che “cosa pubblica”, una “cosa nostra” con cui spartirsi poltrone e affari.

Come noto, i fatti che hanno portato all’arresto di Alberti ruotano attorno alla Hospita Suisse Anesthesia Care SA, società con sede a Bioggio che di fatto ha subappaltato per anni prestazioni sanitarie, in particolare nell’ambito dell’anestesia, ai pazienti degenti nelle cliniche ARS Medica di Gravesano e Sant’Anna di Sorengo. Entrambe le strutture fanno parte di Swiss Medical Network, potente gruppo ospedaliero privato svizzero.

A fondare la società ticinese, nel 2014, è il dottor Claudio Camponovo, responsabile del servizio anestesia all’Ars Medica. Al suo fianco, come direttore amministrativo, viene chiamato nel 2016 Eolo Alberti, giurista di formazione e già proprietario (poi sostituito dalla moglie) di una piccola società attiva nella realizzazione e la progettazione di sale operatorie e nella gestione in service di ospedali:

la MHS Medical Service Suisse SAGL di Cimo, oggi in liquidazione. Dopo il periodo buio dovuto alla sua precedente condanna, l’impiego presso Hospita risolleva Alberti che diventa poi sindaco di Bioggio e, dal 2019, deputato in Gran Consiglio.

Nell’autunno del 2023, il Consiglio di Stato decide di nominare Alberti, proposto dal coordinamento della Lega, nel CDA dell’EOC. Un nome che non fa certo l’unanimità, ma il Governo, su spinta di Norman Gobbi, decide di procedere in tal senso. Per accettare la nomina Alberti deve però dimettersi dal Gran Consiglio. Le due cariche, infatti, non sono compatibili per legge. Così come non è compatibile la funzione professionale di Alberti, di fatto operativo per una società, la Hospita Suisse Anesthesia Care, che dipende da una struttura ospedaliera concorrente dell’ente pubblico.

Per questo, con effetto al 31 ottobre 2023, Alberti si dimette da Hospita affermando che non sarà più occupato in altro ruolo all’interno di questa società né nella relativa società madre, la Hospita Suisse Medical System SA, anch’essa di Bioggio. Società madre della quale lo stesso Alberti deteneva delle quote azionarie che sono però state cedute, come si afferma nel messaggio del Consiglio di Stato relativo al rinnovo del CDA dell’EOC dello scorso 18 ottobre. Allo stesso tempo, per evitare conflitti d’interessi, la moglie di Alberti – consigliera comunale per la Lega a Bioggio ha lasciato la funzione di membro ricoperta nella società madre nonché quella in un’altra azienda attiva nell’ambito sanitario, la MHS Medical Hospital System di Cimo.

In primavera, in concomitanza con la sua rielezione a sindaco, iniziano a girare alcune voci sul ruolo di Alberti in seno alla Hospita. C’è chi afferma che, in qualche modo, Alberti avrebbe ancora un ruolo di peso nella società. La cosa era difficile da provare anche se la presenza della moglie del sindaco nei locali dell’azienda non è certo passata inosservata. Ciò non basterebbe però a giustificare i sospetti di reato su cui indaga la procuratrice Borelli. Al centro delle indagini sembrano esserci dei travasi di denari dalle società di Hospita. Soldi che in parte sarebbero finiti per finanziare la campagna elettorale del sindaco, del quale, a Bioggio, tutti ricordano l’invio a tutti i fuochi di una tavoletta di cioccolata con il suo volto sorridente. Altri denari sarebbero poi stati riversati verso un progetto immobiliare in corso nella zona della rotonda delle Cinque vie.

La società che porta avanti il progetto, e che possiede il fondo, è l’Immobiliare 5 Vie SAGL, di Cimo. I suoi rappresentanti e proprietari erano un residente nella stessa frazione di Bioggio, vicino di casa di Alberti nonché unico membro della società in cui era operativa la moglie del sindaco (la MHS Medical Hospital System) e… il dottor Claudio Camponovo. A Bioggio e dintorni, in molti erano convinti che a tirare le fila di questo progetto potesse essere stato lo stesso sindaco, in sostanza socio o ex socio di entrambi. Il vicino di casa, finito lui stesso tra gli indagati, è infatti l’uomo a cui Alberti, stando alla stampa, avrebbe venduto – fittiziamente? – le azioni di Hospita una volta eletto nel CDA dell’EOC.

Il progetto immobiliare, però, avrebbe generato dei costi suplementari. Ed è qui che ci potrebbe essere stato un flusso di denaro illecito dalla Hospita verso l’immobiliare con conseguenti debiti per la società medica. Come detto, si tratta di un’ipotesi. Certo è invece che a fine maggio, Claudio Camponovo ha lasciato questa immobiliare e che la totalità delle azioni della società è stata acquisita da un’altra azienda facente capo alla famiglia Quadroni. Quest’ultima controlla già buona parte degli stabili industriali della piana di Bioggio.

Nelle ultime settimane, le voci su possibili attività illecite di Alberti, oltre che alla magistratura, sono giunte anche alla Lega. Il profilo affaristico del sindaco di Bioggio non piaceva a tutti, tanto che lo stesso presidente del CDA dell’EOC, il leghista Paolo Sanvido, ha affermato di non avere appoggiato la sua nomina per ragioni d’incompatibilità e di conflitto d’interesse. Conflitto d’interesse che alla luce della vendita delle azioni a quello che sembra essere un prestanome rimane più attuale che mai.

Il caso, si diceva, mette in luce anche il sistema di commistioni tra politica e affari. Né è un ulteriore esempio, il percorso che ha portato all’elezione di procuratore pubblico in quota Lega Alvaro Camponovo, figlio del dotto Claudio Camponovo. Al centro della vicenda vi è la gran consigliera leghista Sabrina Aldi. È lei che ha preso il posto di Alberti quale direttore amministrativo in seno alla Hospita, diventando quindi una sottoposta di Camponovo padre allorquando, in qualità di vicepresidente nella commissione giustizia e diritti, la stessa Aldi aveva un ruolo di primo piano nella nomina dei pp.

Il duo Camponovo-Aldi ricompare il 30 aprile scorso quando viene costituita una nuova società: la Swiss Anesthesia Solutions SA. Quest’ultima propone servizi di anestesia, simili insomma a quelli proposti dalla Hospita. A registro di commercio figura soltanto la fiduciaria e deputata in Gran Consiglio per il PLR Cristina Maderna. Ma tra i fondatori e gli azionisti troviamo quattro medici anestesisti di ARS Medica, tra cui Claudio Camponovo, e la sempre presente deputata Sabrina Aldi (vi ricordate il caso Tisin?).

La situazione finanziaria di Hospita non era più rosea da tempo. Swiss Medical Network (ARS Medica e Sant’Anna) avrebbe da qualche tempo deciso di reintegrare al suo interno parte del personale della stessa Hospita, privando così la società del suo principale cliente. D’altro canto il business dell’outsourcing di servizi di anestesia pare essere una disciplina assai redditizia e la nuova società di Camponovo/Aldi, pronta a riassumere parte del personale di Hospita, è pronta a farsi largo nel vuoto generato dalla caduta di Alberti. Più che un re del vento, quest’ultimo appare oggi come un nano da giardino sacrificato sull’altare degli affari.