La morte per insufficienza renale è da noi spesso una conseguenza tardiva di alcune malattie croniche, soprattutto in pazienti anziani che da anni soffrivano di diabete o di ipertensione (pressione alta). Negli ultimi 30 anni in tutta la fascia centro-americana che va da Panama al Guatemala (ma parzialmente anche in altre realtà, come in Sri Lanka) sono state segnalate migliaia di morti dovute ad insufficienza renale, in pazienti però che non avevano né il diabete né la pressione alta, che erano ancora giovani e che nella stragrande maggioranza dei casi erano lavoratori agricoli.
La malattia è stata perciò chiamata “nefropatia mesoamericana” e sulla sua origine si sono sprecati i dibattiti e le controversie. Ancora un anno fa, in una presa di posizione pubblicata dalla più prestigiosa rivista di medicina (New England Journal of Medicine) si diceva che non c’era spiegazione evidente, ma che probabilmente la causa principale avrebbe potuto essere la disidratazione estrema dovuta alle dure condizioni di lavoro in un ambiente a temperature molto elevate, il tutto peggiorato possibilmente da comportamenti poco salubri (fumo, alcol).
Anche se gli esperti hanno sempre sostenuto che ciò non fosse dimostrato, a livello di movimenti popolari e sindacali da molti anni invece si suggeriva che la causa principale avrebbe potuto essere l’uso indiscriminato di pesticidi, che in quelle condizioni di lavoro ed ambientali diventavano ancora più tossici, perché appunto la disidratazione ne aumentava la concentrazione nel sangue.
Come è capitato molto spesso anche per altre sostanze tossiche (pensiamo all’amianto, al tabacco, a molti coloranti), esperti prezzolati dai monopoli hanno saputo a lungo seminare il dubbio sulle rea li cause, che ora finalmente sono venute alla luce.
In un articolo pubblicato dapprima online il 23 novembre 2019 da Kidney International, la rivista scientifica della Società Internazionale di Nefrologia, a conclusione di uno studio durato quasi dieci anni e basato sulle più recenti tecnologie, il Dr. A. Vervaet (Università di Anversa), in collaborazione con una serie di università di diversi paesi, è riuscito a dimostrare senza ombra di dubbio che questo danno renale cronico è dovuto a sostanze tossiche e che i pesticidi sono di gran lunga i primi indiziati quali responsabili di questa strage. Il responsabile principale dovrebbe essere il Paraquat, un pesticida prodotto da Syngenta (multinazionale con sede a Basilea) e che viene venduto soprattutto con il nome di Gramoxone. Questo pesticida è proibito in Svizzera ma viene ampiamente venduto tutt’ora in buona parte dei paesi del Sud del mondo e in grande quantità in Centro America. Un ruolo importante potrebbe essere giocato anche dal Glifosato, sostanza a proposito della quale ci sono state molte controversie anche da noi recentemente, dopo che l’Agenzia Internazionale per il Cancro (IARC) di Lione l’ha dichiarato “possibilmente cancerogeno”. Nonostante ciò, molti paesi dell’Unione Europea non l’hanno ancora proibito, proprio perché anche qui diversi esperti continuano a menare il can per l’aia: ancora lo scorso giugno, Le Monde ha pubblicato un’ampia documentazione dimostrante i conflitti di interesse di molti di questi esperti.
Qualche lettore forse si chiederà: ma cosa c’entriamo noi con la nefropatia mesoamericana? C’entriamo eccome! A breve scadenza voteremo difatti sull’iniziativa per multinazionali responsabili, che permetterà di portare sul banco degli imputati quelle multinazionali svizzere che provocano stragi di questo tipo.

