L’ONG Public Eye, sempre attiva nel denunciare le malefatte delle multinazionali, è riuscita a strappare una serie di documenti interni della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC, che coordina l’aiuto svizzero allo sviluppo) dopo mesi di trattative con il Dipartimento federale degli affari esteri, costretto finalmente ad ottemperare dalla legge federale sulla trasparenza.

Come mostrano questi documenti, Cassis intende aumentare progressivamente la parte di progetti di aiuto allo sviluppo realizzati da imprese private, gestiti in buona parte da monopoli multinazionali. In concreto, ciò significa che tra alcuni anni la Confederazione verserà almeno 600 milioni a queste imprese private – quasi quanto ricevono annualmente le ONG nazionali ed internazionali per realizzare i loro progetti.

Come sottolineato da Public Eye in un recente comunicato, la strategia di queste multinazionali è diametralmente opposta a quella perseguita dalle ONG che si occupano di aiuto allo sviluppo. Difatti, “le multinazionali sono conosciute per favorire la privatizzazione dei beni comuni come l’acqua, per promuovere un’agricoltura basata su sementi care e pesticidi tossici o ancora per le condizioni deplorevoli in cui si trovano ad operare i loro lavoratori”. Secondo i piani di Cassis, per esempio, i finanziamenti andrebbero anche a piattaforme come “Water Resources Group 2030”, che associa Nestlé, Pepsi e Coca Cola e si prefigge di “eliminare il fossato tra offerta e domanda d’acqua a livello mondiale”, e “WEF Water Initiative”, legato ai progetti di Klaus Schwab per la privatizzazione dei beni pubblici. 

Dopo aver magnificato le condizioni di lavoro di Glencore – accusata da più parti di sfruttare il lavoro minorile nelle sue miniere africane – Ignazio Cassis non si smentisce e prosegue nella sua opera di sostegno alle multinazionali, anche al di fuori dei confini nazionali. Sarà forse per questo che è così apprezzato dal suo amico Mike Pompeo, discutibilissimo Segretario di Stato americano?