Quest’ultimo, dopo le sue quotidiane discussioni in ambito del circolo biblico da lui fondato, sembra passare il tempo a rendere sempre più feroci le politiche imperiali di Washington. Si devono in particolare a lui i continui giri di vite per cercare di affamare Cuba, Venezuela, Iran ed una serie di altri stati. È stato Pompeo ad inventarsi la marionetta Guaidò e le relative invasioni militari in Venezuela, ed è lui inoltre che soffia giornalmente sul fuoco per cercare di rendere sempre più calda l’ormai dichiarata guerra “fredda” con la Cina.

Cassis non ha mai nascosto le sue simpatie per Pompeo, che l’ha ripagato visitando con lui addirittura il Castelgrande a Bellinzona. E Cassis si dà effettivamente da fare per cercare di copiare il suo illustre amico: dalle sue sparate contro i rifugiati palestinesi agli elogi sperticati a Glencore, senza dimenticare il suo recente sostegno all’attitudine aggressiva degli USA nei confronti della Cina.

Su sua proposta, il 24 giugno scorso il Consiglio Federale ha emanato nuove e più stringenti sanzioni contro il Nicaragua in quanto era “seriamente preoccupato per il crescente indebolimento della democrazia e dei diritti umani” in quel paese. Ora, a poco più di vent’anni dalla fine dell’invasione dei Contras finanziati da Washington (che fece allora 50’000 morti, tra cui due svizzeri), in Nicaragua persistono ovviamente grosse tensioni. Le quali sono comunque ben poca cosa rispetto per esempio ai quasi mille assassinii perpetrati negli ultimi 24 mesi in Colombia da paramilitari assoldati dal governo. Ma Berna ha mai detto qualcosa?

E sulle migliaia di curdi massacrati dal dittatore Erdogan, dove sono le sanzioni del Consiglio Federale? E avete mai sentito qualcosa sui vari colpi di Stato avvenuti negli ultimi anni in America Latina? No, perché a Pompeo tutto ciò non piacerebbe. Quindi, prendiamocela con i più deboli (come il Nicaragua), ma mettiamoci in ginocchio davanti ai grandi. In fondo, niente di nuovo sotto il sole di Berna.