Tre eletti su cinque. L’onda travolgente della “Rete per la difesa delle pensioni (Erredipi) alle elezioni dei rappresentanti di lavoratrici e lavoratori del settore pubblico nel Cda della cassa pensione Ipct, dovrebbe essere lo spunto di una sana autocritica all’interno dei sindacati del servizio pubblico ticinese. Travolti dall’onda partita dal basso, dei cinque esponenti dei sindacati tradizionali ne sono sopravvissuti solo due. Complessivamente, la lista di Erredipi ha raccolto oltre 3mila voti in più rispetto a quella unitaria dei tre sindacati (Vpod, Ocst e Sit). La lista unitaria, a differenza degli anni passati, non è bastata ad arginare lo tsunami Erredipi. Anche a livello personale, l’esito è stato disastroso per i candidati dei sindacati tradizionali. Tutti e cinque i candidati Erredipi hanno ottenuto più voti preferenziali della migliore di lista dei sindacati. Col voto, lavoratrici e lavoratori del servizio pubblico hanno sonoramente bocciato il ruolo sindacale nel Cda della cassa pensione. Se lo schiaffone ricevuto sarà colto come un insegnamento o finirà per alimentare pericolosi desideri di vendetta, lo si vedrà presto.
L’onda elettorale nasce solo due anni fa, quando Erredipi si costituisce come movimento spontaneo di lavoratori del pubblico in reazione al prospettato taglio delle loro pensioni. Senza misure compensatorie alla riduzione del tasso di conversione, le pensioni di lavoratrici e lavoratori del servizio pubblico si sarebbero ridotte di poco meno del 40% nel giro di pochi anni. Semplicemente inaccettabile, per qualsiasi lavoratore, in qualsiasi paese. Il movimento dei lavoratori nasce spontaneamente in reazione a dei sindacati assenti e silenti. Ad informare i dipendenti della drastica riduzione, furono i membri di Erredipi, non i sindacati. Agli affiliati fu inviata una lettera in perfetto stile burocratese dalla quale un semplice cittadino non poteva capire l’entità della riduzione. Già nel 2012, quando ci fu il cambiamento di sistema dalla preminenza delle prestazioni a quello dei contributi, i sindacati accompagnarono il passaggio invece di opporvisi energicamente. Non fu così in altri cantoni. A Ginevra ad esempio, la Vpod si oppose con successo, tutelando i suoi associati.
Un primo grave errore di strategia sindacale che portò ad una delegittimazione del sindacato agli occhi dei dipendenti ticinesi. Nacque così un movimento dal basso, in grado di coinvolgere migliaia e migliaia di lavoratori in un vittorioso percorso a difesa delle pensioni, seppur sofferto in votazione popolare. Un movimento autorganizzato che ha saputo valorizzare le singole competenze presenti nel servizio pubblico a profitto del discorso collettivo. Informazione, coinvolgimento e partecipazione, sono state le linee guida di Erredipi nel suo breve percorso. Dal nulla, sono stati creati dei canali informativi in grado di rispondere facilmente all’impatto dei tagli sulle pensioni dei singoli dipendenti. Le mobilitazioni sono state caratterizzate da una innovativa creatività, capace di dare corpo e voce in forma originale alla protesta.
La forza del collettivo nella sua essenza più pura. “Se non lotti, hai già perso” dice un vecchio adagio del movimento operaio. È con spirito battagliero che migliaia di persone hanno circondato simbolicamente il “potere”, il Palazzo delle Orsoline, una notte d’inverno. Ed è col medesimo spirito, senza farsi scoraggiare da prevedibili nemici o da presunti amici, che Erredipi ha condotto la battaglia a difesa delle proprie pensioni.
Non era semplice, dato il contesto di una destra liberista sprezzante e imperante, che sbeffeggia il lavoro del servizio pubblico col fine ultimo di attaccare la ridistribuzione della ricchezza incarnata dallo Stato. “La società non esiste. Esistono solo gli individui» disse la loro madrina, la neoliberista Margaret Thatcher. In gioco non vi erano le “sole” rendite pensionistiche, ma la dignità del lavoro e del senso di essere comunità.
La risposta dei vertici sindacali a quanto costruito e rappresentato da Erredipi? Una porta sbattuta in faccia. Al posto di capitalizzare la ricchezza prodotta dal movimento di lavoratori, si è scelto di ignorarli, nel migliore dei casi. Di ostacolarli, nel peggiore. Quanto sia stato un errore, quanto abbia allargato il fossato tra sindacato e la base che si pretende di rappresentare, lo dimostra il risultato elettorale alla cassa pensione.
Se l’attitudine di Ocst non stupisce, il comportamento di Vpod, il sindacato di “sinistra”, può serenamente dirsi fallimentare. Se ne prenda atto e si giri pagina. Non c’è tempo per fare un processo al passato, andando magari a definire le precise colpe personali. A preoccupare è l’imminente futuro. La popolazione ticinese, non solo i dipendenti del servizio pubblico, nei prossimi tempi avranno bisogno di un sindacato forte e radicato nei posti di lavoro per contrastare l’imminente macelleria sociale che si prospetta col prossimo preventivo. Recuperare la legittimità perduta nei confronti dei lavoratori che si pretende rappresentare, sarà una sfida a cui non potranno sottrarsi i nuovi vertici della Vpod. Collaborare con Erredipi, dandogli il giusto spazio e valorizzando quanto espresso sul campo, sarà il primo banco di prova per la nuova dirigenza Vpod.
Serviranno dei fatti concreti, capaci di recuperare la forza propulsiva dal basso per affrontare il complicato futuro. Non sarà una passeggiata. L’autocritica richiede coraggio. Molti la predicano, quasi nessuno se l’assume. Chi aveva la responsabilità nella gestione del dossier “Pensioni e Erredipi”, abbia l’onestà intellettuale di riconoscerle farsi elegantemente da parte. La nuova dirigenza non può permettersi altri passi falsi. Ripartire dalle macerie sindacali per affrontare la macelleria sociale che si profila all’orizzonte, potrebbe anche rivelarsi un’occasione da cogliere. Se invece andrà persa, a pagarne le conseguenze saranno lavoratrici e lavoratori in generale, nonché le cittadine e i cittadini dei ceti medio-bassi.
A vincere invece, i soliti noti propagatori di odio che alimentano le guerre tra poveri per favorire chi detiene ricchezza e potere nel territorio. Se errare è umano, perseverare, oltre che stupido, sarebbe imperdonabile.


