Se tu dovessi definire ErreDiPi con tre parole/concetti cosa diresti?

ErreDiPi significa “Rete per la Difesa delle Pensioni”. È nata nel giugno del 2022 con l’obiettivo principale di impedire che le rendite dei 17’000 affiliati all’Istituto di Previdenza del Cantone Ticino (essenzialmente il personale cantonale, tutto il corpo docente – dall’infanzia alle superiori, e i dipendenti di un centinaio d’altri enti affiliati) si abbassassero per la seconda volta in dieci anni del 15-20%. 

Per provare a descrivere l’ErreDiPi potrei usare i concetti di “mobilitazione”, “spiegazione” e “rete”. Per difendere le pensioni avevamo bisogno di creare una vera “mobilitazione”, ossia una serie di manifestazioni pubbliche di protesta legate l’una all’altra da un progetto, una visione d’assieme portata avanti con un lavoro regolare. Ma una mobilitazione nasce se i diretti interessati riescono a ricostruire la vicenda e ha capire d’aver ragione: “spiegazione” significa quindi che abbiamo letto tutto quanto è stato pubblicato sulla questione dell’IPCT e lo abbiamo riassunto in un quadro semplice e comprensibile a tutti e a tutte, dimostrando in modo incontrovertibile che assicurati e assicurate IPCT hanno pensioni medio-basse rispetto alle casse pensioni analoghe e che una larga fetta di quanto pagano per la loro rendita non va a capitale ma serve a risanare la cassa. Mentre leggevamo questa documentazione ci siamo sforzati di favorire concretamente i contatti personali tra dipendenti delle scuole, degli uffici e dei servizi sparsi nel Cantone. Questa “rete” di contatti ci ha permesso di far circolare le informazioni trovate, di dar sfogo al malcontento diffuso e di infondere coraggio. In sé è stata un’operazione abbastanza semplice. Ci avevano provato le forze sindacali, prima, ma purtroppo senza successo. 

 

Nel Consiglio di amministrazione (CdA) della Cassa pensioni dipendenti dello Stato (IPCT) sono stati eletti 3 rappresentanti di RDP tra i 5 delegati del CdA che rappresentano i lavoratori. Inoltre il 9 giugno la popolazione ticinese, direi proprio contro le previsioni di tutti, ha accettato, anche se di misura, le misure di compensazione per le rendite pensionistiche dei 17.000 affiliati IPCT proposte dal Consiglio di Stato e dal Gran Consiglio. Quali sono, secondo te, i motivi principali di questi risultati/successi piuttosto sorprendenti per molti?

Per quanto riguarda le elezioni per il Consiglio d’amministrazione dell’IPCT credo che gli assicurati e le assicurate abbiano premiato il lavoro costante che abbiamo svolto per tessere la rete di cui parlavo prima, la chiarezza delle nostre spiegazioni e il pizzico di coraggio che abbiamo mostrato nel tenere in piedi una mobilitazione che dura ormai da due anni.

Circa il referendum sulle misure di compensazione per l’IPCT mi permetto una premessa generale. I salari e le pensioni ticinesi (nel privato e nel pubblico) sono sensibilmente più bassi che nel resto della Confederazione: andrebbero quindi aumentati, non tagliati Ora, il 9 giugno la popolazione ha capito che, specialmente in questo contesto, ridurre di un ulteriore 15-20% le pensioni di 17’000 persone avrebbe lanciato un segnale molto negativo al mondo del lavoro ticinese. Il Cantone, come datore di lavoro, stabilisce per forza di cose un riferimento; se lo Stato permette che i propri dipendenti subiscano un taglio di 2 mensilità su 12 senza intervenire e finanziare delle misure di compensazione, per quale motivo dovrebbe farlo un datore di lavoro privato? 

C’è poi da dire che impoverire concretamente 17’000 persone e relative famiglie non avrebbe di certo giovato all’economia del Cantone: meno soldi in tasca significa meno consumi in Ticino.

Credo poi che, in entrambe le occasioni, l’atteggiamento dell’ErreDiPi sia stato apprezzato: ci siamo sempre mobilitate e mobilitati con fermezza ma anche con pacatezza. Sorridendo, spesso.

 

A più riprese, durante la campagna in vista del voto, la destra ha affermato che sostenendo le misure di compensazione IPCT si stavano difendendo i privilegi degli impiegati pubblici contro gli interessi dei dipendenti del privato. In settembre saremo chiamati a votare sulla modifica della legge federale sulla Previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPP). Come si è risposto e si continua a rispondere a queste critiche, anche in vista del voto del 22 settembre?

Ricordo bene, sì. Peccato che gli stessi che negli scorsi mesi denunciavano le pensioni dei “privilegiati”, ora attaccano le pensioni di coloro che – e sono molti nel settore privato – hanno bassi salari: la riforma in votazione prevede infatti la diminuzione del tasso di conversione dal 6,8% al 6%; ossia una riduzione delle rendite del 12%, con misure di compensazione assolutamente insufficienti. 

La LPP 21 altro non è che un taglio delle pensioni. Chi vuole abbassare le rendite LPP continua a ripetere che ciò servirà a « stabilizzare finanziariamente il secondo pilastro ». Dimentica alcune cifre, però: 

  • i 20 miliardi di eccedenze realizzate dalle assicurazioni attive nel secondo pilastro negli anni ‘90 e mai riversate ai lavoratori e alle lavoratrici (cf. le cronache parlamentari del 2002) 

  • i 9.5 miliardi realizzati dalle stesse compagnie assicurative senza muovere un dito dal 2005 al 2021, con l’introduzione della legal quote (il 10% dell’incasso lordo va direttamente alle assicurazioni).

Scrive VZ Vermögens Zentrum, un’azienda di consulenza finanziaria, non un gruppuscolo di ultra-sinistra, che “dal 2002, la rendita AVS è aumentata di circa il 16% grazie all’adattamento continuo al rincaro. Il problema è che durante i due decenni appena trascorsi, le rendite delle casse pensioni sono diminuite del 39%”. 
Il secondo pilastro scricchiola, ma preferiscono siano i lavoratori a finire stritolati.

L’ErreDiPi ha sempre sostenuto che la distinzione tra lavoratori del pubblico e del privato è tracciata ad arte, e serve solo per mettere gli uni contro gli altri, lasciando che a vincere siano i padroni. Ci impegneremo anche qui per dare il nostro contributo affinché la LPP 21 venga bocciata alle urne. Colgo allora l’occasione per dirvi invitarvi a partecipare alla manifestazione pubblica contro la LPP 21 che organizziamo per mercoledì 11 settembre. Perché non è vero che “tanto non cambia niente”…

 

I margini di manovra dei rappresentanti RDP all’interno del CdA dell’IPCT non saranno enormi, visto che sarete in 3 sui 10 membri del CdA. Quali sono gli obiettivi e le priorità che si dà RDP?

L’obiettivo principale è la difesa delle rendite degli assicurati e delle assicurate IPCT. Sembra banale, no? Ora, se si legge il rapporto di gestione dell’istituto, sembra che la preoccupazione principale sia la stabilità della cassa, il rispetto puntuale del ‘cammino di finanziamento’ dell’istituto (un finanziamento in buona parte fatto dall’interno, stornando anche parte dei contributi ordinati netti degli assicurati attivi). Per noi la preoccupazione principale sarà invece il livello delle rendite.

Dal 1997 sui capitali degli assicurati vengono riconosciuti interessi al minimo legale (salvo negli ultimi due anni, dove si è riconosciuto uno 0.5% in più), ben al di sotto sia della media delle altre casse pensioni sia degli interessi promessi nel 2012, al momento della creazione dell’IPCT. Ci pare sia ora il momento di rispettare gli impegni presi e di preoccuparsi di far lievitare un po’ il capitale degli assicurati e delle assicurate. Spingeremo dunque perché i tassi d’interesse si avvicinino ai livelli promessi nel 2012. Accennavo poco prima alla cresta che l’istituto fa sui contributi ordinari netti. Non è pensabile che evapori in media il 15% di quanto versato in modo specifico per la pensione: già il 7% dello stipendio assicurato non va a capitale ma serve esplicitamente per risanare la cassa… 
Dovrebbe bastare! Per noi è ora che almeno i contributi ordinari netti atterrino in modo completo sui conti dei singoli assicurati.

Nel 2012 il Gran Consiglio ha scelto di capitalizzare in modo parziale l’IPCT. Perché? Perché la capitalizzazione completa sarebbe costata circa 2.5 miliardi, mentre quella parziale ammontava a 0.5 miliardi. La capitalizzazione parziale impone però che lo Stato garantisca le rendite. Non sembra però chiaro, concretamente, che cosa implichi questa garanzia. Sarà nostra premura indagare la faccenda.

Ma queste sono solo alcune idee… il nostro intento è di rappresentare davvero gli assicurati e le assicurate. Il pomeriggio del 31 agosto abbiamo invitato gli assicurati e le assicurate IPCT ad un incontro al liceo di Bellinzona per discutere con loro come muoversi, che posizione tenere, su quali idee puntare ecc. Finora il CdA ha votato condizioni peggiorative dei nostri piani di previdenza senza consultare gli affiliati. Basti pensare alla riduzione delle rendite vedovili, decisa di fatto in segreto nel 2019, oppure alla riduzione dei tassi di conversione, approvata – facendo correre un rischio enorme agli assicurati – ben prima di aver ottenuto adeguate misure di compensazione. Noi consulteremo la base prima di votare in CdA. Perché ErreDiPi è trasparenza e democrazia. 

 

RDP è un’associazione dove sono rappresentate diverse visioni politiche e di società. RDP non è un sindacato, né un movimento politico. Dal tuo punto di vista come vedi il futuro di RDP?

ErreDiPi è un’associazione che si occupa di temi sindacali. Ha avuto un certo successo perché in Ticino i sindacati hanno, credo, perso un po’ il contatto con la base, forse perché hanno anteposto la ricerca di compromessi con il padronato a una difesa più diretta e decisa dei diritti dei lavoratori. È un’opinione personale. 

Noi siamo a un punto di svolta: dopo aver dato un contributo decisivo alla vittoria del referendum sulle misure di compensazione ed essere entrati nel CdA della cassa puntiamo a rafforzare la nostra presenza nelle scuole e negli uffici facendo crescere i gruppi locali e settoriali e guardando più in generale alla difesa delle condizioni di lavoro nel settore pubblico e parapubblico, sulla scorta della campagna che abbiamo portato avanti contro le misure di risparmio contenute nel preventivo 2024. 

Stiamo cercando di rafforzarci, di radicarci. Di lanciarci in campagne concrete di difesa degli interessi dei salariati e delle salariate. Come farlo lo decideremo insieme nell’incontro del 31 agosto