La Riforma LPP, in votazione il 22 settembre, va bocciata perché propone di diminuire le rendite pensionistiche e di aumentare i contributi. E, inoltre, va rifatta la votazione su AVS 21, perché viziata da false informazioni.
Il sistema pensionistico svizzero è uno dei fulcri dello stato sociale: le sue riforme sono quindi fondamentali. Il principio dei tre pilastri, approvato dal popolo nel 1972, traballa soprattutto per le difficoltà del secondo pilastro, la pensione aziendale, e non per l’AVS, l’assicurazione statale di base che è una perla del welfare elvetico. Perla mal e mai digerita dai partiti borghesi fin dalla sua nascita, nel 1948; indigesta perché fa pagare in proporzione (e quindi di più ai ricchi) e distribuisce una rendita uguale per tutti. Nel 1972 aveva ragione il Partito del lavoro che proponeva di rafforzare l’AVS, ma purtroppo socialisti e sindacati si defilarono.
Tutto il dibattito attorno alle pensioni finisce per ridursi al solito confronto sulla sopportabilità finanziaria, su quanto lo Stato deve spendere a favore del benessere della popolazione anziana. Un precetto che figura nella Costituzione merita di essere ricordato: “Le rendite devono coprire adeguatamente il fabbisogno vitale” e “vanno adattate almeno all’evoluzione dei prezzi”. Sulle spese dello Stato per la socialità la destra è sempre contraria e quando può boicotta. Poi, quando necessario, si mendicano miliardi per soccorrere l’economia privata.
No alla Riforma LPP
Il 22 settembre saremo chiamati a esprimerci sulla riforma della previdenza professionale (Riforma LPP). La premessa del Governo è che le casse pensioni realizzano meno rendimenti e la speranza di vita aumenta, così le rendite non sono finanziate adeguatamente. La motivazione spiega già i contenuti della riforma: si chiederanno più soldi agli assicurati (tutti coloro che lavorano) e si verserà di meno.
Infatti, la misura più sostanziale riguarda l’abbassamento dell’aliquota di conversione, che si propone di ridurre dal 6,8 al 6%. Una misura teorica, perché molte assicurazioni prevedono già ora tassi anche più bassi, in media al 5,2%. Si propone inoltre di fissare all’80% il salario assicurato. Chi ha redditi bassi avrà una rendita migliore. Però dipendenti e datori di lavoro dovranno pagare di più, si stima 1,4 miliardi di franchi l’anno. Altra misura compensativa sarà un supplemento di rendita per la generazione che andrà in pensione nei quindici anni dopo l’entrata in vigore della riforma. 200 franchi al mese in più, ma costerà 800 milioni di franchi alle casse, agli assicurati e ai datori di lavoro. Se la riforma sarà accettata, la soglia di ingresso per essere affiliati a una cassa si abbasserà da 22’050 franchi a 19’845: un contentino. Analizzare i dettagli della riforma è piuttosto complicato, ciò che potrebbe favorire i contrari; ma, semplificando, si capisce che, sostanzialmente, si taglia il tasso di conversione, quindi si riceverà meno e si propongono misure compensative che ricadono sulle spalle degli assicurati e dei datori di lavoro. Difficile scovare perché potrebbe interessare gli assicurati.
Tra l’altro, si dimentica sempre di ricordare che in Svizzera ci sono più di mille casse pensioni, con apparati e direttori che succhiano milioni, che incassano miliardi di franchi investiti nei circuiti finanziari che offrono le migliori occasioni di rendimento: leggi speculazione.
Meno rendite più contributi
L’Unione sindacale svizzera (USS) ha lanciato con successo il referendum, sostenuta da altri sindacati (in Ticino l’OCST), dai partiti di sinistra e da diverse organizzazioni della società civile.
“Con la riduzione del tasso di conversione adottata dal Parlamento, - sottolinea l’USS - le pensioni diminuiranno ulteriormente, in alcuni casi fino a 3’200 franchi all’anno.
A rimetterci saranno soprattutto gli ultracinquantenni e la classe media. Ma anche i giovani potrebbero pagarne il prezzo. E il problema della mancata compensazione dell’inflazione, non ancora risolto, colpirà duramente i pensionati. E non è tutto: i contributi obbligatori dei dipendenti aumenteranno in seguito alla truffa della LPP. I dipendenti dovranno versare 2,1 miliardi di franchi in più all’anno nel secondo pilastro. Questo sarà un duro colpo per chi ha un salario basso. I costi per persona assicurata aumenteranno fino a 2’400 franchi all’anno”.
Per capire gli inganni che la politica riserva al popolo bisogna avere un po’ di memoria. Ricordare, per esempio, che in occasione della votazione sulla riforma di AVS 21, nel settembre del 2022, che innalzò l’età di pensionamento delle donne a 65 anni, Governo e fautori della riforma non mancavano di ripetere che la situazione delle donne sarebbe migliorata con la riforma LPP, in votazione il prossimo 22 settembre. Falsa promessa, tanto per cambiare.
Donne no alla fregatura
Le donne dell’USS hanno lanciato un Manifesto contro la riforma LPP, che denuncia l’imbroglio: meno rendite e più contributi. “Il Parlamento – afferma il Manifesto – ha mascherato da ‘riforma’ un grande progetto che prevede l’abbassamento delle rendite. Questa riforma inoltre non risolve affatto il problema della compensazione del rincaro: questo significa che le rendite delle casse pensioni continueranno a perdere valore. Le donne con un reddito basso dipenderanno dalle prestazioni complementari dopo il pensionamento, perché la copertura del secondo pilastro resta insufficiente. Ma a causa dell’innalzamento dei contributi, le donne avranno meno soldi a disposizione durante la loro vita attiva”.
La soglia minima abbassata a poco più di 19 mila franchi non offre comunque la possibilità di affiliarsi alle casse pensioni a badanti, donne delle pulizie, addette alle cure che lavorano a tempo parziale. Continueranno a essere incoraggiati i rapporti di lavoro precari. “Le donne non parteciperanno a questa fregatura della LPP! Abbiamo bisogno – affermano – di una vera riforma per le donne che preveda il riconoscimento del lavoro di cura non remunerato e la condivisione degli averi LPP”.
Fra i contrari alla riforma LPP ci sono anche otto associazioni padronali. Fra questi Gastrosuisse, Centre Padronal in romandia, panettieri e pasticcieri, parrucchieri, addetti a fitness e centri benessere, stazioni di servizio, commercianti di carne. Si oppongono perché ritengono che la Riforma LPP si basi su “falsi incentivi e più burocrazia”. Buon segno che anche fra i datori di lavoro non tutti sostengono gli assicuratori privati.
Cifre sbagliate sull’AVS
Il sistema pensionistico dei tre pilastri è legato indissolubilmente. Quindi, ciò che avviene per il primo pilastro concerne anche il secondo. La notizia bomba, perfino nella calma agostana, riguarda i calcoli sbagliati dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali. L’UFAS è incorso in un errore di previsione di 14 miliardi di franchi in merito all’andamento del fondo AVS. Non 4 miliardi come erroneamente (sic!) indicato in un primo tempo. Da sempre sentiamo predicare che l’AVS è in difficoltà. Già negli anni scorsi c’erano state previsioni sbagliate. Alain Berset, consigliere federale socialista responsabile del dossier nel 2022, prima della votazione ripeteva che: “Le entrate presto non saranno sufficienti a coprire tutte le rendite”. Secondo Le Matin Dimanche, un terzo delle persone che hanno votato a favore di AVS 21 lo ha fatto preoccupato per l’avvenire finanziario dell’assicurazione vecchiaia e superstiti.
Oltre agli errori, gravi, ci sono, da sempre, i commenti pretestuosi dei partiti borghesi e di coloro che suonano il piffero della destra. La cantilena è nota: aumenta il numero dei pensionati e si crea uno squilibrio fra chi lavora e finanzia, e chi riceve. In termini numerici il concetto è elementare, ma dal profilo finanziario non basta calcolare il numero di chi versa contributi, va considerato il montante dei salari. Quindi, negli anni, aumentando la produttività e i salari (ultimamente poco o nulla) il capitale dell’AVS cresce. Se vogliamo migliorare le entrate dell’AVS, sarebbe auspicabile un adeguamento dei salari e, soprattutto, parificare gli stipendi fra uomo e donna (e non solo l’età pensionabile).
Errori a gogo
L’errore dell’UFAS non è un’eccezione. È già accaduto, precedentemente, in un paio di occasioni. Un caso riguarda le prestazioni transitorie per i disoccupati anziani. L’UFAS aveva stimato, nel 2021, che la misura poteva riguardare circa 1100 persone, per cui il parlamento ha stanziato 20 milioni di franchi. Invece le persone coinvolte furono 158, per una spesa di 1,7 milioni di franchi. Altro caso, nel 2022, riguardava il congedo per i genitori con figli gravemente ammalati. Si stimava di spendere, con l’assicurazione per la perdita di guadagno, circa 75 milioni di franchi ogni anno, invece la spesa non ha superato i sette milioni negli ultimi due anni.
“Previsioni e calcoli negativi stanno influenzando i dibattiti in Parlamento. – afferma il quotidiano LeTemps a proposito di questi errori – Sia la sinistra che la destra sono pronte a sottolineare la ‘mancanza di rispetto per il dibattito parlamentare’. Ad esempio, le proiezioni troppo pessimistiche dell’UFAS, utilizzate come base decisionale dall’esecutivo e dai rappresentanti eletti in entrambe le camere, influenzano le decisioni politiche. Proiezioni di costo eccessivamente elevate inducono i politici a respingere le riforme sociali o a inasprire i criteri di ammissibilità per limitare il numero di beneficiari. Questo è ciò che è accaduto in due recenti occasioni”.
Ci sono altri casi di errori compiuti dall’amministrazione federale, per esempio le previsioni sbagliate sui conti dell’esercito, su cui la ministra Viola Amherd ha usato l’estintore per sminuire l’incompetenza in fatto di numeri – e non solo – dei gallonati grigioverdi.
In ogni caso, gli errori intaccano la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
AVS 21 votazione da rifare
Le indicazioni sbagliate condizionano le scelte del Parlamento e quindi anche – e forse di più – le decisioni del popolo in occasione delle votazioni. La democrazia semidiretta elvetica si basa sul diritto di iniziativa e di referendum: sulle decisioni popolari. A volte i cittadini devono districarsi su temi non facili, come per esempio la Riforma LPP. Le semplificazioni, ai tempi dei social, rappresentano un pericolo per le possibilità di capire i temi in votazione. Con le manie di risparmio che connotano la politica svizzera, sia federale che cantonale, giocare con le cifre può rivelarsi diabolico. Quindi, dati falsi ingannano il popolo ed è un atto antidemocratico.
Dopo gli errori dell’UFAS, i Verdi e le donne socialiste hanno chiesto di rifare la votazione del settembre 2022 sulla riforma AVS 21, che ha sancito l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. I ricorsi sono stati inviati ad alcuni cantoni in prima istanza, ma poi sarà il Tribunale federale che dovrà esprimersi. La votazione, affermano i ricorrenti, è stata falsata dalle indicazioni sbagliate sugli averi dell’AVS. E, oltretutto, la riforma è passata per un soffio, 50,5 favorevoli contro il 49,5% dei votanti. La Romandia e il Ticino votarono contro. C’è almeno un precedente che fa ben sperare perché il ricorso sia accolto dal Tribunale. Nel 2016 gli elettori hanno respinto l’iniziativa “Per il matrimonio e la famiglia – No agli svantaggi per le coppie sposate”, proposta dal PPD. Nell’opuscolo informativo il Governo indicava che le coppie penalizzate erano 80 mila invece delle 454 mila reali. Cifre errate, votazione annullata, primo caso nella storia svizzera!
Lisa Mazzone, presidente dei Verdi, sostenendo la necessità di rifare la votazione su AVS 21 ha detto: “Alle donne viene rubato un anno di rendite pensionistiche” e ancora, “Si tratta alla fine della difesa della democrazia”.
La decisione del Tribunale federale non sarà facile, perché c’è di mezzo anche l’aumento dell’IVA, approvato contemporaneamente e legato alla riforma. Ma più che i dettagli giuridici e formali, qui si tratta del compimento della nostra democrazia. Le condizioni in cui si svolgono le chiamate alle urne per iniziative o referendum non possono essere condizionate da false informazioni.
La Riforma LPP va bocciata e la votazione su AVS 21 va rifatta!


