Vi chiedo adesso di fare un piccolo sforzo: trasformatevi mentalmente per qualche minuto in un ragazzo di sedici anni come ne ho incontrati parecchi durante il mio lavoro da direttore sanitario della Croce Verde di Lugano prima e del SALVA poi. Vi chiamate Ahmet – mi scuso con le colleghe, ma per lo scenario dovete essere un giovane maschio – siete Kurdo e nato nel nord della Siria. Un anno fa’, tornando a casa, avete trovato i vostri genitori e la vostra sorellina morti e terribilmente mutilati dai mercenari jihadisti di Erdogan. Siete scappato immediatamente e un vostro zio vi ha dato un po’ di soldi e vi ha affidato ad un suo fidato amico per portarvi fuori dal paese. Un viaggio costellato dai più svariati abusi vi ha finalmente portato nel foyer per minorenni non accompagnati della Croce Rossa a Paradiso. In questo edificio fatiscente, che ha visto tempi migliori - si fa per dire – quando era un noto postribolo, vi trovate con un centinaio di altri rifugiati minorenni non accompagnati, la maggior parte maschi. Le femmine non accompagnate, per motivi che vi lascio immaginare, spesso non riescono a terminare il loro viaggio della speranza. Da poco dividete una camera delle dimensioni di una cella da penitenziario con un compagno d’avventura, proveniente dall’Eritrea, col quale fate fatica a comunicare. Ogni notte vi tornano le immagini della vostra famiglia trucidata; di giorno cercate di pensarci meno, ma non vi riuscite, perché siete lì a non fare altro che a pensare che tutto questo sia soltanto un brutto sogno. Vorreste tanto avere ancora una famiglia. In più siete molto preoccupato per il vostro futuro e terrorizzato dall’idea di dover tornare in Siria anche se vi dicono che per il momento potete restare in Svizzera. Vi dicono che potete essere contento perché avete salva la vita, ma che vita è questa. Spesso vi viene l’idea di farla finita per non dover più vivere così.
Avete chiesto di poter parlare con un medico, del quale vi hanno detto che viene due volte alla settimana, ma sembra che sia molto preso. Siete poi stato mandato da una psicologa che ha cercato di ascoltarvi, ma poi vi ha detto che non ha più tempo per voi, perché sono soltanto in 2,3 UTP per più di 800 persone che si trovano spesso nelle stesse vostre condizioni. Dopo parecchio tempo siete stato mandato al Servizio Medico Psicologico, dove dopo una breve consultazione vi hanno dato un medicamento. Avreste voluto parlare più a lungo con la gentile dottoressa, ma lei vi ha detto che era già sovraccarica di giovani pazienti ticinesi. Il medicamento non sembra aiutare molto. Vorreste poter parlare con la vostra mamma o almeno con qualcuno. Ma tutti qui sono così presi da non aver tempo per parlare con voi.
Sinceramente non so che fine farete.
Ma una cosa so per certo: manca crudelmente il sostegno necessario – perché i mezzi a disposizione sono insufficienti – a chi si trova nelle condizioni descritte, che per voi fortunatamente sono soltanto immaginarie.
Non dobbiamo ridurre i mezzi per il sostegno alle strutture che aiutano i richiedenti l’asilo, bensì aumentarli, quelli federali – do ragione al collega Mazzoleni – ma anche quelli cantonali. Più che di un aiuto si tratta però di un investimento: un rifugiato integrato non causa più spese allo stato, né per mantenerlo né per misure coercitive e in più porta un contributo prezioso per l’economia del nostro cantone. Chi vuole risparmiare, anche qui deve prima investire: in cure psicologiche e generali, in insegnamento della nostra lingua e della nostra cultura, ma anche in qualifica per un lavoro adatto.
Non dimentichiamo che dal Ticino in tempi non troppo lontani la nostra gente emigrava, erano anche loro i cosiddetti “rifugiati economici”, cioè quelli che emigravano per non morire di fame. Oggi siamo un paese ricco e una maggioranza di voi non vuole nemmeno concedere gli aiuti necessari a chi sta male tra la nostra popolazione e trovo questo scandaloso. Agendo così venite meno al valore supremo della Svizzera, quello della solidarietà, dell’aiuto reciproco: “Unus pro omnibus, omnes pro uno” sta scritto nella cupola di Palazzo Federale. Ma proporre di togliere aiuti a chi sta persino peggio – scusatemi – per me è semplicemente impensabile. In un paese che trova nel giro di una notte 259 miliardi di CHF pubblici per salvare una banca corrotta e paga bonus milionari ai suoi ex-dirigenti, in un cantone, il nostro Ticino, dove aumentano i superricchi, i Paperon de Paperoni, i soldi per aiutare chi ha bisogno, i noss e chi sfugge da persecuzioni e minacce di morte, ci sono, basterebbe andare a riscuoterli dove si trovano.
La barca non è per niente piena. Accettiamo le/i naufraghi a bordo e offriamo loro l’asilo come vorremmo che ci fosse concesso, se dovessimo trovarci nella loro situazione.
Vi invito quindi a respingere la proposta di ridurre il sostegno alle strutture che si occupano di richiedenti l’asilo e vi chiedo quindi di sostenere la proposta di stralcio dell’intero articolo 2.
Vi ringrazio, anche a nome di chi non ha voce.

