L’iniziativa socialista per limitare i premi di cassa malati a non più del 10% del reddito merita un Sì, mentre l’iniziativa del Centro per limitare i costi della salute merita un secco No, perché è molto confusa e soprattutto estremamente pericolosa.
Il prossimo 9 giugno in Ticino, se non mi sbaglio, dovremo votare tra oggetti federali e cantonali su ben nove temi. C’è di che da far girare la testa all’elettore… È quindi molto importante essere chiari, semplificare i problemi e non perdersi arzigogolando sui dettagli. Tra i temi in votazione estremamente importanti sono le due iniziative che si occupano dei premi di cassa malati e dei costi della salute.
Cominciamo da quest’ultima, l’iniziativa “Per premi più bassi – freno ai costi nel settore sanitario”, lanciata anche con scopi elettorali e propagandistici dal Centro, che era stufo di “lasciare la palla solo nel campo socialista”. Già il titolo è fuorviante: come abbiamo più volte dimostrato in questi Quaderni: per una serie di storture della LAMal, non c’è difatti proporzionalità tra l’aumento dei costi della salute ed i premi di cassa malati: anzi quest’ultimi, se guardiamo gli ultimi 20 anni, generalmente aumentano il doppio rispetto all’incremento dei costi. Riassumendo il testo, un po’ confuso, dell’articolo costituzionale e della disposizione transitoria relativa, si può dire che l’iniziativa domanda che i costi della salute evolvano conformemente all’economia nazionale e ai salari medi, introducendo se necessario un freno ai costi. In particolare, si stabilisce che, se due anni dopo l’accettazione dell’iniziativa l’aumento dei costi assunti dalla LAMal è superiore di oltre un quinto all’evoluzione dei salari, la Confederazione deve prendere provvedimenti per ridurre i costi con effetto a partire dall’anno successivo. Su cosa si debba o possa poi fare per ridurre i costi, l’iniziativa non dice assolutamente niente. E qui casca naturalmente l’asino. Ricordiamoci che il Centro (ex PPD) nell’ultimo decennio con la sua responsabile del settore R. Humbelt è stato in Parlamento in pratica il portavoce delle casse malati. A lei si deve anche il progetto EFAS (vedi Quaderno 48: EFAS, ovvero il coltello dalla parte del manico l’avranno le casse malati!), che aumenta ancora a dismisura il potere delle casse malati e su cui la sinistra ha appena lanciato il referendum. Inoltre, tutti ormai sanno che i costi della salute aumentano soprattutto nel settore ambulatoriale: qui la voce che sta esplodendo è quella dei costi dei farmaci, che rappresentano ormai più di un quarto della spesa totale. Ma il Centro si è sempre opposto ai pur timidi tentativi del Consigliere Federale Berset d’introdurre almeno una parvenza di budget globale. Senza parlare della condiscendenza alle richieste dei monopoli farmaceutici.
Cosa potrà quindi fare in quel caso il Consiglio Federale, tenuto conto che la Costituzione protegge il libero mercato nel settore ambulatoriale? È quasi impossibile che trovi il coraggio di sfidare i monopoli farmaceutici richiedendo licenze obbligatorie. Ciò che capiterà sarà quindi molto probabilmente che il Consiglio Federale limiterà drasticamente la lista delle prestazioni e dei medicamenti che le casse malati sono obbligate ad assumersi. Quindi a farne le spese saranno quasi sicuramente i pazienti. Ecco perché non possiamo che votare No.
Altrettanto convinto deve essere il nostro Sì per l’iniziativa socialista che limita i premi di cassa malati al 10% del reddito, obbligando quindi Confederazione e Cantoni a mettere a disposizione maggiori sussidi per diminuire il carico dei premi, che oggi spesso arriva sino al 14-15%, in alcuni casi addirittura al 20%. Vale la pena ricordare che nel messaggio del Consiglio Federale con cui s’introdusse la LAMal veniva fissato un tetto massimo all’8%: oggi siamo ben al di là! C’è da sperare che sulle ali del grande successo ottenuto con la 13ma AVS, il popolo svizzero anche il prossimo 9 giugno sia d’accordo di almeno mitigare questo che per la maggioranza delle nostre famiglie è diventato il problema principale. Perché lo è? Perché il nostro paese è l’unico dove i premi di cassa malati sono uguali per l’operaio come per il miliardario. E siccome i partiti borghesi si sono sempre opposti alla modifica di questa mastodontica ingiustizia sociale, almeno a breve scadenza non ci resta altra via che aumentare i sussidi per coprire i premi di cassa malati.
Sembrerebbe lapalissiano, ma c’è tuttora chi, sotto la pressione della destra economica, continua a fare orecchie da mercanti.

