Per alcuni leggere è nutrimento dell’animo, qualcosa di assolutamente vitale e indispensabile; per altri, un modo di evadere salgarianamente o kinsellianamente dal quieto vivere quotidiano o di acclimatarsi al sonno incipiente dopo un’intensa giornata di lavoro con addentellati domestici.
Per altri ancora, leggere un Libro equivale alla scalata di un Ottomila dalle continue pause ristoro, a una maratona da abbandonare alla prima curva, o, nella variante più assoluta, a qualcosa che proprio non esiste, che non fa parte né del mondo reale, né di quello virtuale. Se per alcuni la propria casa, oltre che uno spazio per vivere, è soprattutto, anche a costo di non sempre efficaci esercizi di design interiore e traslochi parziali, una sconfinata e mai conclusa libreria, per altri l’unico spazio concesso ai libri è di concorrere alla stabilità del ripiano dei soprammobili. A mancare per un’agognata lettura poi è sempre il Tempo, quel tempo che, tra i vari impegni, ci sfugge scrollando social, ordinando beni di consumo online, svapando aromi tropicani o montando mobili di provenienza simil-svedese.
Se escludiamo il prestigio sociale della lettura, invero un po’ in perdita, visto come ormai la letteratura sia sempre meno fulcro di animate conversazioni, può non essere scontato chiedersi, indipendentemente dal supporto utilizzato: perché leggere un libro oggi? Se interrogassimo ChatGPT, ci verrebbe risposto qualcosa del tipo “La lettura è un’attività che coinvolge diverse aree del cervello, stimolandole e potenziandole. Migliora la memoria, la concentrazione, la creatività, il ragionamento, la capacità di risolvere problemi. Inoltre, previene o ritarda lo sviluppo di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e la demenza senile”. Insomma, una sorta di ginnastica per la mente che ci mantiene sani senza spendere soldi in inutili abbonamenti palestrati alla rincorsa di fuorvianti modelli instagrammati.
Se scorriamo più giù la possibile risposta comprendiamo anche che la lettura “migliora le competenze linguistiche, logiche e di comprensione del testo”. E questo nell’epoca dei messaggini anagrammati, dei post algoritmici e delle fake news è un fattore di protezione e resilienza imprescindibile a salvaguardia della propria incolumità di pensiero. Ma il potere della lettura non si ferma qui, perché leggere “aumenta la conoscenza del mondo ma anche la conoscenza di sé e degli altri”. Questa proprietà l’abbiamo sperimentata tutti, perché ci sono libri che leggiamo – e ci fanno scoprire il mondo – e libri che invece ci leggono svelandoci lati della nostra personalità, che non sospettavamo di avere o non osavamo confessarci. In questo, la lettura è a volte rivelazione e a volte vera e propria rivoluzione. Se non ci sono forse libri, tranne pochi, che hanno cambiato il mondo, ci sono però vite che hanno cambiato corso grazie a un’unica lettura. In un mondo sempre più pervasivo, che persino in bagno ci assedia dallo schermo di un marchingegno elettronico che, tra le varie proprietà positive, può generare stress, ansie e dipendenza e che non riusciamo più a scrollarci di dosso, leggere rimane un atto intimo, quasi religioso in senso etimologico (dal latino religare, che significa legare, ossia legarsi a principi e/o valori), che ci mette in dialogo e in risonanza con la parte più profonda di noi stessi, dando vita, nei casi più felici, a vere e proprie epifanie.
Leggere libri deve essere allora un diritto che la nostra società deve rendere universale, garantendone l’accesso anche alle fasce più vulnerabili grazie a una scuola e a un’educazione di qualità libro-centrata e promuovendone la diffusione e la valorizzazione, attraverso la difesa territoriale di quei beni culturali che sono le librerie e le biblioteche (a maggior ragione se facilmente accessibili anche alle nuove generazioni come nel caso de La Filanda a Mendrisio), la trasmissione radiotelevisiva di programmi culturali di spessore a orari non postatomici, nonché l’organizzazione capillare di incontri letterari, di cui il nostro cantone, peraltro, eccelle con una certa discreta modestia.


