Che noia dover tornare a parlare della tragicomica (NZZ) storia dell’arrocco proposto dai due bambela (Nano B.) leghisti. Volevano scambiarsi i dipartimenti perché così non ce la fanno. Infatti il loro bilancio di legislatura è fallimentare, come ha detto Fabrizio Sirica al comitato PS di giugno. “E da questi fallimenti dovrebbe nascere nuova linfa? Noi lo dubitiamo seriamente. Anzi, sarebbe nefasto. Immaginatevi Zali, con il suo approccio, a gestire ambiti delicati come la Giustizia e i rapporti con i Comuni”. “Pensiamo che i partiti – ha detto Sirica – e in particolare quelli di governo, debbano creare una coalizione per la difesa delle istituzioni da questo attacco leghista”. (Corriere del Ticino).

Il Paese intero ha biasimato e censurato l’idea. Perfino i leghisti hanno bocciato a grande maggioranza l’arrocco in un sondaggio del Mattino, rimasto online poche ore: “è solo una manovra per conservare le poltrone, non cambia nulla per i ticinesi”.

Il Consiglio di Stato ha preso tempo e dopo un mese ha deciso all’unanimità di concedere ai due leghisti un arrocchino. Probabilmente la misura di scambio parziale di compiti (Zali assume la responsabilità politica della magistratura e della polizia, Gobbi quella delle costruzioni) è anche peggio della permuta di dipartimenti: un pasticcio istituzionale in stile fantozziano.

Torniamo a parlarne perché a noi interessa il comportamento dei socialisti: della consigliera di Stato, che ha avvallato il pasticcio, e dei vertici del partito, che hanno seguito e sostenuto pedissequamente l’azione della consigliera.

La domanda cruciale è come mai Marina Carobbio sia stata folgorata dai due leghisti. Lei non lo ha spiegato pubblicamente, ma le comunicazioni del PS danno qualche indicazione: “Mantenendo uno scetticismo di fondo, riteniamo comprensibile la decisione del Consiglio di Stato, che in termini di operatività del Governo, è la soluzione che riduce al minimo i danni. Uno strappo, una prova di forza, lo sfruttamento di quest’occasione per isolare la Lega, non sarebbe nell’interesse del Paese”.

La ministra e il partito socialista scelgono dunque di fare la stampella della Lega! Dov’è finita la “difesa delle istituzioni da questo attacco leghista”, come diceva Sirica?

Una novità assoluta nel panorama politico della sinistra. Negli ultimi cinquant’anni non c’è mai stato un episodio di tale sudditanza da parte dei vertici socialisti nei confronti degli avversari politici. “Isolare la Lega non sarebbe nell’interesse del Paese”: è questo il pensiero di Carobbio? Sono più lucidi i leghisti che sul Mattino hanno detto che si tratta di una misura per conservare le poltrone e non cambia nulla per il Paese.

Il comportamento della consigliera di stato e dei vertici PS è inconcepibile: “il partito – ha scritto un compagno locarnese – si è dimostrato più compiacente e comprensivo rispetto agli altri partiti e la posizione di passiva condivisione azzera qualsiasi critica e freno alle derive del consociativismo”. La foglia di fico del PS è la presentazione di una interpellanza al Consiglio di Stato per chiedere lumi sulla decisione di concedere l’arrocchino. Ma non era più semplice chiedere alla propria consigliera di spiegare pubblicamente la sua scelta? Dov’è finita la trasparenza che viene richiesta agli altri attori politici?

L’altra perla contenuta nella comunicazione socialista riguarda la seduta straordinaria del Parlamento, promossa dal MPS, prevista il 25 agosto. “Il nostro obiettivo per questa seduta non è alimentare la ‘politica-spettacolo’ né attaccare il Governo aprioristicamente, ma dare risposte alle cittadine e ai cittadini”. Il PS si preoccupa di trattare bene il governo, che propone tagli alla spesa sociale e alla formazione, anziché ricordarsi di rappresentare le persone più fragili, i lavoratori precari, i pensionati e i giovani.

Per il direttore della Regione, Daniel Ritzer, fra le possibili spiegazioni delle decisioni socialiste c’è la gestione “luminocentrica” data dal legame famigliare tra consigliera di stato e copresidente del partito, Laura Riget. Un compagno attento ha rilevato che “il problema della parentela non può essere del tutto ignorato, anche perché la Legge sulle competenze organizzative del CdS ravvede incompatibilità tra ‘suocero e genero’ e tra i ‘gradi equivalenti per le donne’ (art. 1c): se c’è incompatibilità nel prendere le decisioni dentro il CdS, non vale forse la stessa cosa all’interno del partito?”

La base socialista è indignata dall’assoggettamento dei vertici del partito nei confronti della Lega. Si teme l’antipolitica, ma con queste scelte la si fomenta e si spingono gli elettori verso la disaffezione nei confronti della politica e delle istituzioni.

L’unico deputato che si è smarcato pubblicamente è Beppe Savary-Borioli, eletto in Gran Consiglio come Forum alternativo. Ha sottoscritto immediatamente la proposta di convocare una seduta straordinaria del parlamento e si è distanziato dalla decisione dei vertici PS, proponendo di “fare retromarcia, di rivedere la decisione dell’arrocchino di Bedretto”. Tutti gli altri deputati del gruppo socialista muti come pesci.

Il 25 agosto si tiene la riunione straordinaria del Parlamento (noi scriviamo prima). Cosa ne uscirà? Il nostro sistema non prevede il voto di sfiducia nei confronti del Governo.

È però possibile revocare il Consiglio di Stato. Basta raccogliere quindicimila firme e poi il popolo vota: mandare a casa il Governo? Potrebbe essere una buona idea, se potessimo immaginare di migliorare la situazione. Ma, realisticamente, come possiamo sperare di eleggere un governo meno peggio dell’attuale?