Il Partito socialista ticinese ha un seggio in Consiglio di Stato dal 1922, quando liberali e conservatori, non riuscendo a trovare la quadra su come dividersi il potere e per evitare ulteriori interventi delle autorità bernesi, decisero di concedere il quinto seggio in Consiglio di Stato al PS.
Nella sua storia di “Il socialismo nella Svizzera italiana 1880-1922”, Guido Pedroli definisce questo “regalo dei borghesi, contrariamente ad una conquista” del seggio, come il peccato originale del socialismo ticinese. L’opera di Pedroli influenzò grandemente 60 anni fa i “giovani ribelli” del PS, che si opposero alla continuazione della cosiddetta “alleanza di sinistra” (liberali e PS) che dal 1922 dominava la politica ticinese. Furono espulsi e nacque il Partito socialista autonomo (PSA).
Quando negli anni Novanta il PSA ritornò all’ovile, la sua dirigenza, nonostante una non trascurabile opposizione interna, accettò il principio che il PS continuasse a seguire la linea della “responsabilità e governabilità”, ciò che attribuisce al Consigliere di Stato un ruolo dominante nel determinare la linea politica del partito.
Ultimamente di questi temi si è poco discusso: finché lo si è fatto, si è sempre rifiutata, anche se a maggioranza, la strategia del “doppio binario”, che implica la possibilità della partecipazione all’esecutivo cantonale, ma a condizione che si costruisca anche attivamente nel paese una forte alternativa politica e sociale al sistema dominante. Altrimenti questa partecipazione “responsabile”, ma sempre di minoranza, diventa una co-gestione della società capitalista e ciò non può che stridere per un partito che dice di avere come scopo il superamento di questo sistema economico e sociale.
La tragi-commedia dell’arrocco e poi dell’arrocchino, in parole povere un mini-colpo di stato della maggioranza leghista, è lì a dimostrare dove nei fatti può portare questo atteggiamento “responsabile e garante della governabilità”, quando la dirigenza del PS si sente addirittura in dovere d’accettare quanto fatto dalla Consigliera di Stato perché “è la soluzione che riduce al minimo i danni”. Mentre “…una prova di forza…per isolare la Lega, non sarebbe stato nell’interesse del Paese”. Cioè, la governabilità über alles. Un atteggiamento inaccettabile per un partito socialista e le reazioni della base sono state comprensibilmente molto dure.
Come Quaderni Alternativi da parecchio tempo sosteniamo che di fronte allo stradominio delle forze di destra e all’impossibilità quindi di ottenere risultati utili per le classi più disagiate, a livello nazionale il PS deve uscire dal Consiglio federale, tanto più oggi dopo il gravissimo silenzio sul Genocidio a Gaza. Diverso può essere il discorso in Consiglio di Stato, che contrariamente al Governo federale, è eletto direttamente dal popolo. Ma a condizione che il partito risolva una volta per tutte il dilemma tra governabilità e lotta per la costruzione di un’alternativa socialista.
Di fronte ai piani di distruzione del welfare della Masoni, Patrizia Pesenti, una socialdemocratica di destra, aveva minacciato “di bloccare i treni stendendosi sui binari”. Dal punto di vista della salvaguardia della democrazia, arrocco e arrocchino avrebbero probabilmente meritato altrettanto.

