Trump ha imposti i suoi dazi, gongola tutto, festeggia una vittoria secondo lui storica. 
Sicuramente ha inaugurato una nuova stagione nelle relazioni economiche internazionali e non una delle migliori, per usare un eufemismo. 
Infatti quella che lui ha scatenato è una vera GUERRA DEI DAZI, espressione di un bieco nazionalismo: nel passato tutto ciò era poi spesso sfociato in devastanti guerre guerreggiate.

A causa delle sue apparenti contraddizioni e degli aspetti clowneschi del suo comportamento, molti non avevano preso Donald del tutto sul serio, sino alla fine: il nostro Consiglio Federale, che ha fatto una figura a dir poco miserrima e barbina, in primis.

Eh sì che come ha ben descritto Christian Marazzi nel numero precedente di questi Quaderni (Quaderno 55) sul fondo la politica economica di Trump è coerente e rispetta anche quanto lui aveva promesso di fare.

Per poter tagliare le imposte ai superricchi (base del suo potere oligarchico) e non aumentare troppo il già stratosferico debito pubblico, egli deve tagliare brutalmente nei programmi sociali ed educativi ed aumentare le entrate con i miliardi dei dazi.

Quest’ultimi dovrebbero avere un altro effetto importante: obbligare le aziende estere, per evitare i dazi ed essere ancora presenti sul mercato americano, ad investire massicciamente negli USA, ricostruendo così quel tessuto industriale distrutto dalle delocalizzazioni.

Trent’anni fa gli USA han cercato di consolidare il loro potere imperiale, dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, con una serie di guerre, ma anche con la globalizzazione economica, che avrebbe dovuto vederli vincitori.

Mentre restano di gran lunga la più grande potenza militare mondiale, economicamente hanno invece perso molto terreno di fronte soprattutto alla Cina, ma anche ad altri BRICS. 

Li avevano brutalmente sottovalutati! Quindi basta globalizzazione, si torna ai dazi per salvare il salvabile dell’egemonia mondiale.

E qui la lotta diventa intercapitalista: anche alleati di secondo piano nel dominio economico capitalista mondiale, diventano improvvisamente, almeno in parte, nemici, come la Svizzera o l’UE.

Ormai sono solo la Meloni, Salvini e l’UDC a voler copiare il modello americano!

Ogni persona ragionevole dovrebbe aver compreso che il pericolo numero uno per l’umanità è oggi rappresentato dagli USA: basterebbe vedere il ruolo decisivo che giocano nel GENOCIDIO a Gaza.

E questo senza neanche considerare il pericolo più mostruoso: è evidente che la cupola capitalistica americana, pur di non mollare il dominio mondiale, è pronta anche alla guerra contro la Cina.