Rispetto alle generazioni precedenti, la maggioranza delle persone giovani di oggi ha valori più progressisti. Nonostante ciò persiste un ampio divario di genere nel sostegno a determinati partiti ed ideologie. Studi e ricerche che si concentrano sull’ascesa di popolarità dell’estrema destra tra i giovani in formazione abbondano, ed effettivamente, nel corso di un progetto lanciato da parte dell’università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) emerge con forza proprio tale fatto, anche in Svizzera. Sebbene i giovani uomini non votino a favore dei partiti di estrema destra in maniera significativamente maggiore rispetto ai loro corrispettivi adulti ed anziani, sono comunque molto più propensi a considerare tale opzione.
L’idea che le persone giovani, e in particolare i giovani uomini, sostengano in maniera sproporzionata l’estrema destra non è nuova. Quello che spesso viene tralasciato è il contesto attuale, che vede la sua ascesa quasi ovunque nel mondo occidentale. È ciò è dovuto ad un sostegno complessivo da parte della popolazione, non solo di una sua determinata fascia.
Non nascondiamoci dietro un dito: misoginia e patriarcato sono parte integrante della nostra società con personaggi della manosfera1 come Elon Musk e Andrew Tate che promuovono sulle piattaforme social forme di mascolinità tossica, deridendo ed opprimendo tutte quelle persone che non rappresentano il loro ideale di macho stoico, competitivo ed autonomo. Finché nella nostra società continuerà a rimanere una visione stereotipata, colorata da idee patriarcali sulla mascolinità, che non viene quasi mai messa in discussione, è chiaro la stragrande maggioranza delle persone faranno fatica ad aderirvi al 100% (perché è di fatto impossibile) creando dunque sentimenti di inferiorità e inadeguatezza.
Le piattaforme online sono diventate uno strumento efficace che viene usato strategicamente per la diffusione veloce e semplificata di contenuti politici. Attraverso meme, slogan ed un’estetica curata per catturare in particolare un pubblico giovane, si propone un’identità forte, immediata e rassicurante tramite un’analisi semplicista dell’attuale contesto di policrisi. Insomma un punto fermo all’orizzonte, una guida in un momento storico disorientante che non lascia più indenni molte, troppe persone.
Diversi studi rilevano come le persone giovani siano in difficoltà su diversi piani, dalla salute mentale all’istruzione e al lavoro. La causa principale di morte tra i giovani uomini sotto i 45 anni è il suicidio, mentre problemi di salute mentale come depressione ed ansia spesso non vengono diagnosticate per tempo.
Molti giovani uomini si sentono soli, non c’è dunque da stupirsi che siano vulnerabili ad autocrati, influencer e persone estremiste che offrono loro una falsa empatia e fratellanza, amplificate da algoritmi che premiano principalmente sentimenti negativi come la rabbia. Si tratti spazi che agiscono come camera d’eco per la frustrazione individuale che viene poi successivamente trasformato in ideologica collettiva, che va ad influenzare una determinata visione del mondo, dalle conseguenze dirette sui comportamenti sociali nella realtà di tutti i giorni.
Le narrative che scorrono all’interno della manosfera considerano in particolare il femminismo come una forza distruttiva, che ha minato la società occidentale tradizionale, scardinando gerarchie e ruoli di genere, relegando gli uomini eterocis bianchi ad un ruolo ai margini della storia.
Chiunque pensi dunque che le discussioni sulla diversità di genere e patriarcato riguardino solamente la sensibilità o la moralità di una minoranza di persone legate al mondo dell’accademia si sbaglia di grosso: l’ascesa dell’estremismo di destra è legata sia agli attuali sconvolgimenti a livello geopolitici, così come alla percepita minaccia ad una (certa idea) di mascolinità.
Ed è qui che entra in scena Ticino Vivo un gruppo che si presenta sui social come ‘patriottico’ e culturalmente impegnato, con un linguaggio e priorità politiche dall’impianto ideologico ben riconoscibile, con riferimento a valori tradizionali, alla religione, alla cultura e al patrimonio ambientale di ‘casa nostra’. Un gruppetto di adolescenti predominantemente maschile e residente nel Bellinzonese e Valli che cerca di reclutare nuove forze sia tramite le piattaforme online che attraverso ‘innocui’ momenti conviviali (corsi di combattimento, escursioni e grigliate).
I neofascisti di oggi hanno un rapporto fondamentalmente diverso con i media rispetto al passato: si stratta di uno strumento che sanno sfruttare per presentarsi ad un vasto pubblico, mostrando una versione di sé edulcorata ed accessibile, riuscendo spesso a liberarsi della propria cattiva immagine, relegandola ad eventuali ‘peccati di gioventù (come ad esempio numerosi i casi di reati ed episodi di violenza del gruppo svizzerotedesco Junge Tat2).
Nuovi movimenti di estrema destra come Ticino Vivo cercano di formulare le proprio proposte in maniera da non subire accuse, continuando il processo di normalizzazione dei loro concetti e richieste. Rimane però un elemento di provocazione, tale da spostare il limite del dicibile a livello pubblico, ad esempio tramite azioni che hanno lo scopo preciso di attirare l’attenzione pubblica verso di sé.
Il concetto di remigrazione è un pericoloso scivolamento semantico e politico: la cittadinanza non è più vista come uno status giuridico garantito dallo Stato, ma come una concessione subordinata alla conformità culturale, religiosa o morale. C’è una cultura dominante (eterosessuale, cristiana, ‘tradizionale’) che ha diritto alla visibilità pubblica, mentre le altre devono rimanere nei margini, tollerate ma non riconosciute come eguali. Le persone non sono più individui titolari di diritti, ma corpi che vengono valutati per la loro conformità a un modello ben preciso ed escludente. Insomma un ordine pubblico autoritario, dove solo ciò che è conforme ha dei diritti.
Ticino Vivo ha sempre rifiutato le accuse di estremismo (così come di qualsiasi vicinanza ideologica al nazifascismo) dichiarando di essere un movimento civile e rispettoso delle leggi. Tale precisa retorica del vittimismo strategico ha raggiunto il suo apice nella narrazione del pestaggio subito in giugno nel corso di una grigliata in Leventina.
Pur presentandosi come movimento radicato nel contesto locale ed adattato al panorama culturale svizzero, Ticino Vivo rappresenta al contempo un braccio di una rete che attraversa l’intero continente europeo e il cui denominatore comune è la lotta culturale per la riconquista simbolica dell’identità bianca occidentale. Il gruppo partecipa a pieno titolo ad panorama europeo, poiché condivide linguaggio, priorità ed impianto di valori con l’estrema destra identitaria, sovranità e post-liberale.
Negli ultimi dieci anni i raduni e gli incontri di networking di questi movimenti si sono intensificati, con una chiara strategia di internazionalizzazione dell’estremismo di destra. Si veda ad esempio il recente Forum di Gallarate sulla remigrazione tenutosi in primavera, per il quale Ticino Vivo ha cercato di mobilitare chi li segue sui social.
Non bisogna però sottovalutare l’impatto di questi gruppi sul panorama politico locale e il fatto che si stiano organizzando in strutture stabili e radicate. Spesso viene ricercata da parte loro la vicinanza a partiti di (estrema) destra e stretta un’alleanza informale che persegue obiettivi comuni.
Nel caso nostrano diversi momenti della storia recente fanno riflettere: la foto a Palazzo federale dell’allora presidente nazionale dell’UDC Marco Chiesa insieme ad esponenti del gruppo romando Némésis3 così come il fatto che alcuni esponenti di Junge Tat abbiano lavorato per l’ex-presidente dell’UDC di Winterthur, per terminare con il recente rifiuto da parte della Direzione Giovani UDC Svizzera dal prendere le distanze proprio da Junge Tat. Su quest’ultimo punto sei sezioni (brilla per la sua assenza quella ticinese) hanno scritto alla Direzione nazionale per prendere le distanze da questa decisione.
Non da ultimo a fine luglio diversi uomini provenienti da diversi Paesi europei hanno attraversato la Simmental nell’Oberland bernese indossano uniformi originali risalenti al periodo nazista. Dal punto di vista penale ciò non ha avuto alcuna conseguenza, dato che nessuna legge4 vieta per il momento l’uso di simboli nazisti in Svizzera.
L’evidente mancanza di distanza dalle forze e dai contenuti di questi gruppi di estrema destra da parte di un partito nazionale che ha raggiunto il 30% del voto alle elezioni federali del 2023 deve essere fonte di irritazione e preoccupazione. Gruppi di estrema destra come Junge Tat o Ticino Vivo rappresentano un pericolo per la società liberale, lo Stato di diritto e in generale la democrazia.
Concetti ed ideologie antidemocratiche come quelle promosse da questi gruppi di estrema destra non devono essere normalizzati. Eppure con il suo silenzio e la sua vicinanza ai circoli di estrema destra e autoritari, la leadership UDC sta facendo proprio questo. Qui viene dunque superata una linea rossa: mai più è adesso! Nell’epoca attuale è più importante che mai resistere a chi propaga la disumanizzazione (come non pensare al genocidio a Gaza) che erode e travolge tutto ciò che sembrava ormai acquisito con la sconfitta dei totalitarismi del secolo scorso.
In conclusione verrebbe da chiedersi se, come società, riuscissimo a scardinare un’interpretazione obsoleta dell’elettore medio bianco e lavoratore (l’uso del maschile singolare è esplicito) come norma per la quale la politica deve elaborare misure di buon senso, cosa potremmo raggiungere.
1 Termine ombrello utilizzato per descrivere una rete di comunità online principalmente frequentate da uomini e incentrare sul maschilismo e il riscatto dell’identità maschile. Sebbene non tutte le idee siano condivise da tutte le sue frange, la maggior parte di esse ruotano intorno alla narrativa di una crisi della mascolinità. Il termine è nato agli inizi del 2000 con la diffusione di blog e forum online che offrivano una contro-narrazione al femminismo. Nel corso del tempo si è sviluppato in un ecosistema digitale dal quale ad esempio è nato il movimento incel, (dall’inglese involuntary celibate che indica uomini che si ritengono celibi in maniera involontaria) che hai poi avuto un fenomeno di radicalizzazione prima online e poi nel mondo reale con episodi di violenza seriale.
2 Un gruppo svizzero violento e di estrema destra, nato nel 2020 dalla fusione di due gruppi neonazisti e conosciuto per le sue azioni polemiche e relative condanne (per discriminazione razziale, coazione e violazione della legge sugli esplosivi). Non mancano le escursioni in Ticino come ad esempio l’incursione sulla Torre Bianca di Castelgrande a Bellinzona nel 2023 e la recente azione a Lugano per il 1° d’agosto. Nota bene: Il logo del gruppo rappresenta la runa Týr uno tra i simboli storicamente utilizzati dai nazisti.
3 Il Consiglio federale sta attualmente elaborando una legge per proibire l’uso in pubblico di simboli nazisti in pubblico dopo che Consiglio degli Stati e Consiglio Nazionale avevano accolto una mozione in tal senso.
4 Gruppo di estrema destra neonazista che utilizza la violenza di genere come mezzo per difendere una propaganda razzista contro le persone senza passaporto svizzero. Il gruppo ha a sua volta legami con la Junge Tat, con il quale hanno già condotto azioni in comune.

