Il 28 settembre i cittadini ticinesi dovranno pronunciarsi sull’iniziativa socialista che propone una riduzione dei premi della cassa malati per le famiglie. L’iniziativa chiede “una riforma legislativa che raggiunga l’obiettivo di modificare i parametri legali in modo tale che il costo netto del premio di cassa malati non superi in nessun caso il 10% del reddito disponibile per unità di riferimento. Si chiede quindi di aumentare l’impegno finanziario annuale netto a carico del Cantone nel settore delle riduzioni dei premi ordinari dell’assicurazione malattia obbligatoria”. 
In termini meno burocratici e giuridici, con l’iniziativa per il 10%, i premi di cassa malati di ogni famiglia verranno limitati e non potranno superare il 10% del reddito disponibile. 

ll reddito disponibile (RD) è un concetto già utilizzato attualmente per determinare chi ha diritto ai sussidi per la cassa malati: tiene conto delle spese effettive e comprende parzialmente anche la sostanza del nucleo familiare in questione (chiamato UR, unità di riferimento). È quindi un indicatore più preciso ed equo della disponibilità economica rispetto al reddito netto o al reddito imponibile. Il RD è calcolato come segue:

+ Somma di tutti i redditi dell’UR (al lordo delle eventuali spese di gestione e manutenzione degli immobili)
+ 1/15 della sostanza
Contributi sociali obbligatori (AVS, AI, IPG, AD, AINP, LPP)
Pensioni alimentari pagate (per figli ed ex coniuge)
Spese professionali per salariati (massimo 4’000 franchi /anno per UR)
Spese per interessi passivi privati e aziendali (massimo 3’000 franchi /anno per UR)
Sulla base di questi parametri ognuno può calcolare quali sarebbero le conseguenze di questa iniziativa per la propria famiglia.


I promotori di questa iniziativa hanno preso atto che i premi della cassa malati, da anni, stanno aumentando paurosamente. Ecco l’evoluzione dei premi (per anno, una persona adulta):

1996    1920 franchi 
2015 4047
2020 5052
2025 6576


Hanno perciò proposto una soluzione equa, concreta, facilmente applicabile.

Si tratta del modello dal Canton Vaud, già in vigore da diversi anni.

Una famiglia di quattro persone, con due giovani adulti, nel 2025 paga in un anno franchi 22’440, 1870 al mese. A questi importi bisogna aggiungere la franchigia, le partecipazioni e la parte dei costi non assunti dalle casse malati. Sono cifre elevatissime e sempre più famiglie sono in difficoltà.

In questo periodo i premi della cassa malati sono aumentati del 242%. I salari sono aumentati del 24%, per coloro che hanno avuto la fortuna di avere un impiego fisso, perché ormai molti sono precari. Le pensioni sono addirittura diminuite.

Ogni anno, all’annuncio degli aumenti, sentiamo le stesse dichiarazioni rattristate di tutti i partiti, perfino dal Consiglio di Stato e dal capo del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele de Rosa. Da loro non è però mai emersa una proposta seria e concreta per limitare i premi.

In questi anni ci sono stati alcuni tentativi di risolvere il problema. Nel 2007, un’iniziativa popolare del Mouvement populaire des famille (Ginevra) propose la creazione a livello nazionale di una cassa malati pubblica con i premi in base al reddito. Tutti i partiti, salvo quelli di sinistra, si sono opposti e l’iniziativa fu respinta con il 71.2% dei voti. Solo i cantoni di Neuchatel e Giura la accettarono.

Il 21 novembre 2022 il Gran Consiglio del nostro cantone bocciò un’iniziativa parlamentare socialista con 63 voti contro 21 e 5 astensioni. Essa intendeva porre un limite al 10% del reddito disponibile per i premi della cassa malati.

Un’iniziativa popolare a livello federale con lo stesso obiettivo fu bocciata il 9 giugno 2024 con il 55.47% dei voti. Otto cantoni l’hanno accolta, tra cui il cantone Ticino (57.6% di SI). Gli argomenti degli oppositori sono sempre gli stessi: costerebbe troppo. Nel nostro Paese ci sono soldi per offrire sgravi fiscali per i ricchi, per costruire strade spesso inutili e perfino contestate dai cittadini interessati, per acquistare aerei di dubbia qualità e di dubbia utilità, ma mai per risolvere una questione fondamentale quale quella di garantire a tutta la popolazione l’accesso alle cure, e non solo a chi ha abbondanti risorse. Si ignora che siamo il paese industrializzato con il peggior sistema sanitario dal profilo del suo finanziamento. In Svizzera nel 2025 la spesa sanitaria ammonta a 97 miliardi di franchi. Circa i 2/3 di questi costi sono assunti direttamente dalle famiglie, mentre negli altri Stati l’ente pubblico paga la quasi totalità della spesa. Non a caso da noi sta aumentando la percentuale di popolazione che non si reca più dal medico per ragioni finanziarie, spesso con grave pregiudizio per la loro salute.

La medicina, anche per il Consiglio di Stato, è solo un mercato dal quale permettere di trarre grandi benefici. E tra i beneficiari abbiamo i dirigenti delle casse malati che percepiscono stipendi milionari, le agenzie pubblicitarie (circa 15 milioni all’anno solo dalle casse malati), i gruppi finanziari che fanno soldi con le riserve delle casse malati, buona parte del corpo medico, i centri medici, gli istituti ospedalieri privati, l’industria farmaceutica elvetica che ci fa pagare i medicinali in Svizzera il doppio di quanto sono venduti all’estero. Addirittura è sempre più difficile trovare “i generici”, ossia i medicinali non più protetti dai brevetti, perché l’industria farmaceutica svizzera ha deciso di non più produrli, perché meno lucrosi. Potrebbe essere l’occasione per la Confederazione di creare un’azienda pubblica per produrre i generici. Non ci sarebbero più mancanze nell’approvvigionamento, come succede oggi regolarmente, avremo prezzi modici e la Confederazione potrebbe perfino guadagnarci. Ma i timidi tentativi in questa direzione sono naufragati immediatamente. Sarebbe un cattivo esempio. Le lobby della sanità non possono permettere alla Confederazione di sostituirsi anche solo parzialmente ai colossi farmaceutici svizzeri.

Anche i tentativi di impedire doppioni nelle infrastrutture medico-tecniche si sono infranti contro le disposizioni federali sulla libertà di commercio. Succede regolarmente che il settore privato si doti di apparecchiature molto costose, anche quando il settore pubblico copre già il fabbisogno. Anche in questo caso il nostro governo non ha mai pensato che queste norme dovrebbero essere considerate obsolete, perché in manifesto contrasto con l’interesse pubblico. Nel nostro Paese, ma non solo, tra i dirigenti è assente un’etica nello svolgimento delle proprie attività. Non è rado constatare la migrazione da alte funzioni pubbliche e perfino sindacali, per principio atte a difendere il servizio pubblico, a funzioni private con obiettivi diametralmente opposti.

Quindi, i costi della salute aumentano, anche se meno dei premi delle casse malati, ma i fatti dimostrano una quasi totale assenza di attenzione da parte delle Istituzioni pubbliche federali o cantonali. Anzi, ne approfittano per tentare di addossare la responsabilità ai cittadini. Essi sarebbero colpevoli di andare troppo spesso dal medico e, soprattutto, di sottoporsi a troppi esami di laboratorio. Dimenticano che non è il paziente a decidere a quali esami sottoporsi. Il paziente, nella maggioranza dei casi, segue quanto deciso dal proprio medico. Ne approfittano anche per proporre misure atte a scaricare ancora più spese sui cittadini, per esempio con l’aumento delle franchigie, oppure la limitazione delle prestazioni coperte delle casse malati.

Due sono quindi i problemi relativi alla sanità: i costi e chi si assume i costi. Per quanto riguarda i costi, come ho ricordato in precedenza, non c’è da parte delle Autorità competenti, una benché minima volontà di prendere provvedimenti. Le lobby del settore hanno il sopravvento su qualsiasi proposta. Per quanto riguarda l’assunzione dei costi, ho ricordato che la spesa, in continua crescita, sta assumendo dimensioni inaccettabili per moltissime famiglie. Per questa ragione è stata lanciata l’iniziativa per limitare i premi al 10% del reddito disponibile. Si tratta di una misura di emergenza, in attesa di trovare altre soluzioni, per esempio l’istituzione di una cassa malati pubblica con i premi in funzione del reddito. Il Consiglio di Stato è contrario e ha deciso di spaventare i ticinesi avvertendo che sarebbe insopportabile per le finanze cantonali, perché il costo previsto sarebbe di 300 milioni all’anno. Ma non si tratta di una nuova spesa.

Questi 300 milioni (non si sa se questo importo è corretto, ma ciò non cambia nulla) sono oggi pagati molto faticosamente dai cittadini. L’iniziativa propone che siano le finanze pubbliche ad assumersi questo onere. Su questo aspetto è molto interessante l’articolo di Daniel Ritzer, direttore de “La Regione” (8 febbraio 2025). Ritzer scrive: “Ci sono pure le ricadute positive – finanziarie e sociali – di un simile meccanismo. Cosa si intende? Prima di tutto va chiarito che quella cifra abnorme non sarebbe una nuova voce di spesa: oggi quei 300 milioni di franchi sono a carico dei residenti in Ticino e sono – questo è assai noto – il principale fattore che incide negativamente sulla progressiva erosione del potere di acquisto delle famiglie… Cosa vorrebbe dire in termini di capacità di consumo – quindi di redditività per le aziende, posti di lavoro – ridare 300 milioni di franchi al ceto medio, quello che riceve nessun sussidio secondo gli attuali parametri della Ripam, oppure che ne riceve una somma piuttosto esigua? … Ci sarebbe poi da quantificare l’eventuale incremento del substrato fiscale a favore di Cantone e Comuni per via della diminuzione degli importi deducibili alla voce “oneri assicurativi”.

La commissione della gestione, nella conclusione del suo rapporto di maggioranza redatto da Matteo Quadranti, ricorda un principio importante della nostra Costituzione: “Il Cantone provvede affinché: ogni persona bisognosa di aiuto per ragioni di età, di infermità, di malattia o di handicap possa ricevere le cure necessarie e disporre di un sufficiente sostegno”.

Però poi, non si limita solo a proporre di respingere l’iniziativa del 10%, che sarebbe un modo per realizzare il principio costituzionale appena ricordato, ma propone perfino nuovi peggioramenti: “Maggiori sforzi devono essere portati avanti verso altre soluzioni… Ad esempio: (1) della riduzione delle prestazioni a carico dell’assicurazione di base per riportarle in quella complementare; (2) della riduzione dell’offerta medico-sanitaria e farmaceutica”.

L’applicazione di questi principi costituirebbe un ulteriore peggioramento della situazione poiché avremmo, forse, una riduzione dei premi o un minor aumento, ma il paziente sarebbe tenuto a pagare direttamente una parte maggiore delle prestazioni e dei medicamenti oppure stipulare un’assicurazione complementare. Una chiara dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che per la maggioranza del nostro parlamento l’accesso alle cure non sembra essere una priorità.

In conclusione l’iniziativa del 10% costituisce un’opportunità da non perdere. Se malauguratamente l’iniziativa fosse respinta, per diversi anni, almeno cinque, sei o sette, i premi continueranno ad aumentare. Sentiremo, come nel passato, ogni anno i “profondi rincrescimenti” del direttore del Dipartimento della sanità e della socialità. Potremmo mugugnare, ma tutto questo non risolverebbe la questione dell’onere sempre più insopportabile dei premi dalla cassa malati.

Come è noto, sono in corso i preparativi per il lancio di un’iniziativa per l’istituzione di una cassa malati unica con i premi in funzione del reddito. Essa potrebbe affrontare oltre la questione dei premi, almeno in parte anche quella dei costi della salute. Ma la modifica di norme istituzionali chiede parecchio tempo, soprattutto se Governo e Parlamento le contrastano.

Non perdiamo quindi questa preziosa occasione. Votiamo SÌ il 28 settembre.

https://ps-ticino.ch/kampagne/10-percento/